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Il pallone gonfiato: le accuse di Tebas al PSG e ad Al-Khelaifi sono di parte ma fanno riflettere…

Il pallone gonfiato: le accuse di Tebas al PSG e ad Al-Khelaifi sono di parte ma fanno riflettere… - immagine 1

Di Francesco Paolo Traisci. Tebas minaccia azioni legali contro il PSG. Può farlo o è la volpe che non arriva all'uva, intesa come il mancato arrivo di Mbappé, che avrebbe reso il campionato spagnolo più appetibile per i diritti tv?

Francesco Paolo Traisci

La stagione è finita. Ora c’è il calciomercato. Si avvereranno i sogni dei tifosi di avere uno squadrone per la stagione prossima. E tutto il mondo è paese; certo, con budget differenti a seconda di dove vai. I club si mettono in concorrenza, per assicurarsi il campione, per ingaggiare la giovane promessa, per proporre allo svincolato il suo ultimo contratto remunerativo. E a volte litigano pure! 

Il caso Mbappè

E fanno così notizia le dichiarazioni del Presidente della Liga Javier Tebas, in difesa del Real Madrid, sconfitto nella corsa all’ingaggio di Kylian Mbappé, enfant prodige francese, dato in uscita dal PSG. Sembrava fatta per l’addio del fuoriclasse francese al club parigino e per l’approdo a Madrid, ma dopo aver trovato l’accordo con il Real Madrid, sulla base di cifre già spropositate, è arrivato il dietrofront del ragazzo, in seguito ad un ulteriore rilancio del club parigino, il quale in pratica avrebbe raddoppiato la cifra folle offerta dagli spagnoli. Si parla infatti così di una cifra di oltre 300 milioni di euro al giocatore per tre anni, tra premio alla firma, stipendio e gestione dei diritti d’immagine, per continuare l’avventura con il club transalpino. 

La protesta di Tebas

E Tebas, il vulcanico presidente della Liga, non l’ha certo presa bene ed ha minacciato azioni legali contro il club francese di proprietà dell’uomo d’affari Nasser Al Khelaïfi in rappresentanza del fondo sovrano del Qatar. Ma anche contro l’UEFA e la FIFA, rei di tollerare che vengano strapazzate le regole del Fair Play Finanziario dell’UEFA, nel nome dell’amicizia e patto di ferro sotterraneo fra gli esponenti dei due enti del governo calcistico e l’imprenditore del golfo, presidente dell’ECA, ossia della Associazione dei grandi club europei, che a suo tempo portò al tramonto (definitivo, temporaneo, chissà) della Superlega, progetto sul quale le big spagnole (Real in testa) avevano puntato in modo netto. 

E sicuramente gli strali del numero della Liga spagnola saranno di parte. Giustificati dal rancore nutrito proprio in seguito a quella vicenda, in cui i club spagnoli si sono sentiti traditi. Giustificati da ragioni economiche perché l’approdo del fuoriclasse francese in Liga avrebbe portato grandi benefici economici a tutto il movimento spagnolo in termine di immagine, che, tradotto sul piano economico significa soldoni dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi, interni ed esteri. 

Bisogna riflettere sulle parole di Tebas

Ma seppur livorose e di parte (chiari sono i riferimenti al Real), le parole di Tebas debbono fare sicuramente riflettere. Il comunicato afferma che la transazione di Mbappé, ossia il suo rinnovo contrattuale, rappresenterebbe una minaccia all’ecosistema economico del calcio europeo ed alla sua sostenibilità, non solo di quella delle competizioni europee, ma anche dei campionati nazionali. E con la sostenibilità verrebbero minacciate anche quelle migliaia di posti di lavoro che gravitano intorno al movimento calcistico.  Poi si allude al Fair Play Finanziario, le cui regole sarebbero state aggirate dal club parigino, accumulando perdite enormi e aumentando a dismisura il costo del proprio personale sportivo con il raggiungimento degli obiettivi imposti dal sistema contabile UEFA solo grazie “a proventi da sponsorizzazioni di importo molto discutibile”. 

Ed infine alla stessa figura di Nasser Al Khelaïfi, presidente dell’ECA e membro dell’esecutivo UEFA, il quale, una volta fatto il proprio ingresso negli organi di gestione del calcio europeo, attraverso la Presidenza dell’ECA, anziché mostrare il lato virtuoso, astenendosi dal portare a termine queste pratiche sapendo dei seri danni che provocano, avrebbe continuato a aumentare i debiti del proprio club ed il monte ingaggi della propria squadra, e starebbe violando, evidentemente, “le attuali normative di controllo economico non solo della UEFA, ma dello stesso calcio francese”. Una minaccia di azioni a tutto campo quindi, non solo quelle calcistiche, con minacce di denunce anche “alle autorità amministrative e fiscali francesi e agli organi competenti dell’Unione europea”. E dietro ci sono anche velate le accuse alla giustizia sportiva per aver revocato le sanzioni per le violazioni del FPF “con una strana risoluzione”. 

Concorrenza a suon di milioni

D’altra parte che i club straricchi si facciano concorrenza a suon di rilanci per accaparrarsi i fuoriclasse non è una novità. Nel caso di Mbappè stato peraltro il Real a fare un’offerta folle al giocatore per farlo andare via dal PSG, costringendo quest’ultimo ad alzare di molto la posta per trattenerlo. È chiaro che già la cifra promessa al giocatore dal Real era stratosferica, ma evidentemente è servita solo a scatenare un’asta con il club parigino che, per sua fortuna, dispone di fondi illimitati, essendo di proprietà di un fondo sovrano di un paese del Golfo. Di qui la (non tanto velata) allusione dello stesso Tebas, alla impossibilità per i club europei seppur blasonati di reggere la concorrenza dei “club statali”, con il rischio di falsare la concorrenza nel calcio fra chi ha un portafoglio illimitato e chi invece seppur ricco, ha dei limiti di spesa. 

Certo ci sono delle regole: nessuna impedisce le aste ed i rilanci per ingaggiare i calciatori migliori, perché sono proprio le aste a far contenti i calciatori ed il loro staff, nessuna impedisce ad un fondo sovrano di essere proprietario di un club. Non c’è alcun salary cap né limiti alle spese accessorie per agenti o commissioni che non possano essere facilmente aggirati.  Ci sono però altre regole create per tutelare la concorrenzialità: il sistema del FPF, quello dell’indice di liquidità o di indebitamento di prossima introduzione.  

Certo si tratta di regole forse obsolete ed, evidentemente, di facile aggiramento, ma che allo stato debbono essere rispettate sino a che ci sono. Se il club francese le ha violate dovrà pagare. Oppure debbono essere cambiate, se ritenute non performanti.  Allo stato, purtroppo per lui (e per il calcio spagnolo), le accuse di Tebas sembrano più un attacco alla persona di Nasser Al Khelaïfi, per il presunto tradimento alla Superlega, progetto che, seppur condannato apertamente, intrigava, che non una vera e propria minaccia di azioni concrete (a meno di non dimostrare che effettivamente il PSG ha violato le regole).