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Il Consiglio Federale abbassa l’indice di liquidità a 0,6: perchè è così importante per le società di calcio?

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Si avvicina la nuova finestra di calciomercato e si torna a parlare dell’indicatore di liquidità. Ma di che si tratta? Di un parametro che può condizionare il mercato dei club e che va tenuto d'occhio...

Francesco Paolo Traisci

Si avvicina la nuova finestra di calciomercato e si torna a parlare dell’indicatore di liquidità, invocato in estate da alcuni presidenti, ai quali il mancato rientro all’interno dei parametri indicati avrebbe precluso il mercato estivo. Ma di che si tratta? Si tratta di un indicatore introdotto nel 2015 dalla Federcalcio, tra i vari criteri all’interno del sistema di controlli economico-finanziari, che viene definito dalle NOIF come “il rapporto AC/PC tra le Attività Correnti (AC) e le Passività Correnti (PC). È quindi il rapporto fra quanto incassato e quanto speso dai club, che valuta la capacità finanziaria di un club di pagare i debiti con i suoi creditori. Un coefficiente che serve a mostrare se il club è in grado o meno di poter rispettare i propri impegni finanziari a breve termine. 

E ciò per evitare che un indebitamento eccessivo a fronte ad un attivo minore porti il club a non poter far fronte agli impegni economici presi e, alla lunga, al fallimento o comunque a non poter pagare giocatori e altri creditori. In buona sostanza, quindi, l’idea è che quanto esce non possa superare quanto entra, moltiplicato per il coefficiente di volta in volta previsto. Coefficiente che viene fissato di anno in anno: per la stagione 2019/20, era 0,7, poi salito a 0,8 per il 2020/21. Cosicché per spendere 1000 euro bisognava incassarne almeno 700 nel 2019/2020 e 800 nel 2020/2021. E, chiaramente, più il coefficiente è basso, più ampio è margine per le spese. Tanto che, per favorire le società, già quest’estate era stato portato provvisoriamente a 0,6. E qualche giorno fa il Consiglio Federale ha confermato il “valore dell’indicatore di controllo di liquidità (attività correnti/passività correnti) per la stagione sportiva 2021/2022 nella misura minima dello 0,6”.

E perché questo indicatore è così importante?

Si tratta di un indicatore fondamentale, perché la Co.Vi.So.C. verifica, in due occasioni durante la stagione e precisamente il 31 marzo e il 30 settembre, che i club stiano rispettando il valore prefissato e, in caso di mancato rispetto della misura minima, le NOIF prevede che “la Co.Vi.So.C. dispone la non ammissione ad operazioni di acquisizione del diritto alle prestazioni dei calciatori rispettivamente per la sessione estiva e per la sessione invernale”. E così, seppur non si tratti più di un requisito essenziale per l’iscrizione al campionato, come lo è stato in passato al momento della sua introduzione, quest’indice condiziona fortemente il calciomercato, perché i club che non lo rispettano non possono acquistare senza prima vendere o immettere denaro fresco in cassa. In buona sostanza la verifica del mancato rispetto del coefficiente minimo blocca il calciomercato in entrata dei singoli club, come era avvenuto quest’estate per Samp e Lazio.

La soluzione? L'immissione di denaro

È vero che, qualora si volesse assolutamente acquistare qualche calciatore, la proprietà potrebbe sempre mettere mano al portafoglio ed immettere denaro proprio nelle casse della società per rientrare nei parametri necessari, così come è avvenuto quest’estate per la Lazio, per la quale, dopo una serie di tentativi di cedere alcuni giocatori o di incassare somme maggiori dalla vendita di altri, il patron Lotito è stato costretto, obtorto collo,  ad immettere denaro fresco nelle casse della società. Questo si può fare, perché non parliamo del Fair Play finanziario, per il quale l’obbligo di raggiungere la parità di bilancio a fine anno deve avvenire con risorse proprie della società e senza apporti eccessivi da parte degli azionisti. Ma spesso i presidenti non vogliono o non possono farlo anche perché al seguito della pandemia, da un lato, i ricavi delle società sono calati sensibilmente, con gli stadi che solo ora stanno recuperando la capienza originaria e con gli sponsor che subendo a loro volta gli effetti della pandemia sono meno propensi ad investimenti pubblicitari e, dall’altro, gli stessi azionisti, a loro volta, potrebbero avere meno denaro da immettere nelle case della società.

E così, abbassando la soglia la FIGC ha pensato bene di dare respiro alle società in difficoltà, con una decisione, quella di ammorbidire l’indicatore di liquidità in controtendenza rispetto al trend di irrigidimento delle stagioni precedenti, resasi necessaria per continuare a far fronte agli effetti della pandemia ed a garantire al nostro calcio quella sostenibilità e quella competitività che la pandemia stessa ha minato.