Il calcio italiano riparte col caos scadenze: come è possibile prorogare gli accordi e i contratti che terminano il 30 giugno?

Di Francesco Paolo Traisci. Finalmente sono uscite le date per la ripresa del campionato. Si giocherà fino ad agosto inoltrato, con una coda poi per le squadre impegnate in Europa. E allora torna di moda il problema della scadenza dei contratti.

di Francesco Paolo Traisci

Lo sforamento della stagione oltre il termine naturale del 30 giugno, ormai inevitabile, ha fatto sorgere il problema relativo al tesseramento dei giocatori in scadenza a fine stagione. Tutti coloro che erano destinati a cambiare squadra a fine stagione, tanto quelli con i contratti in scadenza che hanno preferito iniziare una nuova avventura con un nuovo club stipulando, legittimamente, un contratto che li legherà a quest’ultimo a partire dall’inizio della nuova stagione, ossia dal 1° luglio, quanto quelli che, sotto contratto con un club erano stati prestati ad un altro con un prestito stagionale e quelli che avevano deciso di smettere al termine della stagione.  Ora, come garantire che per i mesi di luglio e per la parte di agosto in cui durerà il campionato (con la coda delle coppe europee per le nostre squadre impegnate in Champions ed in Europa League) gli organici delle squadre non cambieranno in corsa e potranno contare su tutti i loro effettivi, compresi quelli il cui contratto sarebbe scaduto al termine della stagione?  E per converso, come assicurarsi che le squadre non facciano giocare nella coda del presente campionato giocatori che avrebbero dovuto rinforzarne gli organici solo nel prossimo? Certo, perché se le squadre potessero far scendere in campo per le partite di questo fine stagione gli acquisti fatti adesso per la prossima (o i giocatori che rientreranno a fine stagione dai prestiti) ci sarebbe una alterazione della competizione del tutto ingiustificata.

Le varie soluzioni

Ed allora la FIFA sta cercando di correre ai ripari. E, non potendolo fare direttamente, suggerisce alle singole Federazioni nazionali come farlo, prendendo provvedimenti simili fra loro, anche perché molti dei trasferimenti sono internazionali e quindi coinvolgono due federazioni nazionali, ciascuna sovrana nella disciplina dei tesseramenti per quanto riguarda i propri campionati (come, tanto per fare un esempio, nel caso del prestito di Smalling dal Manchester United alla Roma, in scadenza, appunto, il 30 giugno).

Il problema dei neoacquisti è il più facile da risolvere: non tanto, attraverso l’impossibilità o la posticipazione dell’entrata in vigore del tesseramento, quanto piuttosto con l’impossibilità di far scendere in campo i nuovi arrivati. E questo in virtù della famosa lista, ossia dell’elenco dei 25 (più vari giovani) calciatori inseriti nella rosa che può scendere in campo. Ed allora è sufficiente stabilire che questo elenco potrà essere modificato solo all’inizio della prossima stagione per impedire ai neoacquisti di scendere in campo nell’attuale stagione. Per questo molti club stanno aggregando alla prima squadra molti ragazzi della primavera (che pur non rientrando nella lista A e quindi nei 25 della rosa, possono legittimamente scendere in campo per i colori del proprio club) per completare i ranghi e consentire panchine lunghe anche in previsione dei 5 cambi consentiti dal regolamento.

Più complicato è invece il problema di far scendere in campo dal primo luglio in poi i giocatori il cui contratto sarebbe scaduto al termine della stagione ovvero il 30 giugno. Ed è su questo che è intervenuta la FIFA, pur non potendo imporre nulla perché per i tesseramenti sono competenti le singole Federazioni nazionali, mentre la FIFA ha disciplinato i trasferimenti (soprattutto quelli da una federazione nazionale ad un’altra). La FIFA avrebbe infatti suggerito di interpretare i termini del tesseramento non legati alla data fissa del 30 giugno, ma legandoli al termine della stagione, cosicché dal momento in cui la singola Federazione dovesse stabilire che la stagione, anziché terminare, come inizialmente previsto, il 30 giugno, terminerà il 30 agosto (o il giorno di agosto in cui è prevista la fine del campionato e delle coppe europee, se verrà accolta l’istanza di alcuni club per l’anticipazione della finale dal 29 al 22 agosto), automaticamente i contratti dei giocatori legati alla stagione sarebbero validi fino a quella data.

Come si possono prorogare gli accordi?

L’alternativa, ossia ritenere che i contratti scadano alla data inizialmente prevista per la fine della stagione, ossia il 30 giugno come riportato nei contratti, con la conseguenza che quelli nuovi decorrerebbero dal giorno successivo (ossia dal 1 luglio) porterebbe invece la necessità di trovare un modo per prorogare dei due mesi necessari per portare a termine il campionato i contratti in essere, posticipando per lo stesso lasso di tempo l’entrata in vigore di quelli nuovi. E per fare questo è necessario, innanzitutto, che siano consentiti dalla federazione sia la proroga di due mesi sia il rinvio dell’entrata in vigore dei contratti inizialmente previsti con decorrenza 1 luglio. Ma questa è la parte più semplice.

Più complesso è il raggiungimento dell’accordo a tre fra giocatore, vecchio club e nuovo club necessario per consentire la proroga. Certo il fatto che, in virtù del regolamento, il nuovo club, pur potendo tesserare il giocatore, non potrà farlo scendere in campo sino all’inizio della nuova stagione, è un incentivo per il nuovo club che, lasciando il giocatore al vecchio club, non avrà l’onere di pagarne lo stipendio. Meno contento potrebbe essere il giocatore perché dovrebbe comunque rinunciare temporaneamente al nuovo stipendio: in questo caso, dovrà mettersi d’accordo con il vecchio club per stabilire il suo compenso per i due mesi fuori contratto.

Ecco quindi che un accordo a tre appare necessario! Ma sarebbe necessario anche qualora i contratti fossero ritenuti, in virtù di una scelta della Federazione, legati alla stagione e non alla data precisa perché si tratta comunque di contratti di lavoro dipendente e quindi il calciatore (o anche il tecnico) potrebbe comunque rifiutarsi di scendere in campo per i colori del club. Certo, il rischio è quello delle squadre che non avendo più nulla da chiedere al campionato, decidano di rinunciare ad alcuni giocatori per il resto della stagione e non cerchino di trovare alcun accordo con loro. Pericolo ben individuato dall’AIC e del suo presidente Tommasi che nel corso di un’intervista ha detto chiaramente: “non avere una regola comune sull’eventuale proroga degli accordi al 30 agosto, scenario che purtroppo oggi non vediamo possibile, è un punto interrogativo che preoccupa. Per garantire la stessa competitività della prima parte di stagione bisognerebbe tramutare gli auspici in una norma federale o in un accordo globale, ma oggi non ne vediamo la possibilità. Lasciare tutto in mano alle trattative individuali potrebbe generare la situazione di società che, non avendo più nulla da chiedere alla stagione in termini di classifica, si presentano in campo con formazioni ridotte, lasciando il peso delle partite mancanti a pochi giocatori”.

Ma come potrebbe una norma federale costringere i club a trovare un’intesa economica con i propri giocatori a scadenza? E su quali basi economiche? Imporre una proroga dei contratti in essere potrebbe essere la soluzione, con un provvedimento federale o con un accordo collettivo fra le varie Leghe e l’AIC.

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