Il diritto di critica tecnica nel calcio: quando una protesta diventa un’offesa?

Il diritto di critica tecnica nel calcio: quando una protesta diventa un’offesa?

Di Francesco Paolo Traisci. Il diritto di critica tecnica nel calcio. Cosa significano le polemiche dopo Lazio-Atalanta? Sino a dove ci si può spingere con le proteste? Quando entra in gioco la giustizia sportiva? 

di Francesco Paolo Traisci

Il diritto di critica tecnica nel calcio. Cos’è? Cosa significano le polemiche dopo Lazio-Atalanta? Sino a dove ci si può spingere con le proteste? Quando entra in gioco la giustizia sportiva? Un polverone si è scatenato: botta, risposta, altra replica e contro replica. Prima Gasperini nel post partita: “Immobile si è tuffato, rigori fantasiosi”. Poi la Lazio: “Accuse inaccettabili, Immobile non è un simulatore”. Poi ancora l’Atalanta, con l’ultimo comunicato ufficiale, pronta a rispondere alla società biancoceleste: “Il diritto di critica è legittimo, siamo stupiti dai commenti verso Gasperini”. Grande partita e grandi polemiche, Lazio-Atalanta è finita 3-3 con due rigori assegnati ai biancocelesti, entrambi procurati da Immobile. Gasperini ha parlato di “tuffi” dell’attaccante. La Lazio ha risposto e la Dea ha difeso il suo tecnico con un altro comunicato.

Parole nette in difesa del proprio tecnico: “Il diritto di critica tecnica è legittimo. Al tempo stesso è doveroso che, in conferenza stampa e nelle interviste post gara, i nostri tesserati esprimano liberamente e legittimamente il proprio pensiero che è, lo ribadiamo – recita il comunicato della Dea – un diritto di commentare, tecnicamente, episodi sui quali è stato chiesto un parere”. E non è la prima volta che Gasperini si lamenta vistosamente dell’operato degli arbitri e della “furbizia” di un avversario. Nella stagione 2018/2019, dopo la sfida tra Atalanta e Fiorentina, il tecnico nerazzurro accusò l’attaccante viola Federico Chiesa di essere stato “diseducativo”. Per Gasperini, Chiesa si era buttato in area per rimediare un calcio di rigore. 

Ma si tratta veramente del legittimo esercizio del diritto di critica? Si tratta di un commento tecnico degli episodi?

Non proprio! Ecco sembra proprio che nella foga del postpartita, il tecnico orobico abbia oltrepassato il confine fra la libera espressione del proprio pensiero con annesso il diritto di critica e l’offesa diffamante. La critica è un diritto purché esercitato entro limiti previsti. E sicuramente fuori da questi confini si colloca l’offesa personale.

Dire che un giocatore è un cascatore è un offesa?

Pare proprio di sì. Sarebbe come dare del parziale ad un giudice, dell’azzeccagarbugli ad un avvocato… L’equivoco in questo caso riguarda probabilmente il concetto di offesa. Bisognerebbe far capire a tutti, Gasperini e dirigenti dell’Atalanta compresi, che una cosa è la diffamazione, un’altra è l’insulto. Non è necessario un linguaggio esplicito e scurrile per dar luogo ad una dichiarazione diffamante, è sufficiente denigrare in modo pretestuoso la professionalità di qualcuno. A maggior ragione se, per tutti gli altri, si è in errore. Si trattava infatti come ha spiegato Nicchi, nel corso di una trasmissione su Rai Radio1 di due rigori sacrosanti, tanto da “raccomandare” a Gasperini di studiare meglio il regolamento. Ha quindi ragione la Lazio, che ha affermato che le parole del tecnico orobico “rappresentano anche una inaccettabile offesa alla professionalità ed alla correttezza di un giocatore come Ciro Immobile, che non ha mai fatto ricorso a simulazioni di sorta nel corso della sua carriera”.

La reputazione

Il punto è proprio questo: un professionista ha una reputazione che lo accompagna nel corso della sua vita professionale, che (insieme alle doti tecniche) gli consente di ottenere proposte di lavoro e quindi ingaggi migliori, che può influenzare anche il modo di svolgere la propria prestazione ed i rapporti con gli altri. Il giocatore che ha acquistato (a torto o a ragione) la fama del cascatore avrà sicuramente maggiori problemi a vincere la diffidenza dell’arbitro nel concedergli un rigore quando cade in area! La reputazione è quindi un valore che può e deve essere difeso e per questo le offese ingiustificate alla reputazione altrui sono punite penalmente (diffamazione, calunnia ecc.), civilmente, con un risarcimento danni ed anche dalla giustizia sportiva.

E quindi in questi casi anche la giustizia sportiva potrebbe essere chiamata ad intervenire. Il Codice di comportamento del CONI all’art. 7 prevede infatti che “I tesserati, gli affiliati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo non devono esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione dell’immagine o della dignità personale di altri persone o di organismi operanti nell’ambito dell’ordinamento sportivo”. Ed il Codice di giustizia della FIGC prevede all’art. 23 una forte sanzione per chi esprime “pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione di persone, di società o di organismi operanti nell’ambito del CONI, della FIGC, della UEFA o della FIFA”. E, ai sensi del 5 comma dello stesso articolo, anche la società è responsabile per le dichiarazioni del proprio tesserato. Altro che diritto di critica sportiva quindi! 

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