Il futuro della Serie D: retrocessioni, ricorsi e riforma della categoria

Di Francesco Paolo Traisci. Sono giorni concitati anche per i dilettanti, travolti come tutto il resto del calcio dalla tempesta del coronavirus. Quale futuro per la LND? La Lega ha proposto promozioni e retrocessioni. Tutto è in mano al Consiglio Federale, ma non mancano altri problemi…

di Francesco Paolo Traisci

Sono giorni concitati anche per i dilettanti. Dopo la riunione in Federazione si è sancita una spaccatura fra i campionati professionistici, che fra mille difficoltà dovrebbero riprendere per terminare la stagione e decidere sul campo promossi e retrocessi, ed i dilettanti per i quali invece lo stop è diventato definitivo. Si è poi riunito il Consiglio direttivo della Lega Nazionale Dilettanti, con l’obiettivo di decidere i criteri per promozioni e retrocessioni in modo da poter definire i ranghi del prossimo campionato. Al termine dei lavori è venuta fuori una proposta da portare all’approvazione del prossimo Consiglio Federale, che cristallizzerebbe le attuali classifiche al momento della interruzione del campionato, prevedendo in questo modo la promozione delle prime classificate di ciascuno dei 9 gironi di Serie D e la retrocessione delle ultime quattro squadre classificate di ogni raggruppamento. Una soluzione che in realtà ha già sollevato un mare di proteste di club.

I motivi delle proteste 

Tutti infatti si aspettavano solo la retrocessione delle ultime due classificate, come previsto dal regolamento, e nell’impossibilità di stabilire le ulteriori retrocesse facendo disputare i play out, bloccare a due le retrocessioni. Senza poter scendere di nuovo in campo e quindi eliminando di fatto i playout, molti avrebbero infatti preferito attendere i successivi sviluppi per capire come riordinare gli organici e ridefinire eventualmente ulteriori retrocessioni, se necessarie. Lasciare quindi che eventuali ulteriori retrocessioni fossero decise solo dopo aver stabilito il format dei futuri campionati ed avuto la certezza di chi potrà iscriversi a ciascuno. Si vorrebbero quindi aspettare eventuali vacanze di organico e la stessa LND da comunicato ha fatto intendere d’aspettarsi sicuramente novità in tal senso, con i vuoti che potrebbero essere colmati seguendo il criterio del merito sportivo. Puntare esclusivamente sull’eventualità che molti, alla luce della forte crisi economica, non si ripresentino ai nastri di partenza per la stagione 2020/21 appare però quantomeno antisportivo. E comunque sarà necessario del tempo per realizzare una ricognizione su chi sarà in grado di ripartire e come, una cosa che appare sicuramente necessaria anche per poter dare seguito alla annunciata riforma dei campionati.

La necessità appare infatti quella di ridefinire i vari format per rendere sostenibili l’iscrizione e la spese per ogni categoria. E allora la Serie D appare fortemente legata al destino della Lega Pro, che avrebbe voluto fermare l’attuale campionato e che invece è stata costretta a riprendere, ma che sta aspettando indicazioni su come ripartire concretamente, visto che il protocollo attuale a detta dei medici sportivi non lo permetterebbe per i costi giudicati insostenibili per i club di serie C. Punto nodale della riforma è il passaggio fra dilettanti e professionisti, con quindi la necessità di ridefinire le attuali serie C e D ed i rapporti con le serie superiori ed inferiori.

Le proposte per la nuova Serie D (e non solo)

Ma qui si è scatenata la fantasia di ciascuno, guidata, a volte, da interessi propri. Qualcuno ha proposto una serie D d’elite, con un semi professionismo, mentre altri hanno suggerito una formula simile per la serie C, scontentando chi il professionismo lo ha guadagnato quest’anno sul campo, come il Palermo Bitonto, Turris, Mantova, e tutti gli altri club che sul campo hanno dimostrato di meritare i Pro.  Altri infine hanno proposto una super serie B, con tre gironi ed una C e D di minore ampiezza. Ed in tal senso, una possibile formula potrebbe essere quella che sarà discussa nel Consiglio Federale del 3 giugno. Nessun cambiamento sulla Serie A, Serie B a due gironi. 20 squadre per ogni girone. Promossa la prima di ogni singolo girone e la terza uscirebbe dal play off tra i due gironi. 6 retrocessioni, le ultime tre dei due gironi. Terza serie composta da 60 società. 3 gironi da 20, con 40 squadre che oggi sono in Lega Pro e che resterebbero fuori dalle 20 promosse in B, più le 9 già promosse dalla D e altre 11 che arriverebbero sempre dalla Serie D. La prima di ogni girone andrebbe in B più la vincitrice del play off di ogni singolo girone, con 6 promosse dalla terza serie alla B. 9 retrocessioni in quarta serie, le ultime 3 di ogni girone. La Serie D resterebbe a 9 gironi (da 18).

Il nodo del professionismo

Anche in questo caso, il passaggio chiave sarebbe lasciare il professionismo solamente alle prime due, trasformando la terza serie da calcio professionistico a dilettantistico, in assenza di una disciplina specifica per il semiprofessionismo. Il problema quindi appare, al di là del numero di squadre in ogni serie, quello della contrapposizione fra professionismo e dilettantismo. A partire da quale serie cambiare lo status dei giocatori? Inserire o meno ad un certo punto della gerarchia una formula mista, una sorta di semi professionismo, con uno status da inventare perché il nostro sistema giuridico conosce solo due forme di svolgimento dell’attività sportiva, il professionismo ed il non professionismo, storicamente chiamato dilettantismo? Si tratterebbe di un terzo genus che dovrà necessariamente essere definito meglio dal punto di vista delle prerogative, delle tutele giuridiche e dei rapporti con gli altri due regimi ad oggi esistenti.

Ricorsi e possibili soluzioni

Nel frattempo però la decisione è stata quella di promuovere dalla D alla C le vincitrici dei 9 gironi, mentre le ultime 4 retrocederebbero in Eccellenza. Le retrocessioni, in realtà, sono ancora tutte da verificare in quanto in diversi gironi ci sono situazioni di ‘ex aequo’ e bisognerà stabilire i criteri da adottare, anche se al momento sembrerebbe prevalere l’ipotesi della classifica avulsa. E ciò comunque ha già sollevato numerose contestazioni. Squadre pronte ad agire dinnanzi alla giustizia sportiva ed eventualmente anche a quella ordinaria, convinte di poter far prevalere le proprie ragioni. Si preannuncerebbe un’estate assai calda. E, francamente, un’estate di ricorsi su promozioni e retrocessioni sarebbe poco auspicabile, potendosi anche aggiungere all’altra mole di azioni che potrebbero essere sollevate in seguito al taglio degli stipendi.

A meno che le varie situazioni non riescano ad essere definite a livello regionale. Il Consiglio direttivo della LND ha stabilito che, il Presidente Sibilia e gli altri consiglieri federali in quota LND chiederanno al Consiglio Federale una delega in favore della stessa Lega Nazionale Dilettanti. L’idea dunque è di adottare criteri per la conclusione dei campionati sulla base delle varie realtà territoriali, stabilendo ciascun comitato i propri promossi e retrocessi, lasciando al Presidente Sibilia ed ai vari Presidenti dei Comitati mano libera per cercare un’intesa fra tutti i propri affiliati, ripescando i più meritevoli e le realtà più solide, senza però trascurare il criterio guida del merito sportivo. Potrebbe essere questa la soluzione più giusta. Ma quanto potrà essere libera questa mano? E quanto sarà illuminato il suo proprietario? E, soprattutto, sarà in grado di imporre a tutti le proprie decisioni?

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