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Guerra ai procuratori, un nuovo alleato per la FIFA: il Parlamento Europeo vuole regolamentare la questione

MOSCOW, RUSSIA - JUNE 17:  Carmine Raiola looks on prior to the 2018 FIFA World Cup Russia group F match between Germany and Mexico at Luzhniki Stadium on June 17, 2018 in Moscow, Russia.  (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. È sempre più accesa e mediatica la guerra che la FIFA ed il suo presidente Infantino hanno dichiarato agli agenti calcistici. E ora interviene a gamba tesa anche il Parlamento Europeo...

Francesco Paolo Traisci

È sempre più accesa e mediatica la guerra che la FIFA ed il suo presidente Infantino hanno dichiarato agli agenti calcistici, fra i maggiori colpevoli, secondo loro, di un calcio divenuto insostenibile economicamente. Maxi commissioni su trasferimenti e rinnovi contrattuali, parametri zero trasferiti a prezzi gonfiati da commissioni per procuratori che somigliano tanto a tangenti pretese ed ottenute per convincere il proprio cliente ad accettare l’offerta della squadra A piuttosto che quella della concorrenza. Ed allora da tempo è scesa in campo la FIFA. Basta con queste maxi commissioni, basta con i costi di mediazione esagerati a personaggi ai quali non riconosce alcuna professionalità. Calmieriamo i guadagni degli agenti.

La necessità della trasparenza e della tracciabilità

Ed in questa battaglia, si è palesato un nuovo alleato per l’ente che governa il calcio mondiale: il Parlamento Europeo, che attraverso il Presidente della Commissione per la Cultura e l’Istruzione, il deputato Tomasz Frankowski, ex attaccante del Wisla Cracovia e della nazionale polacca, ha evidenziato la "necessità di regolamentare l’attività degli agenti non solo con la Camera di Compensazione. Ma anche introducendo la licenza necessaria per esercitare la professione. E un massimale per le loro commissioni". Ha inoltre chiesto "alle autorità sportive competenti di garantire la pronta attuazione delle nuove regole che vanno nella direzione giusta. Quella della trasparenza". Una trasparenza nei costi accessori e nelle commissioni che tuttora manca: denaro che si perde in rivoli ed in conti spesso offshore senza alcuna tracciabilità. Qualche passo in avanti sull’argomento, in verità, è già stato fatto, con l’introduzione della Camera di Compensazione attraverso la quale è possibile avere un quadro del denaro circolato per ogni operazione di mercato. In realtà si tratta solo di un inizio perché il vero obiettivo è quello di limitare il raggio d’azione dei procuratori.

Calmierare le percentuali e abolire i conflitti di interesse

L’idea tuttavia è di affrontare due punti critici: quello delle percentuali, limitandole. E quello di eventuali conflitti di interesse, puntando il dito sul fatto che lo stesso procuratore può rappresentare anche tre parti di un medesimo accordo: la squadra di origine del calciatore, quella in cui si trasferirà ed il calciatore stesso, evidentemente creando corto circuiti a danno di qualcuna di esse, facendo lievitare i costi a suo vantaggio. L’idea è quella limitare il raggio d’azione dei procuratori, permettendo loro di curare solo gli interessi dei giocatori. O, quantomeno, limitare le percentuali ottenibili da ciascuna delle parti, per evitare che percepiscano somme esorbitanti, con bonus al momento della firma e quant’altro. Ma non è semplice. Perché spesso sono le stesse squadre a chiedere agli agenti di occuparsi di tutto, per riuscire a tesserare un campione o a liberarsi di uno che ha fatto il suo tempo. Sono spesso i Presidenti a chiedere l’intervento degli agenti ed a volte sorgono anche sospetti che loro o qualche loro dirigente condivida con gli agenti alcuni interessi economici. E, malgrado le prese di posizione, le grida di dolore dei club per i costi delle commissioni, è noto a molti che sono i grandi agenti a fare il mercato delle squadre dirottando qui e là i campioni della propria scuderia. E sciogliere il binomio agenti/club appare un’impresa titanica. Infantino si è lanciato in questa battaglia. Quali risultati otterrà?