I diritti audiovisivi: una storia lunga e piena di colpi di scena – 10. Televisione senza frontiere e il diritto di cronaca

I diritti audiovisivi: una storia lunga e piena di colpi di scena – 10. Televisione senza frontiere e il diritto di cronaca

Di Francesco Paolo Traisci. Negli ultimi 30 anni una delle fonti maggiori di reddito per le società professionistiche è sicuramente quella derivante dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi. Questo speciale ripercorre le tappe salienti della storia degli accordi e delle normative che regolano l’acquisto e la trasmissione delle partite del nostro campionato.

di Francesco Paolo Traisci

Proseguendo la nostra inchiesta vediamo che l’altra faccia dello sfruttamento economico dei diritti televisivi è rappresentata dal diritto all’informazione e dal diritto di cronaca. Un diritto di ricevere determinate informazioni, che spetta a tutti gli esseri umani e, mutando la prospettiva, un diritto di fornire informazioni costruito come diritto di cronaca. Due limiti che quindi si sono storicamente posti ad un indiscriminato sfruttamento economico dei diritti audiovisivi da parte dei titolari e da parte di coloro ai quali questi titolari li hanno ceduti.

Cos’è la direttiva Televisione senza frontiere?

A tutela del diritto di ricevere determinate informazioni, vedere determinate immagini e, nella specie alcuni eventi specifici è affidata alla direttiva direttiva 2010/13 dedicata ai servizi di media audiovisivi, che sostituisce la precedente direttiva del 3 ottobre 1989, meglio conosciuta con il nome di Televisione senza frontiere. In particolare, il suo articolo 14 prevede che alcuni eventi di particolare rilevanza possano essere esclusi da quelli oggetto di esclusiva, in modo da non privare una parte importante del pubblico di tale Stato membro della possibilità di seguire i suddetti eventi in diretta o in differita su canali liberamente accessibili. In tal senso la norma in questione demanda ad ogni Stato membro di redigere un elenco di eventi in tal senso. Fra questi, a titolo esemplificativo, la direttiva nel 49° considerando richiama le olimpiadi ed i campionati mondiali ed europei di calcio, specificando quali misure intende prendere per evitare che tali eventi siano mandati in onda in esclusiva su canali non liberamente accessibili.

Nel secondo comma della norma, poi, è previsto che l’elenco e le misure vengano comunicate alla Commissione, che ne valuterà la compatibilità con il diritto comunitario e con quello degli stati membri. Fra le misure possibili, quindi, l’obbligo per il broadcaster che ha acquistato l’esclusiva per la trasmissione in diretta criptata dell’evento di rivenderlo ad un’emittente che lo trasmetta simultaneamente in chiaro “a condizioni di mercato eque, ragionevoli e non discriminatorie”, dei diritti che permettono la trasmissione di tale evento oppure di trasmetterlo direttamente in un proprio canale in chiaro. L’Autorità stabilisce la seguente lista i eventi considerati di particolare rilevanza per la società, che le emittenti televisive soggette alla giurisdizione italiana non possono trasmettere in esclusiva e solo in forma codificata, al fine di assicurare ad almeno l’80 % della popolazione italiana la possibilità di seguirli su un palinsesto gratuito senza costi supplementari.

I grandi eventi

In realtà, non tutti gli Stati membri hanno aderito alla proposta, ma fra quelli che lo hanno fatto vi è anche il nostro. Che ha inviato la sua lista, comprendente 15 eventi (dei quali 12 sportivi e tre eventi musicali), per i quali quindi è esclusa la diretta criptata in esclusivo, ricevendo poi l’approvazione della Commissione con la decisione del 21 dicembre 2011. L’elenco varia da paese a paese, in funzione delle priorità sportive di ciascuno, anche se sono le manifestazioni calcistiche ad essere il punto di comunanza fra i vari paesi. In Italia, ad esempio, sin dall’inizio non potevano essere trasmessi in esclusiva criptata, alcuni eventi di portata eccezionale e le fasi finali di manifestazioni in cui vi siano squadre nazionali. Ecco l’elenco:

1. I giochi olimpici estivi e invernali

2. La finale della Coppa del mondo di calcio e tutte le partite disputate dalla nazionale italiana

3. La finale del campionato europeo di calcio e tutte le partite disputate dalla nazionale italiana

4. Tutte le partite disputate in casa o in trasferta dalla nazionale italiana di calcio nelle competizioni ufficiali

5. La finale e le semifinali della Coppa dei campioni e della Coppa UEFA quando è di scena una squadra italiana

6. Il Giro d’Italia

7. Il Gran Premio d’Italia di Formula 1

8. Il festival della canzone italiana di Sanremo 

9. il Gran Premio d’Italia motociclistico di Moto GP;

10) Le finali e le semifinali dei campionati mondiali di pallacanestro, pallanuoto, pallavolo, rugby alle quali partecipi la squadra nazionale italiana;

11) Gli incontri del torneo Sei Nazioni di rugby ai quali partecipi la squadra nazionale italiana;

12) La finale e le semifinali della Coppa Davis e della Fed Cup alle quali partecipi la squadra nazionale italiana e degli Internazionali d’Italia di tennis alle quali partecipino atleti italiani;

13) Il campionato mondiale di ciclismo su strada;

14) La Prima rappresentazione della stagione lirica del Teatro La Scala di Milano;

15) Il concerto di Capodanno del Teatro La Fenice di Venezia.

L’accesso garantito e gli estratti di cronaca

Nella stessa direttiva, poi, il successivo art. 15 garantisce a tutte le emittenti stabilite nell’Unione Europea l’accesso, a condizione eque, ragionevoli e non discriminatorie, agli eventi di grande interesse pubblico trasmessi in esclusiva. A tal fine, la norma impone agli Stati membri l’obbligo di provvedere a che tale accesso sia garantito, consentendo alle emittenti di scegliere liberamente brevi estratti a partire dal segnale dell’emittente di trasmissione, ma con l’obbligo di indicarne almeno la fonte, a meno che ciò sia impossibile per ragioni pratiche, ovvero, in alternativa provvedere ad istituire un sistema equivalente che consenta l’accesso a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie secondo altri metodi. Si tratta di brevi estratti che debbono essere utilizzati esclusivamente per i notiziari di carattere generale e possono essere utilizzati in servizi di media audiovisivi a richiesta soltanto se lo stesso programma è offerto in differita dallo stesso fornitore di servizi di media. L’obiettivo della norma è quindi quello di evitare che il diritto di esclusiva per la messa in onda di un evento di rilevante importanza (non necessariamente un evento sportivo), possa ostacolare il legittimo diritto di cronaca delle emittenti.

La litigiosità

In sintesi dunque le due norme della direttiva hanno l’obiettivo di garantire che gli eventi di maggiore interesse non siano di accesso limitato ai pochi abbonati alle televisioni commerciali criptate, ma che ottengano la massima diffusione, in parallelo con un diritto all’informazione ad ampio spettro. Sicuramente questo non ha trovato d’accordo le grandi società di telecomunicazioni, che fondano la propria strategia di mercato sull’accaparramento di diritti sui grandi eventi sportivi ai fini della loro penetrazione nei vari mercati. E sicuramente il fatto che il loro diritto di esclusiva sia minato dall’obbligo di consentire la trasmissione in chiaro dell’evento o di alcuni brani, in ossequio all’esercizio del diritto di cronaca, fa diminuire il valore commerciale dei diritti che hanno acquistato per trasmetterli in esclusiva.

Per questo motivo, l’inserimento nell’elenco degli eventi protetti ha scontentato anche gli enti organizzatori di questi eventi. E allora si è sviluppato un contenzioso comunitario proprio sulle scelte fatte dai vari Stati membri in relazione agli eventi da inserire nella lista degli eventi protetti, scelte che di volta in volta sono state contestate sia dalle emittenti che dalle associazioni sportive titolari dei diritti. In particolare, sia la FIFA che l’UEFA hanno contestato in prima istanza dinanzi al Tribunale e poi impugnato le rispettive sentenze, sempre senza successo, dinnanzi la Corte di Giustizia Europea alcune scelte da parte dei legislatori nazionali (in particolare del Belgio e del Regno Unito) di inserire alcuni eventi da loro organizzati nell’elenco. Per fare ciò hanno impugnato senza successo le relative Decisioni di nulla osta della Commissione, nelle quali si evidenziava che tutti gli eventi presenti nelle varie liste nazionali soddisfacevano almeno due dei quattro criteri previsti nella direttiva (all’epoca era la 89/522, poi novellata con la 2010/13), ossia: a) la grande risonanza specifica dell’evento presso l’intera popolazione dello Stato membro e non solo quella che segue quella disciplina sportiva; b) una riconosciuta importanza culturale dell’evento per la sua popolazione; c) coinvolgimento della sua rappresentativa nazionale nella competizione o nel torneo relativo all’evento; d) il fatto che tradizionalmente l’evento è stato trasmesso in chiaro ed ha ottenuto un’elevata audience.

Ma, al di là di una riconosciuta ampia discrezionalità nella scelta degli eventi da inserire nella lista, l’unico vero sindacato della Commissione avviene sulla trasparenza e la razionalità delle scelte: solo le scelte non trasparenti o totalmente irrazionali possono essere ritenute non valide. Il potere di sindacato della Commissione è quindi limitato alla valutazione se gli Stati membri hanno commesso un errore manifesto di valutazione nella scelta degli eventi di maggiore importanza da inserire nell’elenco. Altre controversie sono sorte in relazione alla violazione dei diritti di proprietà sugli eventi: sicuramente impedire di cederli in esclusiva ad una emittente che li avrebbe mandati in onda criptati rappresenta una limitazione al diritto di disporre del titolare dell’evento. Ma la Corte ha sempre rigettato le richieste di tutela basate su questo genere di argomenti, mettendo in evidenza la funzione sociale della proprietà ed i limiti che ad essa possono essere posti in ossequio agli interessi della collettività, al diritto all’informazione ed a quello alla diversità culturale.

Anche in relazione alla seconda si è sviluppato un contenzioso relativamente alla presunta violazione della libertà contrattuale dell’emittente che ha acquistato il diritto di esclusiva per un evento che verrebbe limitata dal diritto degli altri broadcaster di mandare in onda spezzoni e brevi estratti dello stesso. Ed anche in questo caso la Corte GUE ha ritenuto giustificata questa limitazione in seguito al bilanciamento fra l’importanza di salvaguardare la libertà di informazione ed il suo pluralismo garantiti dall’art. 11 della Carta di Nizza, da un lato, e, dall’altro la libertà di iniziativa economica e la tutela della libertà di impresa garantiti dal suo art. 16.

Il diritto di cronaca: 90 secondi o tre minuti?

Per quanto riguarda specificamente il diritto di cronaca, una disciplina è contenuta nell’art. 5 espressamente riconosciuto agli operatori della comunicazione, con alcuni limiti. Innanzitutto, che non pregiudichi né lo sfruttamento normale dei diritti audiovisivi da parte dei soggetti assegnatari dei diritti medesimi, nè gli interessi dell’organizzatore della competizione e dell’organizzatore dell’evento, affermando tuttavia che non può considerarsi tale la semplice comunicazione, scritta o sonora, al pubblico della sola notizia del risultato sportivo anche in tempo reale e dei suoi aggiornamenti.

Il terzo comma prevede poi specificamente il diritto di cronaca a favore della concessionaria del servizio pubblico, limitatamente alle trasmissioni televisive, e delle altre emittenti televisive nazionali e locali la trasmissione di immagini salienti e correlate per il resoconto di attualità nell’ambito dei telegiornali, nei limiti di otto minuti complessivi per giornata e comunque non superiore a quattro minuti per ciascun giorno solare, con un limite massimo di tre minuti per singolo evento, decorso un breve lasso di tempo dalla conclusione dell’evento, comunque non inferiore alle tre ore, e fino alle quarantotto ore successive alla conclusione dell’evento medesimo. Peraltro la disciplina di dettaglio viene poi demandata ad un apposito regolamento, da adottarsi da parte dell’Autorità garante delle comunicazioni sentiti i rappresentanti delle categorie interessate e le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale.

Sugli stessi limiti è intervenuto anche il legislatore comunitario, il quale con la direttiva 13 del 2010 già in precedenza richiamata, ha fissato in 90 secondi il limite per i brevi estratti di cronaca. Malgrado ciò, l’Antitrust ha ritenuto di confermare i limiti contenuti nel d.lgs. adducendo ragioni di specificità della prassi instauratasi in Italia. Cosicché, nella sua delibera n. 667 del 2010, ha stabilito che il limite consentito per l’utilizzo delle immagini dell’evento per brevi estratti di cronaca sarebbe rimasto quello dei 3 minuti, da esercitarsi esclusivamente nell’ambito dei notiziari “anche in edizioni successive, a partire da un’ora dopo l’evento e fino a 48 ore dalla conclusione dello stesso”. Sennonché tale delibera è stata oggetto di impugnazione da parte di Sky dinanzi al Consiglio di Stato che, con la sentenza del 13 giugno 2012 n. 3498 ha accolto le doglianze della ricorrente ed ha dichiarato l’illegittimità della delibera 667/10.

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