I contratti dei calciatori: stipendi, minimi tabellari, contributi e pensione

Di Francesco Paolo Traisci. Calciatori milionari? Sì, ma non tutti. L’AIC ha reso noti i minimi tabellari dei contratti dei giocatori. Ed è anche un’occasione per analizzare anche gli altri dettagli degli accordi, dalla previdenza sociale all’assistenza in caso di infortuni.

di Francesco Paolo Traisci

I calciatori, si sa,sono dei privilegiati. Ricchi e viziati. Calciatori milionari, ma non tutti, solo i più bravi! Per rispondere alle critiche, il loro sindacato, l’AIC ha reso noti i minimi stipendiali previsti dall’accordo collettivo. L’AIC infatti ha infatti reso noto lo schema riassuntivo «degli importi lordi e netti che, ai sensi della vigente normativa come previsto dalla Legge 23/03/1981 n. 91, nonché degli accordi raggiunti con le Leghe Professionistiche, che regolamentano i rapporti economici minimi tra le società professionistiche ed i loro tesserati. La tabella si riferisce ai calciatori professionisti al “minimo” di stipendio ed ai calciatori “giovani di serie” in addestramento tecnico». Ed a leggere la tabella quelle previste non sembrano affatto cifre esorbitanti.Vediamole.

Il minimo tabellare per i calciatori di serie A e per i giovani

Per la stagione 2019/20 il minimo retributivo per un calciatore di Serie A di età superiore ai 24 anni, è pari a 27.290 euro annui netti. Un calciatore di oltre i 24 anni guadagna, quindi, almeno 2.274 euro al mese.

Per quelli più giovani, ossia per quelli di età fra i 19 ed i 23 anni, il minimo retributivo è invece di 21.300 euro, per un mensile di 1.775, cifra che viene percepita con la stipulazione del primo contratto professionistico per i giovani di serie che quindi escono dal settore giovanile. L’art. 32,2 delle NOIF prevede infatti che “nell’ultima stagione sportiva del periodo di vincolo (ossia proprio quella del compimento del 19 anno, per i tesserati nelle società professionistiche), il calciatore “giovane di serie”, entro il termine stabilito annualmente dal Consiglio Federale, ha diritto, quale soggetto di un rapporto di addestramento tecnico e senza che ciò comporti l’acquisizione dello status di “professionista”, ad un’indennità determinata annualmente dalla Lega cui appartiene la società. La società per la quale è tesserato il “giovane di serie” ha il diritto di stipulare con lo stesso il primo contratto di calciatore “professionista” di durata massima triennale. Tale diritto va esercitato esclusivamente nell’ultimo mese di pendenza del tesseramento quale “giovane di serie”, con le modalità annualmente stabilite dal Consiglio Federale. Dopo il compimento del 19 anno di età, il calciatore non è più considerato giovane di serie e pertanto, per militare in una squadra professionistica, ossia in una squadra che disputa uno dei 3 campionati professionistici, deve stipulare un contratto da professionista.

Ciò non toglie che il giovane di serie, ossia il ragazzo della primavera di una squadra professionistica, possa stipulare un simile contratto anche prima del compimento del 19 anno. Può farlo infatti a partire dal 16 anno di età (come non di rado avviene). E lo stesso art. 32 prevede anzi che il calciatore ha comunque diritto ad ottenere la qualifica di “professionista” e la stipulazione del relativo contratto da parte della società per la quale è tesserato, quando: a) abbia preso parte ad almeno dieci gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie A; b) abbia preso parte ad almeno dodici gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie B; c) abbia preso parte ad almeno quindici gare di campionato o di Coppa Italia, se in Divisione Unica – Lega Pro”. Anche in questo caso la tabella prevede un minimo: 15.420 euro lordi annuali per il ragazzo passato professionista fra il 16 ed i 19 anni, anche se spesso per assicurarsi le prestazioni del giovane campione, la società gli offre un contratto ben più ricco.

Le NOIF prevedono pure la remunerazione per i ragazzi all’ultimo anno di primavera, senza che ciò equivalga ad attribuire loro lo status di professionisti. E quindi la tabella prevede anche in questo caso un minimo: 12.524 euro netti. In questo caso più che un minimo si tratta della somma effettivamente versata, perché di fatto non c’è alcuna negoziazione. Altrimenti ci sarebbe la negoziazione e quindi un contratto da professionista.

Cifre basse, come si può vedere. Ma si tratta di minimi che raramente vengono applicati, essendo piuttosto la libera contrattazione fra il giocatore (ed il suo agente) e la società a stabilire lo stipendio del calciatore. La retribuzione viene concordata nei termini e con i limiti fissati anche dall’art. 4 dell’accordo collettivo per i calciatori di Serie A, che prevede la possibilità di stabilirla con un ammontare predeterminato ovvero una parte fissa ed una variabile, consistente nei cosiddetti premi, individuali o collettivi. 

Trattamento pensionistico, di fine carriera e assicurativo

Professionismo vuol dire pure contratto di lavoro sportivo subordinato, e quindi applicazione delle normative lavoristiche, oltre che sui minimi salariali, anche sul trattamento previdenziale e pensionistico, sul TFR ed assistenziale. Tutti disciplinati da norme speciali contenute nella legge 91 del 1981 (e successive modifiche) e dai contratti collettivi del settore.

In particolare il trattamento pensionistico è disciplinato dall’art. 9 che rinvia alla legge del 14 giugno 1973, n. 366, estendendo quindi ai calciatori la disciplina sull’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e l’assicurazione contro le malattie gestite dall’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo il fondo speciale dell’ENPALS, oggi confluito nell’INPS.

Il trattamento di fine carriera è poi regolato anche dai Contratti Collettivi. Quello della Serie A, all’art. 20 prevede che “In adempimento all’art. 5.1. dell’Accordo ed in base all’art. 4, 7° comma della legge 23 marzo 1981 n° 91 e successive modificazioni, la Società verserà al Fondo di accantonamento dell’indennità di fine carriera, acceso presso la FIGC, un contributo a suo carico del 6,25% sulla retribuzione annua lorda effettiva ed un contributo dell’1,25% a carico dello stesso (che sarà trattenuto in rivalsa) nel limite del massimale previsto per i Calciatori dagli enti previdenziali competenti.

Lo stesso art. 9 della legge 91 prevedeva poi che “gli sportivi professionisti iscritti al fondo speciale, istituito con legge 14 giugno 1973, n. 366, possono conseguire il diritto alla pensione al compimento del quarantacinquesimo anno di età per gli uomini e del quarantesimo anno di età per le donne, quando risultino versati o accreditati in loro favore contributi per almeno venti anni, compresi quelli versati per prosecuzione volontaria. Ma le regole della pensione per i protagonisti del pallone sono cambiate: i professionisti post 1996 andranno in pensione a 66-67 anni e percepiranno un assegno in base al versato. “In media sarà di 1500 euro per chi avrà 16 anni e 8mesi di contributi, quota non facile da raggiungere per tutti”, ha spiegato l’Assocalciatori.

Per quanto riguarda poi l’assicurazione contro le malattie e gli infortuni, l’art. 8 (poi ripreso anche dai contratti collettivi, ad esempio l’art. 17 per i calciatori di Serie A) prevede l’obbligo delle società sportive di stipulare una polizza assicurativa individuale a favore degli sportivi professionisti contro il rischio della morte e contro gli infortuni, che possono pregiudicare il proseguimento dell’attività sportiva professionistica, nei limiti assicurativi stabiliti, in relazione all’età ed al contenuto patrimoniale del contratto, dalle federazioni sportive nazionali, d’intesa con i rappresentanti delle categorie interessate.

La normativa considera quindi il calciatore come un qualsiasi lavoratore dipendente, seppur con qualche distinzione: ad esempio non si applicano le norme sul collocamento. La legge 91 in questo è stata esplicita dopo che le forze dell’ordine avevano fatto nel 1978 irruzione nei locali in cui si svolgeva il calciomercato dell’epoca sequestrando documenti ed altro materiale ritenuto illecito!

Un lavoratore dipendente sì, ma agli occhi di tutti un privilegiato!

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