Il presente e il futuro dei diritti TV, fra partite in chiaro, offerte e chiusure a internet

Di Francesco Paolo Traisci. Riparte il calcio a stadi chiusi, rendendo le TV ancora più importanti. Tra la volontà di trasmettere partite e highlights di questa fine di campionato per tutti e l’asta del triennio 2021/24 che si avvicina, i diritti audiovisivi si prendono il centro della scena…

di Francesco Paolo Traisci

Ricomincia il campionato, a stadi chiusi. Ma la gente ha voglia di vedere le partite, di respirare l’atmosfera della gara. Il Ministro dello Sport già da tempo ha formulato una proposta per vedere almeno una parte di gare in diretta ed in chiaro, scontrandosi tuttavia con mille difficoltà.  Tempo fa aveva dichiarato “in realtà, non abbiamo ancora chiuso un accordo ma abbiamo raccolto diverse disponibilità e sono in corso tuttora contatti anche con Mediaset e con le altre realtà televisive. Sono fiducioso che nei prossimi giorni si riuscirà a mettere tutti d’accordo e a rispettare i diritti sacrosanti acquisiti dagli abbonati del broadcaster,‎ ma anche ad offrire a tutti gli italiani delle immagini in questi momenti difficili. Con gli eventi a porte chiuse non sarebbe giusto permettere agli spettatori di vedere più di un paio di partite? Sicuramente dobbiamo farlo anche per evitare assembramenti, però allo stesso tempo ci sono diritti acquisiti da parte di realtà che non possiamo prevaricare in modo assoluto”.

Le proteste contro la trasmissione in chiaro

E come accennato dal Ministro, oltre agli abbonati ed i broadcaster che detengono i diritti per le trasmissioni criptate, sono stati altri a protestare, specialmente quelle emittenti con la trasmissione delle partite in chiaro che perderebbero quote di mercato pubblicitario e spettatori per le loro trasmissioni. Infatti non è più tanto una questione di consentire a tutti abbonati o meno di vedere da casa le gare, ma piuttosto quella di inserire messaggi pubblicitari al loro interno con, evidentemente, una platea di spettatori molto maggiore rispetto a quella degli abbonati. Ed allora si è rovesciata la prospettiva: non sono tanto i titolari dei diritti a frenare, ma sono gli altri che, perdendo spettatori in quelle fasce orarie, perdono quote di pubblicità. E per questo pretendono di poter trasmettere parte delle gare o quanto meno gli highlights in diretta o in breve differita.

Una bozza di accordo prevedeva solo due partite in chiaro, Atalanta-Sassuolo, che avrebbe potuto essere messa in onda su Tv8, il canale in chiaro di Sky e Hellas Verona -Cagliari sul canale Youtube di Dazn. Il tutto inserito in un contenitore senza pubblicità da un quarto d’ora prima del fischio d’inizio a un quarto d’ora dopo la fine: due partite simbolo per la presenza della squadra di Bergamo e dell’Hellas Verona per la vicinanza con Vo dove tutto ebbe origine. In più si era tentato di arrivare ad un accordo per la questione degli highlights che il ministro avrebbe voluto trasmessi subito dopo le gare, al fine di evitare assembramenti pericolosi, in deroga all’embargo, ossia all’obbligo di differimento. È stata una corsa contro il tempo, visto che le prime gare andranno in onda nel weekend. Ma l’Antitrust ha detto stop. Niente dirette in chiaro perché non sono previste dalla normativa. Il campionato comincerà (e, con molta probabilità, si concluderà) quasi come previsto nel contratto: dirette criptate, ma perlomeno highlights visibili prima che sia passato il tempo previsto.   

Il futuro dei diritti TV

E già si pianifica il futuro. È infatti iniziata la procedura per i diritti dal 2021 in poi. Quello che inizierà (auspicabilmente) a settembre sarà infatti l’ultimo campionato dell’attuale triennio assegnato, con la controversa procedura che ha visto una battaglia senza quartiere fra Sky e gli spagnoli di MediaPro con la Lega spettatrice interessata.  E molte potrebbero essere le novità.  Non tanto normative, perché, per ora, al di là dei proclami, la normativa rimane sempre la stessa, fissata dal D.L. Melandri nel 2008, che peraltro rappresenta di fatto l’applicazione dei principi comunitari in materia di antitrust, quanto piuttosto relative a nuovi competitors e nuove forme di comunicazione che nel frattempo hanno preso piede. È sempre più diffusa la comunicazione via OTT o IPTV in generale le trasmissioni in streaming su tablet, telefonini o computer, tanto da diventare un mercato primario (soprattutto per le nuove generazioni), anche rispetto a quello della televisione satellitare.

In questo fondamentale appare il passaggio fatto dal Consiglio di Stato nella vicenda che vedeva Sky trasmettere le gare anche via internet, a seguito di un accordo con Mediaset. Dopo una prima pronuncia del TAR favorevole a SKY, il Consiglio di Stato ha invece vietato a Sky, al titolare dei diritti per la trasmissione satellitare, quella via internet. E questo configurando una sorta di monopolio, sanzionato dall’Antitrust. Secondo l’Antitrust l’accordo con Mediaset aveva trasformato Sky in una sorta di monopolista del mercato delle pay TV, soprattutto su satellite e digitale terrestre. E, per impedire a Sky di diventare un monopolista su tutte le piattaforme, l’Antitrust aveva deciso di mettere dei limiti alla pay TV, impedendole di acquisire diritti in esclusiva per lo streaming. Sky si era opposta ed il Tar aveva accolto il ricorso. Ma pochi giorni fa, il Consiglio di Stato ha ribaltato tutto. Sky non potrà più avere esclusive internet fino al 2022 e quindi stop alle dirette su NowTV. Certo, allo stato attuale non vi è alcuno stop per Sky Go, in quanto si tratta solo di servizio accessorio, né su altre modalità distributive di Sky, anche quelle via fibra.

Lo streaming: nuovi e vecchi provider

Questa decisione tuttavia, impedendo a NowTV di negoziare in esclusiva i diritti per i contenuti di ogni tipo, compresi quelli sportivi, può avere un impatto importante sulla procedura di assegnazione dei diritti del campionato di calcio (ed anche per le coppe europee) per il prossimo triennio 2021/2024. Sky potrebbe avere meno interesse e meno voglia di investire. Certo potrebbero arrivare altri provider internet come Amazon, Disney (con ESPN), proprio perché la decisione del Consiglio di Stato di fatto impedisce a Sky di avere l’esclusiva per l’IPTV, ossia per lo streaming. Non impedisce però ad altri player di comprare i diritti in esclusiva, e qui tutto dipende dalle decisioni della Lega: può decidere di vendere i diritti in esclusiva, quindi Sky non potrebbe proprio acquistarli, può vendere i diritti a tutti i player senza esclusiva e in questo caso Sky potrebbe partecipare con una offerta che però terrebbe conto della situazione di non esclusiva. Nel 2019 i diritti per lo streaming erano considerati molto meno dei diritti per il satellite e il digitale terrestre, e Sky poteva ancor spendere 1 miliardo per i diritti TV sapendo che alla fine molti avrebbero guardato e sottoscritto comunque i pacchetti pay TV tradizionali. Ma nel 2022 sarà ancora così?

I nuovi scenari

Ed allora, anche per le trasmissioni satellitari e via cavo, ossia visibili sul televisore si potranno configurare altri scenari. Il più verosimile è quello di una piattaforma direttamente di proprietà della Lega Calcio A, che diventerebbe così una media company. E la Lega sta vagliando in tal senso proposte di investitori, soprattutto esteri che, per la gioia dei presidenti, stanno arrivando sul tavolo del Presidente Dal Pino.  Nelle ultime settimane la Lega aveva infatti intavolato discussioni con Cvc, in esclusiva fino a fine di giugno. Nei prossimi giorni dovrebbe essere indicato un advisor finanziario da parte della Lega per valutare le offerte. Secondo quanto riportato sul sito de Il sole 24 ore, Cvc, avrebbe messo sul piatto un’offerta da 2,2 miliardi per il 20% della media company, all’interno della quale dovrebbero confluire tutti i diritti audiovisivi decennali del massimo campionato a partire dal 2021, quando dovranno essere rinegoziati i contratti con i broadcaster..

E nei giorni scorsi si sarebbe affacciato anche Bain Capital, un colosso di private equity internazionale (affiancato dalla banca d’affari Nomura sia sul lato dell’advisory sia del finanziamento), con una proposta concorrente a quella di Cvc. La sua offerta sarebbe arrivata, secondo le indiscrezioni, nelle ultime ore: una valutazione di 3 miliardi per il 25% della società. Con l’aggiunta di un minimo garantito.  Accanto alle offerte straniere, i presidenti dei club stanno valutando l’evolversi della situazione interna. Nell’ultima settimana, in uno scenario in divenire, si è infatti concretizzato anche l’interesse del gruppo finanziario Fsi, investitore di lungo periodo guidato da Maurizio Tamagnini, che punterebbe ad entrare come socio di minoranza, nel caso di riassetto con un private equity internazionale. I vertici di Fsi avrebbero discusso con alcuni presidenti di club e sarebbe emersa la necessità di avere, a fianco di un fondo estero, anche un ruolo di minoranza per un investitore di matrice tricolore.

Non c’è ancora piena sintonia sulle offerte, ma tutti i vertici delle squadre sono intenzionati a esplorare questa possibilità di valorizzazione dei diritti televisivi. Che tutto sia destinato a cambiare? Vedremo…

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