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Il piano Gravina: per la Serie A obiettivo 18 squadre e ristrutturazione delle serie inferiori

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. La crescente congestione del calendario internazionale comporta la necessità di razionalizzare i format delle competizioni nazionali. Il presidente della FIGC Gravina pensa a una Serie A a 18 squadre. Ci riuscirà?

Francesco Paolo Traisci

La crescente congestione del calendario internazionale, con una ipertrofia di competizioni per club e per rappresentative nazionali, comporta la necessità di razionalizzare i format delle competizioni nazionali, diminuendo quindi gli impegni sul fronte interno. Da noi a farne le spese finora è stata la Coppa Italia, che ha visto l’esclusione dei club di LegaPro, rimanendo riservata a quelli di Serie A e B. Ma si pensa di andare oltre e ridurre anche la formula del Campionato di Serie A, diminuendo le squadre partecipanti. Una scrematura che la porterebbe a 18 squadre , con l’eliminazione di alcune realtà meno competitive e con meno appeal mediatico. Gare potenzialmente più combattute e via alle squadre materasso. Una serie A livellata verso l’alto, dunque ma come arrivarci?

Il piano di Gravina

E così Repubblica svela i piani del Presidente Gravina per ridurre i costi ed evitare che molti giocatori di serie A siano costretti a scendere in campo ogni 3 giorni. L’idea è di diminuire in tre anni dalle attuali 20 a 18 squadre, attraverso la formula dei play-off e dei play-out, magari facendo un passaggio intermedio a 19. Il tutto entro il 2024, quando entrerà in vigore la nuova formula della Champions League che sarà un vero e proprio campionato, con 100 gare in più rispetto all’attuale format, a cui dovranno essere ritagliate 7 date in più rispetto al calendario odierno. Ed a cascata, una serie B a due gironi da 20 squadre l’uno ed una C riformulata, eventualmente con la previsione di un semi-professionismo, in modo da ridurre i costi. Una scelta di sostenibilità, come viene presentata, ma sicuramente anche una scelta di portafoglio. I proventi dei diritti audiovisivi andrebbero così divisi per 18 anziché per 20, con buona pace degli esclusi. Ed allora sarà necessario mettere mano alla mutualità, in modo da contentare tutti.

Le dichiarazioni di Gravina

Questo il piano del Presidente, che ha messo al primo posto della sua mission la ricerca della sostenibilità perduta. “Pensare che la soluzione a questo momento di difficoltà del calcio è solo aumentare i ricavi è un grande errore. Noi dobbiamo mettere sotto controllo i costi consentendo il rispetto della legge 91”, così qualche giorno fa interveniva Gravina ai microfoni di Radio Anch'io Sport a proposito del progetto Superlega fallito e del calcio in default. “Mi sono permesso di dire per la stagione 2021-22 di non superare la soglia dei costi del 2020-21 e poi ipotizzare un abbattimento dei costi dal 10 al 20% all'anno per il 2022-23”.

Consensi e appoggi

Per arrivare ad un nuovo assetto ci vorranno un paio di stagioni, ma bisognerà partire subito. Gravina è fortemente motivato: la riforma dei campionati sarebbe l'occasione ideale per lasciare davvero il segno. Ci hanno provato in tanti, non c'è riuscito nessuno. Ma il presidente gode di una solida base di consensi e di molti appoggi. Èstato rieletto in questo secondo mandato con una forte maggioranza ed è appena entrato nell'esecutivo UEFA e nella nuova Giunta del CONI, nella quale il calcio è di nuovo rappresentato dopo tanti anni. Tutto questo può dargli la forza per fare le riforme. Ed ha anche l’appoggio di Ceferin, al quale avrebbe proprio promesso di ridurre la serie A a 18, così come quello dello stesso Dal Pino. Ci riuscirà? La proposta dovrebbe essere messa nero su bianco entro il 30 giugno. Ed allora vedremo come sarà accolta ufficialmente.