Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

diritto effetto

Gare saltate per Covid, il giudice sportivo fa discutere, tra vittorie a tavolino e match da rigiocare

Gare saltate per Covid, il giudice sportivo fa discutere, tra vittorie a tavolino e match da rigiocare - immagine 1

Di Francesco Paolo Traisci. Fa discutere la apparente difformità di giudizio nelle decisioni del giudice sportivo sulle partite non giocate per Covid. Quali sono le ragioni delle differenti pronunce?

Francesco Paolo Traisci

L’emergenza Covid rischia di mettere in discussione la regolarità del campionato. E fanno discutere indubbiamente le partite non disputate per l’indisponibilità di una delle due squadre a scendere in campo, con gli esiti consegnati alle mani (ed alla penna) del giudice sportivo. Il punto focale è sempre lo stesso e si individua nell’applicazione degli artt. 53 e 55 delle NOIF, il primo dei quali impone la sconfitta a tavolino ed un punto di penalità alla squadra che non si presenta in campo per disputare la gara, mentre il secondo esclude tale sanzione in caso di “legittimo impedimento” ossia di quella che viene definita una causa “di forza maggiore”, rilevando che spetta al giudice sportivo individuare, in base alla prova fornita dal club che ha rinunciato alla gara, la ricorrenza di un simile impedimento.

Factum principis

Come tutti ormai sanno l’ipotesi più ricorrenti di questi tempi è il cosiddetto factum principis, ossia il provvedimento dell’autorità che avrebbe impedito la partecipazione della squadra alla gara. E durante l’emergenza Covid, le pronunce dei vari giudici sportivi hanno provato a fare chiarezza su questo punto, non senza sollevare critiche e polemiche. Ricordiamo tutti il caso di Juventus-Napoli, rigiocata solo dopo l’intervento del Collegio di Garanzia del CONI che, ribaltando le due sentenze del Giudice Federale e della Corte d’Appello, aveva riconosciuto il legittimo impedimento del Napoli. E poi c’è il precedente di Torino-Lazio, in cui in tutti e 3 i gradi di giudizio è stata riconosciuta la presenza della causa di forza maggiore, che avrebbe giustificato la mancata presentazione del Torino per la gara ed il suo rinvio. Precedenti che dovrebbero rappresentare una linea guida per le pronunce di questi giorni e che, senza ombra di dubbio, hanno indotto la Lega a proporre un nuovo protocollo, più restrittivo per società e ASL.

Udinese-Salernitana, 3-0 a tavolino

Vediamo di analizzare i vari casi, quantomeno relativamente alle pronunce già emesse, in vigenza del precedente protocollo. La prima è quella di Udinese-Salernitana, non disputata il 23 dicembre scorso, in cui il giudice sportivo esclude la famosa “causa di forza maggiore”, pur in presenza di un provvedimento restrittivo della ASL. E ciò perché la Salernitana non avrebbe “tentato di percorrere tutte le soluzioni alternative astrattamente possibili che gli si offrivano per superare i limiti imposti dai provvedimenti restrittivi della ASL”. In particolare il giudice sportivo ha imputato al club di essersi comportato in modo da rendere inevitabile lo stop alla fine imposto dalla ASL, non dando seguito alle indicazioni iniziali della stessa che si erano limitate a vietare di recarsi ad Udine con un volo di linea (potendo quindi viaggiare con un volo charter riservato al gruppo squadra) ed ad imporre l’effettuazione, prima della partenza, di un giro supplementare di tamponi per il caso positivo che aveva inizialmente segnalato. E, come riportato testualmente dal giudice, il provvedimento finale della ASL di impedire la trasferta sarebbe stato “in qualche modo auspicato” se non direttamente “sollecitato” dalla stessa società campana, poco desiderosa di effettuare la trasferta. Quindi, 3-0 a tavolino per i friulani. Una pronuncia sibillina, che qualcuno ricorderà pericolosamente simile a quella dello stesso giudice nel caso di Juve-Napoli poi riformato dal Collegio di Garanzia. Vedremo se il club campano deciderà, come a suo tempo fece con successo il Napoli, di impugnare questa pronuncia.

Bologna-Inter, si rigioca per causa di forza maggiore

A questa decisione si oppone, per l’esito, quella ancor più recente di Bologna-Inter, in cui lo stesso giudice sportivo ha riconosciuto la legittimità della richiesta di rinvio da parte del club felsineo, affermando che “nessun addebito dunque, anche in termini di carenza di una perfetta diligenza, può essere imputato alla società bolognese, a fronte di un provvedimento della AUSL (al momento) valido ed efficace, e di tale situazione sembra aver tenuto conto anche la Lega di Serie A che, viste anche le istanze di rinvio dell’incontro Cagliari-Bologna formulate in due occasioni dalla medesima società bolognese, ha disposto l’effettuarsi della predetta gara in data successiva al 9 gennaio 2022, data finale di efficacia minima del provvedimento dell’Azienda sanitaria”. Quindi in questo caso, il provvedimento della ASL contenente un “divieto generalizzato, per tutto il gruppo squadra, di partecipare ad eventi sportivi ufficiali” è stato, questa volta giustamente, considerato come una legittima causa di forza maggiore.

Udinese-Atalanta, bocciato il ricorso dei friulani

Di qualche giorno fa è, poi, l’ultimo dei pronunciamenti (in attesa di quelli relativi alle altre gare non disputate il 6 gennaio, annunciati entro il 31 gennaio), con il quale è stato respinto il ricorso dell'Udinese per l’omologazione del risultato della partita con l'Atalanta, con i friulani che, avendo 8 assenze per Covid, erano comunque scesi in campo ed avevano perso nettamente la gara. Il club friulano aveva basato il suo ricorso sull’impossibilità di schierare in campo la propria squadra nella formazione migliore così come previsto dall’art. 48 NOIF. Ma sulla base della stessa norma, il giudice sportivo ha rigettato il ricorso leggendo il requisito della “formazione migliore” come riferita ai soli atleti disponibili (e quindi abili ed arruolati, escludendo infortunati, malati e squalificati). La tesi difensiva dell’Udinese ricorda invece quanto avvenuto nella Premier, in cui l’interpretazione data dalla Premier al proprio Protocollo Covid (peraltro assai simile a quello nostro all’epoca vigente) aveva legittimato, a suon di polemiche, la richiesta di rinvio dell’Arsenal, in base ad una valutazione caso per caso delle defezioni e della competitività formazione da far scendere in campo. E per questo il club friulano preannuncia battaglia negli ulteriori gradi di giudizio.

E le altre sentenze?

Come accennato, poi, siamo in attesa delle ulteriori sentenze relative alle altre partite non disputate, ossia Atalanta-Torino, Salernitana-Venezia e Fiorentina-Udinese, nei quali per un motivo o per un altro una delle due squadre si è rifiutata di scendere in campo. E forse non è per caso che subito dopo la mancata disputa di queste gare, la Lega si è affrettata ad emanare un nuovo protocollo (subito impugnato dall’Udinese, ma senza successo visto il rigetto da parte del Tribunale Federale), in cui, come ormai noto, si quantifica il numero minimo degli atleti positivi all’interno della rosa (35%, equivalente a 8 giocatori), al di sotto del quale non può chiedersi il rinvio e le modalità di isolamento e di sospensione dell’attività per positivi e per i loro stretti contatti. Un protocollo che fornisce quindi indicazioni più chiare ed oggettive sia alle squadre sia alle ASL. Da un lato, un dato numerico oggettivo di positivi oltre il quale la richiesta di rinvio viene riconosciuta legittima e, dall’altro, dei criteri per le ASL per disporre isolamento e sospensione dell’attività per i contatti dei positivi, in modo da legittimare le richieste di rinvio fondate su di un trattamento uniforme di questi casi. Sicuramente i tre casi ancora pendenti saranno valutati alla luce del vecchio protocollo, ma si auspica che, per i successivi, la chiarezza e l’uniformità delle indicazioni presenti in quest’ultimo riescano ad evitare polemiche e strumentalizzazioni.