Il futuro del calcio dopo il coronavirus: contratti in scadenza, prestiti e stipendi dei calciatori

Di Francesco Paolo Traisci. I campionati riprenderanno appena l’emergenza coronavirus sarà terminata e le gare potranno essere disputate senza rischi per tutti, giocatori dirigenti e staff di collaboratori. Ma questo potrebbe implicare che i tornei vadano oltre il 30 giugno, creando problemi …

di Francesco Paolo Traisci

L’emergenza coronavirus sta provando la tempra degli italiani. Tutti a casa, conta la salute. Chiusi tutti gli esercizi commerciali con eccezioni di quelli essenziali, divieto di raduni, manifestazioni ed eventi, compresi quelli sportivi. E dopo un batti e ribatti fra istituzioni e organizzazioni sportive, tutto lo sport si è fermato. Si è fermato prima quello a livello dilettantistico e poi anche quello professionistico. Sospensione giusta e sacrosanta! Prima la salute. Ma già si pensa (ottimisticamente) al dopo. Nel calcio gli europei in programma dalla prima decade di giugno sono stati rinviati all’anno prossimo. La priorità è stata data ai campionati, che riprenderanno appena l’emergenza coronavirus sarà terminata e le gare potranno essere disputate senza rischi per tutti, giocatori dirigenti e staff di collaboratori. E qualcuno parla già del 3 maggio come data di ripresa. 

Il problema dei contratti

Ma questo potrebbe implicare che i campionati vadano oltre il 30 giugno, creando problemi per i contratti con i giocatori. Quella è la data fatidica per la scadenza dei contratti di tesseramento per tutto il calcio continentale! E così molti calciatori andranno in scadenza di contratto (e magari si sono accordati dal 1 luglio con altre società) ed altri dovrebbero lasciare le squadre e rientrare dai prestiti. Se non dovesse succedere nulla, i club dovrebbero così scendere in campo solo con i giocatori legati a loro da contratti pluriennali, con quelli tesserati ex novo a partire dal 1 luglio, data in cui sarebbe, in assenza di modifiche regolamentari, possibile depositare nuovi contratti e da quelli rientranti dai prestiti. Una rivoluzione inevitabile nelle rose rispetto a quelle con le quali si è disputato il campionato fino al 30 giugno. Per evitare che dall’oggi all’indomani, i club debbano scendere in campo con formazioni rivoluzionate sarà necessario per i club rimodulare le strategie di gestione, a partire dall’esame dei vincoli contrattuali dei propri tesserati. In quest’ottica, secondo quanto rivelato dal “Telegraph”, in Inghilterra la Premier League starebbe studiando delle soluzioni.

I contratti temporanei

E così qualcuno all’interno della Federazione inglese avrebbe ipotizzato l’introduzione di contratti temporanei per quei calciatori il cui accordo scadrà il 30 giugno prossimo. Il problema è che nella maggior parte dei casi dopo il 30 giugno i giocatori a scadenza non saranno liberi di stipulare simili contratti perché hanno già stipulato contratti con altre società per la prossima stagione. Ed in generale, per molti di quelli che non hanno rinnovato con il club d’appartenenza, è perché intendono farlo e non vedono l’ora di liberarsi ed iniziare una nuova avventura con altro club.  Peraltro c’è chi al termine della stagione ufficiale vorrà andare in vacanza senza essere costretto ad allenarsi e giocare sino all’estate inoltrata.

Tante situazioni differenti, che non possono essere trattate singolarmente. L’idea inglese dei contratti dei contratti temporanei avrebbe in realtà una portata molto limitata. Limitata ai casi di giocatori a scadenza che non abbiano firmato per altre squadre o che non debbano rientrare da prestiti presso altri club e che siano disposti a sottoscrivere un contratto per il breve periodo necessario per portare a termine il campionato. Molto spazio quindi per procuratori ed agenti nella negoziazione di questi contratti. E molti potrebbero utilizzarli per imporre un rinnovo per un periodo più lungo, con la minaccia di non scendere in campo oltre il 30 maggio. Peraltro simili contratti dovrebbero essere ammessi e regolati, quanto meno nella scadenza dalla Federazione stessa, in quanto contrari all’attuale normativa.

Ma spesso è necessario il consenso di tutte le parti

Nei casi di giocatori che invece hanno stipulato accordi per la stagione prossima con altri club o che in virtù di contratti pluriennali rientrano alla base dopo i prestiti, questa soluzione non sarebbe praticabile senza un consenso del nuovo club ed un accordo per ritardarne il tesseramento o prolungare il prestito. Il tutto, anche in questo caso, con l’introduzione da parte della Federazione di nuovi termini per l’inizio del nuovo tesseramento. Ancor più complicato sarebbe poi il caso di chi si è accordato per la prossima stagione con un club di un’altra Federazione, per cui oltre agli accordi fra giocatore e club servirebbe anche un’armonizzazione dei termini per i tesseramenti in entrambe le Federazioni.   

Quindi è meglio una decisione collettiva

È chiaro quindi che più che una decisione caso per caso, la decisione dovrebbe essere collettiva sotto la regia della stessa Federazione. Il primo passo sarebbe quello di prolungare il termine della stagione quanto meno fino alla metà di luglio o per il tempo che, una volta capito quando si potrà riprendere, sarà previsto per il termine della stagione. E spostare l’inizio della prossima. La fine di quella attuale verrebbe spostata in avanti fino al termine del campionato attuale, procrastinando, in conseguenza l’inizio della nuova al giorno successivo. E poi servirebbe un accordo fra tutte le Federazioni per spostare in modo sincronico tale termine. Questa però è la parte più semplice!

Anche per quanto riguarda lo stipendio dei calciatori e dei tecnici

La parte complicata sarà quella di mettersi d’accordo sulle conseguenze economiche. Come sarà retribuito il periodo supplementare? Sarà a carico dei club, che pagheranno lo stipendio del periodo in proporzione a quello annuale o in tutto o in parte a carico dei giocatori e dei tecnici, considerando l’attuale periodo di inattività? Anche in questo caso sarà necessaria una decisione collettiva, con la presenza dei rispettivi sindacati, anche perché, per il nostro diritto del lavoro, ogni decisione individuale di rinuncia ad emolumenti potrebbe essere ritenuta nulla. E proprio in tal senso vanno interpretate le parole del n. 1 della FIGC, Gravina, che auspica una soluzione condivisa. Riuscirà il Presidente a far sedere tutti ad un tavolo?

Per ora c’è l’apertura dell’AIAC, ossia del sindacato degli allenatori, che ha recepito il messaggio di Gravina: “Su questo tema bisognerà mettersi a un tavolo tutti e riflettere. C’è poco da fare. Bisognerà parlarne perché le cose sono cambiate. Ascoltiamo e vediamo: guai a prendere posizioni assolutiste e di contrapposizione. In un momento del genere certe valutazioni si possono anche fare. Non dico né si, né no, dico parliamone.” Quasi in contemporanea e sulla stessa lunghezza d’onda la dichiarazione del numero uno dell’AIC, Damiano Tommasi: “Il tema della sostenibilità del sistema calcio durante e dopo questa crisi globale è ovviamente tema di estremo interesse per tutti quelli che vivono in questo sistema, calciatori compresi. Tutti abbiamo l’interesse che l’equilibrio economico venga preservato e proprio per questo dobbiamo valutare tutti gli elementi del momento. Mancati introiti, rinvio delle competizioni, cancellazione di eventi, contributi governativi, aiuti federali, sostegno delle istituzioni internazionali. Tutti questi elementi ci diranno quale sarà il ruolo dei calciatori”.

Parole responsabili e di apertura. Tutti sono concordi nella necessità di parlarne, vedremo come ed in che modo ognuno mostrerà in concreto il proprio senso di responsabilità perché in situazioni di emergenza come quella in cui viviamo è giusto che ciascuno faccia il suo, per il bene di tutti!

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