Il taglio degli stipendi da parte della Juventus: come funziona? E gli altri club dovranno adeguarsi?

Di Francesco Paolo Traisci. La voragine nei conti delle squadre di Serie A ancora deve essere quantificata. Le società stanno cercando di mettere un freno al buco che si sta aprendo a causa della pandemia di coronavirus. E la Juventus ha aperto le danze, negoziando un accordo con i suoi tesserati. Accordo che però lascia alcuni quesiti irrisolti.

di Francesco Paolo Traisci

La voragine nei conti delle squadre di Serie A ancora deve essere quantificata. In ogni caso, comunque le società stanno cercando di mettere un freno al buco che si sta aprendo a causa della pandemia di coronavirus. Sicuramente potrebbero arrivare aiuti dall’UEFA, agevolazioni fiscali dallo stato. Ma gli sponsor sono in fuga, a loro volta in difficoltà economica, ed anche sui diritti televisivi cominciano i primi problemi. Perché con la quarantena non c’è il prodotto calcio. Ed allora bisogna tagliare le spese. E qual è la spesa più grande per i club? Sicuramente gli stipendi dei propri dipendenti. E fra i dipendenti quelli che sicuramente formano il monte più importante sono i calciatori. Sicuramente una autoriduzione riduzione volontaria degli stipendi sarebbe ben accetta da parte dei club, visto che i giocatori non possono nemmeno allenarsi in gruppo, potendo solo seguire da case le tabelle predisposte dai preparatori atletici delle rispettive società.

L’accordo della Juventus

E così la Juve ha aperto la strada, mandando a casa i propri giocatori, con un rompete le righe in attesa di tempi migliori. Sempre che arrivino in tempo per poter riprendere la stagione. Nel frattempo i giocatori ed il tecnico hanno accettato di tagliarsi gli stipendi volontariamente, in seguito ad un accordo raggiunto dai capi dello spogliatoio con la dirigenza. E così, mentre i vertici del calcio discutono delle prospettive future visto lo stop imposto dallemergenza coronavirus, all’interno dello spogliatoio della Juventus hanno raggiunto un accordo con i giocatori ed il tecnico arrivando ad una decisione senza precedenti: la riduzione dei compensi per un importo pari alle mensilità restanti per la fine del campionato, ossia quelle di marzo, aprile, maggio e giugno 2020. In realtà non sono proprio quattro le mensilità a cui i giocatori ed il tecnico rinunciano, in quanto l’accordo prevede pure che 2,5 mensilità saranno recuperate nel corso della prossima stagione. La rinuncia reale per calciatori e allenatore sarebbe dunque solo ad una mensilità e mezza.

E, per capirlo meglio, riprendiamo i conti fatti da Calcio e finanza sull’esempio di Cristiano Ronaldo, che con i suoi 31 milioni di euro netti a stagione è il calciatore più pagato della Juventus. CR7 rinuncerà al pagamento di 2,59 milioni di euro al mese per ciascuno dei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno (10,33 milioni di euro complessivamente). Le 2,5 mensilità saranno pagate dopo il 30 giugno 2020, con modalità che sono in corso di definizione. Nel caso in cui il pagamento venisse recuperato interamente nella stagione 2020-2021, il portoghese recupererà 6,458 milioni di euro, che si andranno ad aggiungere ai 31 milioni di euro di ingaggi per la prossima stagione. In alternativa, la cifra potrebbe essere ad esempio spalmata sui restanti anni di contratto: Ronaldo, il cui contratto scadrà nel 2022, recupererebbe così 3,2 milioni nel 2020-21 e gli altri 3,2 milioni nel 2021-22. Nella sostanza, comunque, CR7 rinuncerà a 3,875 milioni di euro, pari a una mensilità e mezza. E, complessivamente, la squadra bianconera con il tecnico Maurizio Sarri rinuncerà a circa 33,75 milioni di euro: i restanti 56,25 milioni verranno recuperati dopo il 30 giugno 2020, nella prossima stagione o nelle stagioni a seguire.

E se ri ricomincia?

Si tratta tuttavia di un accordo di massima, che dovrà essere perfezionato nei confronti di ciascun giocatore e dello staff tecnico, con accordi individuali. E soprattutto andrà individuato ciò che, in caso di ripresa, sarà dovuto ai giocatori. In tal senso nel comunicato si precisa che “qualora le competizioni sportive della stagione in corso riprendessero, la società e i tesserati negozieranno in buona fede eventuali integrazioni dei compensi sulla base della ripresa e dell’effettiva conclusione delle stesse”. Ciò significa che gli stipendi degli ultimi mesi della stagione sono “congelati”, nel senso che non saranno (in parte) versati per i mesi in cui non si giocherà. Ma che se e quando si dovesse riprendere, i giocatori saranno pagati in base a quanto stabilito per ciascuno da una negoziazione in buona fede, ossia secondo quanto ciascuno (di persona o tramite il proprio procuratore) sarà in grado di ottenere, in base ad una normale contrattazione libera.

Sicuramente una dimostrazione di grande senso di responsabilità da parte dei calciatori, cosi come riconosciuto dallo stesso club bianconero che, allo stato, potrebbe fargli risparmiare circa 90 milioni di euro sull’esercizio 2019/2020, più o meno un terzo del monte ingaggi complessivo, ma che qualora si dovesse riprendere, sposterebbe solamente il debito sull’annata successiva. Di fatto quindi si tratta sì una decurtazione ma assolutamente minore rispetto a quella che appare. E peraltro l’effetto maggiore è quello di un aggiustamento del bilancio per la stagione corrente ed di un differimento all’anno successivo. Ma questo accordo mostra anche altro: che la Juventus appare molto più pronta di altri club ad adeguarsi alla situazione di emergenza!

Le altre squadre come stanno affrontando la questione?

Ma secondo le valutazioni critiche di Calcio e finanza lo ha fatto per prima e velocemente, ed in questo ha fatto bene, ma nel modo sbagliato: pensando solo a se stessa. Ed ha di fatto spiazzato tutti gli altri club ed ha fatto fare una brutta figura allo stesso sindacato calciatori, che è stato scavalcato dai capi dello spogliatoio della Juve, dimostrando la sua scarsa utilità. E così anche gli altri club sono chiamati a discuterne. Seguiranno la linea della Juve proponendo all’AIC di allargare a tutti l’accordo raggiunto dalla Juve con i suoi giocatori (e tecnico)? Per ora il sindacato che,  avendo annunciato il suo benestare all’accordo raggiunto da Chiellini e compagni, avrebbe dovuto dare un segnale di disponibilità, si sta perdendo in una serie di imbarazzanti “vedremo”, mostrandosi evidentemente, anche lui, spiazzato dall’intesa stretta dalla Juventus con suoi giocatori. Ed anche la stessa Lega non ne sta uscendo bene, dimostrando di non saper ragionare ed agire da sistema. Ma la Juve si è mossa per prima e come si dice a Roma. “chi mena per primo … mena due volte”! L’accordo della Juventus è cucito su misura sui conti bianconeri: va bene per la Juve, non necessariamente per le altre.

Un accordo collettivo

È ancora possibile in Lega (o in Federazione) elaborare un accordo quadro per tutta la Serie A, che tutte le società possano adottare?  Se fosse così sarebbe meglio, perché si eviterebbe che le trattative venissero portate su base individuale da ciascuna squadra. In tal senso, l’unione farebbe la forza dei club di serie A, perché individualmente sarebbe difficile costringere i propri giocatori ad accettare un taglio agli stipendi. Il taglio dovrebbe essere così spontaneo, ossia frutto di un simile accordo. In realtà qualche appiglio giuridico per una sforbiciata alle retribuzioni “imposta” dai datori di lavoro, senza alcun accordo sindacale o individuale, ci potrebbe pure essere. Qualcuno ha richiamato le ipotesi di impossibilità parziale della prestazione, relativamente ai mesi in cui non ci si è potuti allenare né giocare, che ai sensi dell’art. 1464 potrebbe dar luogo ad una riduzione dello stipendio. E si tratta di una regola che la giurisprudenza ha riconosciuto applicabile anche ai contratti di lavoro subordinato (seppure in casi differenti, rispetto a quello attuale). Altri hanno invece rifatto riferimento all’art. 1467, ossia all’eccessiva onerosità sopravvenuta, che si ha nei casi in cui una delle due prestazioni (in questo caso quella dei calciatori di scendere in campo e di allenarsi) fosse divenuta eccessivamente onerosa, la controparte potrebbe chiedere lo scioglimento del contratto.

Ma se il primo strumento richiederebbe comunque una complicata valutazione da parte del giudice della riduzione opportuna, il secondo comporterebbe (salvo qualche ipotetica possibilità di imporre una rinegoziazione, sulla base di una interpretazione della norma sempre più diffusa e sostenuta ma comunque da far accettare al giudice chiamato ad applicarla) lo scioglimento del contratto e quindi il giocatore si troverebbe libero da vincoli contrattuali. Ma, oltretutto, la strada giudiziale sarebbe sicuramente sconsigliabile per le sue tempistiche e per la conflittualità che determinerebbe e, in ogni caso, nell’attesa, qualora i giocatori non venissero pagati si libererebbero comunque dai contratti e potrebbero quindi non essere più disponibili per scendere in campo se o quando l’attività dovesse riprendere. E nessuno vuole questo!

I club sono spaccati

Servirebbe una soluzione comune per prendere tempo fino a quando non si deciderà inequivocabilmente se e quando riprendere. E quindi sarebbe tutto più facile se anche gli altri presidenti avessero idee più chiare e coerenti. È chiaro che non sapendo se e quando ci sarà la ripresa ognuno tira acqua al suo mulino. Un taglio netto non sarebbe certo compatibile con una ripresa a breve e sarebbe giustificabile nell’ottica di una lunga sospensione, o proprio della fine, della stagione. E, proprio sulla ripresa la Serie A si mostra spaccata e ciascuno schiavo delle proprie ottiche individuali. Sicuramente chi si sta avviando mestamente verso la serie B, vorrebbe chiuderla qui (ad esempio Cellino), nascondendosi dietro il pretesto di preservare la salute, per garantirsi la serie A anche l’anno prossimo.

Così come chi, sperando che annullare tutto gli garantisca le posizioni raggiunte con il passato campionato ai fini della qualificazione alle coppe europee, sta facendo un campionato in tono minore rispetto a quello passato. Ma al di là di queste posizioni “egoistiche” è giusto che la stagione si termini, per salvare quanto fatto da tutti finora nei 7 mesi in cui si è giocato, per garantire la sportività di un campionato che ci ha regalato grandi momenti. Come quasi tutti i club, ma anche gli stessi calciatori, hanno manifestato la volontà di fare. E sarebbe indubbiamente questa la soluzione migliore, al di là delle prese di posizione demagogiche o interessate.  Certo, ma solo una volta sia cessato il pericolo per la salute!

  

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