I diritti audiovisivi: una storia lunga e piena di colpi di scena – 8. L’attuale normativa: il d.lgs. 9 gennaio 2008 n. 9

I diritti audiovisivi: una storia lunga e piena di colpi di scena – 8. L’attuale normativa: il d.lgs. 9 gennaio 2008 n. 9

Di Francesco Paolo Traisci. Negli ultimi 30 anni una delle fonti maggiori di reddito per le società professionistiche è sicuramente quella derivante dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi. Questo speciale ripercorre le tappe salienti della storia degli accordi e delle normative che regolano l’acquisto e la trasmissione delle partite del nostro campionato.

di Francesco Paolo Traisci

In seguito ai procedimenti contro l’UEFA, la Bundesliga e la Premier League, la Commissione Europea aveva cambiato idea sulla commercializzazione collettiva. Non la riteneva più una restrizione ingiustificata alle regole della libera concorrenza. La vendita collettiva aveva trovato la sua giustificazione: la competitività, la possibilità di una commercializzazione più efficiente rispetto quella che potrebbe essere messa in pratica mediante trattative dei broadcaster con i singoli club. Ed anche perché avrebbe consentito una migliore commercializzazione degli stessi per gli aggiudicatari, in termine di iniziative pubblicitarie e di sponsorizzazioni. Il campionato insomma non sarebbe più stato più visto come la somma di iniziative individuali ma come un evento collettivo, in cui tutti fornivano il proprio contributo, grandi e piccoli che fossero. Un campionato è il risultato dell’attività congiunta di tutte le società in gara che contribuiscono a creare un prodotto unitario. Per cui una gestione individuale ed egoistica vanificherebbe la possibilità di realizzare un prodotto in grado di attrarre un numero consistente di consumatori

Distribuzione collettiva

La distribuzione collettiva è stata infatti ritenuta un modo di mettere in pratica il principio di solidarietà che deve caratterizzare lo sport. Come messo in evidenza dall’UEFA nel procedimento sui diritti della Champions League, la vendita collettiva avrebbe permesso di raggiungere gli scopi solidaristici sia relativamente alla solidarietà orizzontale, ossia quella fra club, con la distribuzione equa dei proventi dei diritti fra i vari club in modo da migliorare la competitività fra loro, riducendo il divario economico fra le squadre, sia relativamente a quella verticale, con una redistribuzione dei proventi verso la base, devolvendo una parte di questi a fini di finanziare i vivai ed i club dilettantistici. Bisognava però, nel rispetto delle regole comunitarie, mettere dei paletti al diritto di esclusiva, in modo che non si creassero distorsioni ingiustificate alla libera concorrenza.

Ed allora la Commissione ha indicato tre requisiti cardine tuttora vigenti:

1. limitazione della durata dell’esclusiva concessa con la vendita collettiva, che non può superare le tre stagioni agonistiche;

2. la totalità dei diritti deve essere ripartita in vari pacchetti offerti singolarmente;

3. la necessità che l’aggiudicazione avvenga a seguito di una procedura trasparente di evidenza pubblica, ossia con un’asta.

Cambiata la prospettiva per il diritto comunitario, si volle ritornare alla vendita collettiva anche in Italia, come avveniva prima dell’entrata in vigore della legge del 1999. Ed il Legislatore con il Decreto Legislativo del 9 gennaio 2008 n.9 si adeguò, al fine di privilegiare l’equilibrio competitivo dei soggetti partecipanti alla competizione sportiva.

La nuova normativa, in modo forse un po’ artificiale, ha distinto fra la titolarità dei diritti e la loro commercializzazione, da una parte, e fra l’organizzatore dell’evento e l’organizzatore della competizione, dall’altro, dettando una scarna disciplina di natura inderogabile e lasciando il resto a delle linee guida che avrebbe dovuto redigere l’organizzatore della competizione ed alla prassi contrattuale che si sarebbe sviluppata il tutto sotto l’occhio vigile di due Authority indipendenti: l’AGICOM e l’Antitrust.

Andiamo con ordine.

1. Innanzitutto che cos’è l’evento e che cos’è la competizione?

Per rispondere leggiamo le definizioni dell’art. 2.

L’evento sportivo è “costituito da una gara singola, disputata da due soggetti in competizione tra loro secondo modalità di durata stabilite dai regolamenti sportivi, organizzata di norma dal soggetto che ha la disponibilità  dell’impianto sportivo e delle aree riservate e con la partecipazione dell’altro soggetto in qualità di ospite, destinata alla fruizione del pubblico e comprensiva degli accadimenti di contorno che si verificano nell’area tecnica, nel campo di destinazione, negli spazi circostanti il campo di gioco e all’interno del recinto di gioco dell’impianto sportivo, come definiti dai regolamenti sportivi”. In definitiva l’evento quindi è la singola partita o, più in generale, la singola gara sportiva. 

La competizione invece è “qualunque competizione sportiva, organizzata in forma ufficiale di campionato, coppa o torneo professionistico cui partecipa una pluralità di squadre secondo modalità e durata previste dai regolamenti sportivi, nonché gli ulteriori eventi organizzati sulla base dell’esito delle predette competizioni” e, quindi, il campionato, la coppa ecc.

2. Chi sono l’organizzatore dell’evento e quello della competizione.

La distinzione fra evento e competizione appare poi funzionale alla nuova distinzione fra organizzatore dell’evento, individuato nella “società sportiva che assume la responsabilità e gli oneri dell’organizzazione dell’evento disputato nell’impianto sportivo di cui essa ha la disponibilità”, e l’organizzatore della competizione, ossia “il soggetto cui è demandata o delegata l’organizzazione della competizione da parte della federazione sportiva riconosciuta dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, competente per la rispettiva disciplina sportiva”. La normativa quindi non identifica materialmente questo soggetto, ma lascia la sua identificazione all’autonomia di ogni singola Federazione sportiva, anche se nel corso dei lavori parlamentari per la legge delega erano emerse indicazioni affinché, per quanto riguarda il calcio, fosse designato un soggetto diverso rispetto alla Lega.

E ciò anche a seguito di un parere dell’Presidente dell’Autorità garante della Concorrenza reso l’11 ottobre 2006 presso la VII Commissione cultura della Camera, nel quale si specificava la non opportunità di una eventuale designazione della Lega perché sarebbe stato necessario assicurare la gestione delle risorse in modo uniforme fra le società sportive, secondo criteri di democraticità ed imparzialità. L’indicazione non è stata però colta dal legislatore, che ha preferito lasciare all’autonomia dell’ordinamento sportivo la scelta su questa designazione per cui, per i diritti sul campionato italiano di calcio, l’organizzatore è stato identificato nella Lega di appartenenza.

Peraltro, pare necessario aggiungere che la contrarietà dell’Autorità a siffatta individuazione è rimasta tale, come testimoniato dalla Segnalazione inviata ai Presidenti di Senato e Camera, al Presidente del Consiglio e ai Ministri dello Sviluppo economico e degli Affari regionali del 17 aprile 2013, in cui si ritiene che la Lega “in quanto composta da organi in cui siedono esponenti delle singole squadre, non rappresenti il soggetto nella posizione migliore per dettare le regole di ripartizione delle risorse, posto che talune società potrebbero trovarsi nella condizione di influenzare a loro vantaggio tali scelte”. Considerazioni condivisibili, ma il ruolo che ha assunto la Lega A nella commercializzazione dei diritti audiovisivi, pare ormai troppo importante per cambiare rotta.

3. Quali diritti spettano all’organizzatore dell’evento e quali all’organizzatore della competizione?

Questo apparato definitorio risulta poi fondamentale nell’interpretazione dei successivi artt. 3 e 4, che rappresentano le norme chiave dell’intera disciplina ed il punto focale della riforma. Il primo dei quali afferma, sotto la rubrica Titolarità dei diritti che: “1. L’organizzatore della competizione e gli organizzatori degli eventi sono contitolari dei diritti audiovisivi relativi agli eventi della competizione medesima, salvo quanto previsto al comma 2; 2. La titolarità del diritto di archivio relativo a ciascun evento della competizione è riconosciuta in esclusiva all’organizzatore dell’evento medesimo”

Il successivo art. 4 poi, sotto la rubricazione “esercizio dei diritti audiovisivi”, specifica le modalità attraverso le quali esercitare questa “contitolarità”, distinguendo la titolarità dei diritti dal loro esercizio e, mutando completamente ottica rispetto al passato, attribuisce il secondo esclusivamente all’organizzatore della competizione, ossia alla Lega o alla Federazione che sovrintende allo svolgimento dell’attività agonistica della specifica disciplina, attribuendogli anche la legittimazione di agire a tutela dei propri diritti audiovisivi.

I compiti di ciascuno

E così la norma suddivide i compiti di ciascuno: all’organizzatore dell’evento (e quindi alla squadra di club che gioca in casa)  spettano la produzione televisiva, ossia la ripresa delle immagini, con mezzi propri o avvalendosi degli operatori della comunicazione assegnatari dei diritti sulla competizione, mentre all’organizzatore della competizione spetta quello di dettare le modalità di ripresa, nonché gli standard minimi qualitativi ed editoriali ai quali l’organizzatore dell’evento deve attenersi ed in generale la funzione di coordinamento delle singole produzioni audiovisive.

All’organizzatore dell’evento spettano anche i diritti di archivio, ossia quei diritti audiovisivi che consistono nella “conservazione delle fissazioni delle immagini dell’evento ai fini della costituzione di un archivio o banca dati da riprodurre, elaborare, comunicare al pubblico e distribuire in qualunque modo e forma nei termini che precedono, a partire dalla mezzanotte dell’ottavo giorno che segue alla disputa dell’evento medesimo”, cosicché ogni società è titolare del diritto di conservare in un proprio archivio ed utilizzare anche a fini commerciali i filmati relativi alle gare disputate sul proprio terreno di gioco e, a condizione di reciprocità, deve riconoscere analogo diritto all’altra squadra che ha giocato con lei quella partita.

Allo stesso modo all’organizzatore dell’evento sono anche riservate autonome iniziative commerciali aventi ad oggetto i diritti di trasmissione sui canali tematici ufficiali della sintesi, della replica e delle immagini salienti relativi agli eventi cui gli stessi partecipano, ossia la possibilità di ritrasmettere sui propri canali tematici ufficiali la sintesi, la replica e gli spezzoni della gara disputata. Ma la cosa più importante, ossia la commercializzazione dei diritti spetta invece all’organizzatore della manifestazione e quindi anche la redazione delle linee guida che disciplineranno questa commercializzazione.

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