Il caso Manchester City: con l’esclusione dalle coppe, i calciatori possono chiedere lo svincolo?

Il caso Manchester City: con l’esclusione dalle coppe, i calciatori possono chiedere lo svincolo?

Di Francesco Paolo Traisci. Caso Manchester City: secondo la stampa inglese, in caso di conferma della sentenza i calciatori potrebbero chiedere lo svincolo per rottura della “fiducia” contrattuale. Come è possibile rescindere l’accordo? 

di Francesco Paolo Traisci

Dopo un lungo procedimento, la condanna, in parte annunciata, è arrivata. Due anni di squalifica dalle Coppe europee per il Manchester City. Riconosciuta la violazione delle regole del Fair Play Finanziario dell’UEFA. Una condanna pesantissima per uno dei club più ricchi e potenti del nostro continente al cui palmares, ricco di trofei nazionali manca da parecchio (dalla Coppa delle Coppe 1968) una vittoria in Europa.

Ma di che si tratta?

Tutti conoscono bene o male che cos’è il Fair Play Finanziario dell’UEFA: l’obbligo di raggiungere la parità di bilancio con i ricavi, ossia senza apporti, se non limitati, della proprietà. Quindi i ricavi devono almeno pareggiare i costi, al fine di non incorrere nelle sanzioni dell’UEFA che può arrivare fino alla esclusione del club riconosciuto colpevole dalle proprie competizioni. E, fra i ricavi considerati a tal fine ovviamente il botteghino, il merchandising, i proventi dei diritti di immagine ed audiovisivi, i premi per i risultati e, naturalmente le sponsorizzazioni, purché vere ed effettive. Vietati gli apporti dei soci superiori ad alcuni limiti. In caso non si arrivi alla parità di bilancio, con un leggero sforamento comunque consentito, gli azionisti possono ripianare il debito immettendo denaro proprio, ma non oltre una certa somma: 45 milioni di euro nell’ultima versione del FPF. Oltre a quella cifra ogni apporto del padrone è considerato illegittimo.

La sanzione finale è la mancata concessione della licenza UEFA, ossia dell’iscrizione alle competizioni continentali. Ma prima di questo ci sono il voluntary agreement, ed eventualmente il settlement agreement, ossia accordi con i quali, tenendo in considerazione alcuni fattori specifici, si concede al club la possibilità di derogare all’obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio richiesto dal Fair Play Finanziario, ma si impongono alcuni accorgimenti per mettersi in regola nell’immediato futuro. Un patteggiamento della sanzione in modo che in un futuro più o meno lontano i requisiti del FPF riescano ad essere soddisfatti.

Molti hanno beneficiato di tali patteggiamenti, alcuni rispettandone le condizioni in modo da rientrare nei parametri, altri le hanno disattese subendone le conseguenze in termini di mancato rilascio della licenza. Ed in ogni caso molti hanno subito pesanti sanzioni pecuniarie. E fra questi c’è anche il Manchester City. Certo che il club inglese, così come il Paris Saint Germain, ha sempre avuto rapporti travagliati e conflittuali con il FPF!

La guerra alle società dei fondi del Golfo Persico

Tutto ciò è anche il frutto della guerra dichiarata da altre big, spagnole e inglesi in testa, ai due club di proprietà dei fondi sovrani di paesi del Golfo Persico, con prese di posizioni ufficiali, soprattutto da parte della Liga Spagnola, che più volte ha denunciato le possibili violazioni al FPF che le due società avrebbero commesso, beneficiando di aiuti di stato e di sponsorizzazioni fatte “in famiglia”.Come è noto, infatti, il Manchester City è di proprietà del fondo sovrano Abu Dhabi United Group, mentre il PSG è del fondo sovrano del Qatar, cosicché gli investimenti fatti per le campagne acquisti faraoniche dei due club sono, secondo le accuse delle concorrenti, a carico dei rispettivi stati. E così, dopo alcune campagne acquisti particolarmente faraoniche, si sono sollevate le voci di protesta, accompagnate dalle richieste ufficiali da parte della Liga spagnola di indagare sulle possibili violazioni del FPF da parte delle due squadre.

Nelle varie interviste il n.1 della Liga aveva spesso sottolineato che PSG e Manchester City beneficerebbero di coperture che non hanno alcun senso economico, la cui effettiva incidenza sui meccanismi del FPF non sarebbe stata sino a poco tempo fa valutata correttamente. E ciò in quanto, i finanziamenti di cui hanno beneficiato e beneficiano tuttora i due club, debbono, secondo le accuse, essere considerati aiuti di stato, falsando così le competizioni europee. Ricordiamo una Liga particolarmente avvelenata contro i due club dopo che il PSG aveva sottratto Neymar al Barcelona, pagando i 222 milioni della clausola di recesso, tanto che pochi giorni dopo la pubblica uscita di Javier Tebas patron della Liga, l’UEFA aveva dichiarato ai quattro venti di aver aperto un’inchiesta contro il PSG tacendo però relativamente al Manchester City.

L’inchiesta contro il Manchester City

E, mentre in seguito a quella contro il PSG non è arrivata alcuna condanna, evidentemente un’inchiesta contro il Manchester è stata aperta ed ha portato alla condanna che tanto sta facendo parlare. Nel mirino le sponsorizzazioni “ingiustificate” o “gonfiate”, concesse da società amiche senza alcuna giustificazione se non quella di aggirare i divieti del FPF. E, dopo aver spulciato i conti, andando a fondo su ogni contratto, il verdetto: il Manchester City avrebbe violato il FPF, ma non perché non avrebbe raggiunto la parità di bilancio, ma perché avrebbe mascherato come sponsorizzazioni dei pagamenti provenienti direttamente da suo proprietario, lo sceicco Mansour. Per questo si parla di “frode”.  

È vero che il Daily Mail ha apertamente sostenuto che in fondo il Fair Play Finanziario sia solamente un sistema ideato dall’élite delle big continentali (Real, Barcellona, Bayern) per evitare la nascita di nuovi colossi come City o PSG, non a caso le due squadre più sotto la lente di ingrandimento. Il risultato, però, al momento è quello che all’Etihad volevano evitare: una squalifica a lungo minacciata che alla fine è arrivata.  Una sentenza molto pesante: non un mancato rispetto del FPF ma un vero e proprio raggiro!

La reazione del City

Ma il Manchester City non ci sta: il suo amministratore delegato insorge ed annuncia il ricorso al TAS, anche perché se la squalifica del Manchester City dalle coppe europee dovesse essere confermata, dalle parti dell’Etihad potrebbero trovarsi tra le mani una gran brutta gatta da pelare. Ovviamente il problema principale è il perdersi per due stagioni le competizioni continentali, ma la decisione della UEFA rischia di scatenare un effetto domino importante. In Inghilterra cominciano infatti a chiedersi se non sia il caso di revocare i titoli vinti in passato, ma soprattutto che fine faranno i calciatori del City, che di certo non intendono passare due stagioni senza la possibilità di giocare la Champions League. Per questo, per fugare ogni timore di smobilitazione, ecco le forti prese di posizione di Guardiola e amministratore delegato Soriano: andremo avanti e dimostreremo la nostra innocenza.

Siamo quindi in attesa del TAS ed i tempi non saranno brevi, così come non sono stati brevi i tempi che hanno portato alla sentenza di condanna. È stato evidentemente necessario raccogliere la documentazione per provare che i contratti di sponsorizzazione in virtù dei quali il Manchester ha ricevuto i finanziamenti incriminati in realtà erano fasulli e nascondevano gli apporti direttamente dalle casse di Mansour. Allo stesso modo il procedimento dinanzi al TAS vedrà il tentativo di confutazione della documentazione incriminatrice da parte del club, che, con ogni probabilità cercherà di far riconoscere che tutto quanto raccolto dall’UEFA è costituito solo da scambi di mail non ufficiali e non utilizzabili come prove o che comunque non proverebbero il raggiro. 

Come andrà a finire?

Vedremo; certo che una condanna definitiva, al di là dell’assenza dalle coppe europee per una squadra che da diversi anni sta cercando di vincere la Champions, potrebbe comunque portare ad un ridimensionamento della rosa, ad una minore appetibilità per nuovi acquisti ed a qualche fuga eccellente, non tanto come ipotizza qualcuno oltremanica in virtù della possibilità di ottenere lo svincolo, quanto piuttosto in chiave di richiesta di cessione.  Ma ci potrebbe essere anche qualche ripercussione sul piano interno. Perché anche la Premier League ha un suo FPF, anche se meno stringente rispetto a quello della Uefa. Bisogna vedere se il City, retroattivamente, sia ancora in grado di rispettare questi parametri. Ma soprattutto vedere se le prove raccolte per il procedimento dell’UEFA possono essere utilizzate anche sul fronte interno. Se fosse dimostrata la frode, certo qualche conseguenza potrebbe esserci anche lì. Ed allora, qualora le sanzioni fossero pesanti, come ad esempio la retrocessione o forti penalizzazioni, allora sì che le ipotesi di svincolo dei calciatori più prestigiosi potrebbe tornare di attualità! Aspettiamo quindi la sentenza del TAS, perché la vicenda è ancora ben lungi dall’essere finita!

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