Il calcio in crisi: le prospettive. Quali sono gli scenari legati al salary cap? A chi spettano i ristori?

Di Francesco Paolo Traisci. Il calciò è in crisi, a tutti i livelli. Sia a livello dilettantistico che a quello professionistico. Per i dilettanti è nuovamente intervenuto il decreto rilancio, mentre i professionisti devono fare i conti con il calo dei ricavi e con la necessità di abbassare il monte ingaggi…

di Francesco Paolo Traisci

Il calciò è in crisi, a tutti i livelli. Sia a livello dilettantistico che a quello professionistico. Per i dilettanti è nuovamente intervenuto il decreto rilancio, che ha riproposto il fondo per il sostegno delle associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD e SSD), con una dotazione di 50 milioni di euro per l’anno 2020, destinati all’adozione di misure di sostegno e ripresa in favore delle ASD e delle SSD che hanno cessato o anche solamente ridotto la propria attività a seguito dei provvedimenti di sospensione del sistema sportivo dilettantistico e amatoriale.

Cosa serve per ottenere il contributo?

Un contributo alle società ed uno individuale per atleti e collaboratori sportivi che per il mese di novembre 2020 beneficeranno di un’indennità pari a 800 euro erogata dalla società Sport e Salute S.p.A., in automatico per chi già ne aveva beneficiato durante il lockdown di primavera e istruendo nuove pratiche per gli altri. L’importante è l’affiliazione della società al CONI, cosa tutt’altro che scontata, anche perché molte squadre sono iscritte solo nei registri federali e non in quello dell’ente sportivo, cosa che, già in primavera aveva bloccato molti. Per atleti e collaboratori sportivi, tecnici dirigenti ecc. è necessario poi provare che il rapporto con la società preveda un compenso anche come rimborso spese e che il versamento di quanto previsto non venga percepito nel periodo in cui si chiede il sussidio.

Chi altro beneficia dei sussidi?

Peraltro, al di fuori delle società e dei suoi tesserati, anche altri soggetti gravitanti nel mondo del pallone potranno beneficiare dei sussidi. Una delle novità che spiccano nell’ultimo DL è infatti l’introduzione del contributo a fondo perduto del 200,00% rispetto a quanto già ottenuto con la precedente domanda di contributo, entro il tetto massimo di 150.000,00 euro, a favore degli Agenti, regolarmente iscritti con codice ATECO 749094. E ciò senza limiti di limiti fatturato, con la conseguenza che anche gli agenti con un fatturato superiore a 5 milioni di euro avranno diritto a percepire il contributo. In particolare, il contributo spetta a condizione che l’ammontare del fatturato del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi del fatturato del mese di aprile 2019.

Anche i professionisti hanno problemi

Ma anche i professionisti studiano misure per superare la forte riduzione dei ricavi (si parla di 600 milioni) ma anche la crisi di liquidità dovuta all’assenza di spettatori ed alla fuga degli sponsor riducendo i costi. E, primo fra questi quello degli stipendi, che proprio per la crisi di liquidità vede molti club in forte difficoltà. Ma non solo da noi. Lo stesso Barcellona rischia la bancarotta se non riuscirà a ridurre i propri salari di 190 milioni di euro, dovendo raggiungere un accordo con i giocatori per tagliare gli stipendi del 30% o il rischio di essere dichiarati falliti a gennaio potrebbe non essere più così distante dalla realtà, come spiegato dallo stesso presidente del comitato direttivo Carles Tusquets, che ha assunto la carica di presidente ad interim.

Il salary cap è la soluzione?

Ed anche la nostra serie A sta vivendo una situazione simile. Siamo molto vicini al disastro economico-finanziario», ha spiegato Dal Pino al Corriere della Sera, «Da un lato lavoriamo con la Figc per misure sul ritardo dei pagamenti o l’introduzione di un salary cap. Dall’altro, se non avremo respiro attraverso ristori e dall’entrata in scena dei fondi nella media company della Lega, il rischio che il sistema si blocchi”. Già in primavera assistemmo a forti polemiche sui tagli concordati degli stipendi, con trattative individuali e tentativi di accordi collettivi. E qualcuno ha avanzato la proposta di mettere un tetto ai compensi, un salary cap sul modello dello sport americano. Oggi il tema ritorna di moda, anche se c’è chi frena. “Sarebbe controproducente se in Italia facessimo i virtuosi e gli altri Paesi, le altre leghe, no: verrebbe depauperato il patrimonio tecnico del nostro campionato. Ecco perché ha fatto bene il presidente della Figc, Gabriele Gravina, a scrivere alla Uefa affinché a livello europeo avvenga un allineamento sul tema dei salari”. Questa è la posizione di Paolo Dal Pino, Presidente della Lega A, rappresentando quindi la voce dei nostri club. Sicuramente ha ragione, perché è ovvio che qualora il nostro campionato fosse l’unico con un limite ai compensi, perderebbe giocatori e quindi appeal.

I diritti audiovisivi non bastano più

I soli diritti audiovisivi ed in generale lo sfruttamento sempre più attento dei diritti di immagine non sembrano però bastare per mantenere in piedi il sistema. E che per il calcio si prospettino tempi duri non  c’è dubbio tanto che essendosi sino ad ora occupato prevalentemente di questo, ha annunciato di voler diversificare maggiormente la propria attività. Fra questi Infront, il colosso della consulenza che ha accompagnato la crescita di tutto il mondo dello sport sin dalla sua creazione nel 2003 attraverso un pacchetto integrato di servizi di consulenza, sponsorship, marketing, produzione e distribuzione televisiva a tutti gli attori del settore: siano esse federazioni (come la stessa Fifa o la Uefa), enti intermedi (come ad esempio le Leghe) oppure i singoli club (in Italia, in particolare, negli anni è stata tra i pionieri della commercializzazione del calcio in tv e ancora oggi, trae dal pallone la maggior parte dei ricavi a livello nazionale. Sia in qualità di Advisor della Lega Serie A (il contratto scade con la stagione 2020/2021) – in cui Infront oltre che a fare da consulente per la Lega, gestisce anche i diritti d’archivio della maggior parte dei club del massimo campionato, sia grazie alla gestione completa di diritti di marketing e sponsorship e/o ad accordi commerciali di molti club italiani di serie A di B.

Diversificazione dei mercati da parte di Infront

Oggi però la strategia attuata è quella di diversificare, sia per conquistare nuovi mercati, sia per essere meno esposti al rischio, che, come impone la teoria economica, si riduce se si investe su più asset. Quindi l’attenzione verso altri sport, popolari, come il basket, o di elite, come gli sport invernali o il golf che oggi hanno maggiore impatto sugli sponsor, di partner di Infront, come ad esempio Rolex o DS Automobiles. In questo quadro non sorprende il grande sforzo che, per quanto riguarda il canale sport invernali, il gruppo svizzero sta facendo sulla Coppa del Mondo di Sci dove da sempre è uno dei gestori dei diritti. E, a livello italiano, tantomeno stupisce che Infront sia l’Official Advisor per quanto riguarda i media, il marketing e l’hospitality della Federazione Italiana Golf, con un accordo undecennale e per la quale ha recentemente gestito il 77° Italian Open di golf che si è disputato sul green del Golf Club di Pozzolengo, a due passi dal lago di Garda. Una manifestazione che ha richiesto grandi capacità organizzative e grande esperienza visto le limitazioni imposte dalla pandemia.

Know how che la società svizzero-cinese intende commercializzare al meglio, per l’organizzazione di eventi ed il reperimento di sponsor, un binomio che consente di generare ricavi tanto dalle sponsorizzazioni quanto dalle iscrizioni alle gare. Nello stesso tempo un’attenzione sempre maggiore sarà devoluta ai canali personal and corporate fitness, che punta molto per esempio sull’organizzazione di maratone e sulla pratica individuale dello sport. È evidente che la pandemia ha avuto un effetto immediato anche sul segmento della personal fitness, ma Infront spera che l’esperienza maturata e gli attuali investimenti potranno tornare ad essere assai utili quando finalmente il covid sarà sconfitto. Nel frattempo viene potenziata anche l’attività dell’area di produzione digitale, che coinvolge progetti come quello del campionato eSports Serie A (anch’essa nel portafoglio Infront), Runcard e altre app specializzate per gli sportivi, oltre a servizi innovativi per quanto riguarda lo sfruttamento pubblicitario via telematica del campo di calcio (cartellonistica digitale, led, ecc), settori che, durante il Covid possono supplire ai cali di ricavi.

Che sia un abbandono del mondo del calcio da parte di uno dei suoi protagonisti, come i topi che abbandonano la nave prima che affondi? Speriamo di no!

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