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I conti in tasca ai Mondiali: organizzarli non conviene a nessuno…tranne che alla FIFA!

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Di Francesco Paolo Traisci. La Coppa del Mondo si avvia verso la sua fase conclusiva ed è tempo di bilanci: ma alla fine quali sono i costi e i benefici di ospitare un mondiale? Conviene? Chi ci guadagna?

Francesco Paolo Traisci

Siamo arrivati nella fase calda dei Mondiali. E, al di là del risultato sportivo, qualcuno fa i conti. Non sui risultati ma conti economici. Chi ci guadagna? Anzi, la prima domanda è proprio questa: si guadagna ad ospitare i Mondiali? Quanto costa? Ecco, secondo i conti fatti dall’Università di Losanna, non ci si guadagna affatto. Degli ultimi 36 grandi eventi sportivi, compresi i Mondiali, dal 1964 ad oggi solo 5 non sono finiti in un bagno di sangue economico. E, fra i Mondiali, solo quello russo di 4 anni fa è finito in attivo con un surplus, secondo The Economist di 235 milioni di dollari, in particolare grazie ai ricavi dei diritti audiovisivi. 

I costi: stadi e infrastrutture

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Ma chi paga di più? In realtà le spese maggiori ricadono sul paese ospitante per dotarsi di infrastrutture adatte. In Qatar ben 7 degli 8 stadi utilizzati sono stati costruiti ex novo, molti nel deserto, con enormi spese per le infrastrutture. Solo i Mondiali inglesi del lontano 1966 hanno usato gli stadi esistenti, senza grandi aggravi di costi, ma anche quello italiano, in cui tutti gli stadi esistenti furono rimodernati ma con restauri a volte molto pesanti, ha creato ulteriori costi di urbanizzazione ed infrastrutture tanto da creare un deficit di 1,72 miliardi. Certo, ha consentito di rimodernare tutti i grandi stadi, permettendo al nostro sistema calcistico di avere stadi all’avanguardia, e questo è uno dei maggiori vantaggi, ma tutto finisce e quegli stadi, necessitano oggi tutti, chi più chi meno, un pesante restyling. Lo stesso può dirsi per le infrastrutture necessarie, che sicuramente arricchiscono il sistema di reti del paese e quello ricettivo turistico, ma comunque tutto ha una scadenza. L’unico ulteriore vantaggio per il paese, oltre al prestigio è in termini turistici con rientri sia immediati che a lungo termine. 

Ci guadagna...la FIFA

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Chi ci può guadagnare davvero è quindi la FIFA, come titolare di tutti i diritti: biglietti, ma soprattutto audiovisivi. Ed oggi sappiamo che la vera ricchezza del calcio, oltre ai tifosi presenti, anche se i mondiali in Qatar ci stanno mostrando che non tutti quelli presenti sugli spalti sono veramente tifosi, sono gli spettatori da casa, il marketing e gli sponsor, anche qui con le frizioni che si sono presentate per i mondiali attuali. Certo poi che la FIFA ridistribuisce una parte, alle Federazioni nazionali partecipanti ed a cascata a giocatori e staff. Ma allora, se i paesi organizzatori hanno solo ingenti spese e spesso i loro cittadini si lamentano per i disagi causati dai vari lavori necessari per le infrastrutture e gli stadi e per le relative ingenti spese, chi glielo fa fare?

Una questione di immagine

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È tutta una questione di immagine e di prestigio! A volte si tratta di dare un’immagine di efficienza e modernità e di convincere i cittadini scettici che un mondiale in casa è uno spettacolo da non perdere. Ma altre volte si tratta di un’immagine da migliorare. Come quella dell’attuale Qatar, bersagliato da critiche sotto molti fronti. E qui l’organizzazione dei mondiali diventa un’enorme operazione di sportwashing. Ma siamo sicuri che così l’immagine migliora veramente?