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Il passaggio del Newcastle al fondo saudita PIF: un’operazione controversa sotto molti punti di vista…

WOLVERHAMPTON, ENGLAND - OCTOBER 02: Newcastle United fans react during the Premier League match between Wolverhampton Wanderers and Newcastle United at Molineux on October 02, 2021 in Wolverhampton, England. (Photo by Naomi Baker/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Irrompe il fenomeno Newcastle. I contrasti con le squadre di Premier nonostante l'approvazione del board del campionato, le sollevazioni sui diritti umani e sulla proprietà saudita, ma anche 250 milioni di euro da...

Francesco Paolo Traisci

Anche il Newcastle, glorioso club del Nord dell’Inghilterra passa in mano straniera. Dopo mesi di trattative, il club inglese di proprietà di Mike Ashley è stato ceduto al consorzio di Pif, Pcp Capital Parners e RB Sports&Media con effetto immediato, per una cifra vicina ai 360 milioni.  Ma non si tratta dell’ennesimo fondo estero che ha deciso di investire nella Premier: no si tratta di un fondo saudita, controllato dal Principe Mohammed binSalman. E qui cominciano le discussioni... Perché è direttamente il Regno dell’Arabia Saudita ad entrare nel calcio, tramite un proprio fondo. 

I rapporti con il Qatar

E sappiamo delle frizioni fra quel Regno ed i vicini qatarioti proprietari del Paris Saint-Germain anche per la vicenda della piattaforma pirata, dietro la quale, secondo alcune accuse, ci sarebbe stata proprio l’Arabia Saudita, per la trasmissione nel golfo delle partite della Premier in danno dei legittimi detentori dei diritti audiovisivi, la società qatariota beIN Media Group, che secondo la denuncia della stessa società qatariota sarebbe costata almeno 1 miliardo di mancati introiti. Poi ci sono i rapporti tesi per le accuse al Qatar di finanziamento del terrorismo, che hanno portato ad un embargo diplomatico, economico e logistico al Qatar, e per la silente guerra al confine con lo Yemen portata avanti dai Sauditi. Ma ora i rapporti si sono fatti più distesi, con la visita a inizio gennaio dell’emiro Al Thani a Riyad per il Consiglio di Cooperazione nel Golfo, che ha aperto la strada alla riapertura dei confini tra gli stati. BeIN è tornata in affari con i sauditi (che compongono il bacino di utenza più grande di tutta la penisola) e potrebbe non essere un caso che i sauditi siano tornati in affari con la Premier League e nel giro di poco tempo abbiano chiuso l’acquisto del Newcastle, mettendo fine all’era Mike Ashley, durata 14 anni.

Diritti umani e Amnesty International

Peraltro lo stesso principe Al Salman non si è guadagnato una fama certo specchiata, accusato da una parte dell’opinione pubblica di essere il mandante dell’omicidio del giornalisa Jamal Khassogi, di cui tutti ricordiamo le crude vicende. Quanto è bastato per una sollevazione popolare: di tutti i club della Premier, con in prima linea le proprietà americane di Liverpool, Manchester United e Arsenal, che hanno chiesto a gran voce un’improbabile revisione della decisione di via libera a Riyad, e poi anche del Tottenham, squadra tradizionalmente della comunità ebraica londinese, che starebbe cercando di bloccare gli sponsor per il club delle Magpies. Ma anche da parte di Amnesty International, che ha inviato una lettera proprio alla lega affinché riconsiderasse le condizioni di ingresso, per i nuovi proprietari e dirigenti delle società della Premier, in modo da affrontare adeguatamente “le questioni legate ai diritti umani”, alla luce dell'acquisto del Newcastle da parte di un fondo dell'Arabia Saudita. L’auspicio è quello dell’introduzione di un codice etico più rigoroso per i proprietari dei club della Premier. “Al posto di consentire a chi è implicato in gravi violazioni dei diritti umani di entrare nel calcio inglese solo perché con le tasche piene - ha dichiarato Sacha Deshmukh, direttore generale di Amnesty -, invitiamo la Premier League ad adottare un codice d'ingresso per affrontare la questione dei diritti umani. Così da non permettere che una nazione o un individuo, dalla reputazione compromessa, possa rifarsi un'immagine pubblica”. E si punta il dito sulle pratiche di Sportwashing, ossia di chi sfrutta lo sport per ripulire la propria immagine!

Mercato e Fair Play Finanziario

Ma la proprietà tira dritto e annuncia grandi acquisti ed investimenti per rendere più competitivo il club, che sotto la proprietà dell’uomo d’affari inglese Mike Ashley, pur garantendo la solidità finanziaria nei propri bilanci, ha collezionato più di una retrocessione, con un solo piazzamento tra le prime nove di Premier, ottenuto nella stagione 2011/12 con Alan Pardew in panchina, ed attualmente naviga nelle posizioni medio basse della classifica di Premier.  Ora, come riporta il Daily Mail,  il Newcastle United potrà spendere fino a 250 milioni di euro (200 milioni di sterline) per rafforzare la propria squadra nei prossimi tre anni oltre i limiti del Fair Play Finanziario inglese, senza violare le regole, proprio perché i regolamenti economici in Inghilterra permettono una perdita a bilancio fino a 105 milioni di sterline (circa 125 milioni di euro) in tre stagioni sotto analisi, al netto delle spese per infrastrutture e settore giovanile. Un ricco futuro di gloria attende il club delle Magpies? Con un patrimonio stimato in 430 miliardi di euro, vale a dire circa 13 volte più di quello dello sceicco Mansour del Manchester City e oltre 60 volte quello dell’emiro Al Thani del PSG, il fondo sovrano PIF lascia ipotizzare una pioggia di denaro in arrivo su Newcastle.  Ma i tifosi che faranno? Gioiranno per gli acquisti faraonici annunciati o volteranno le spalle alla squadra rivendicando maggiore attenzione per le presunte violazioni dei diritti umani?