Fondo salva sport, si pensa a una tassa di solidarietà del 4% sugli stipendi dei calciatori di Serie A

Di Francesco Paolo Traisci. La ripresa sarà difficile ed i soldi, si sa, scarseggiano. Ed allora ecco la proposta che prevede di finanziare il “fondo salva sport” con una tassa del 4% da applicare sugli ingaggi dei giocatori di serie A. Un’idea che però creerebbe qualche problema…

di Francesco Paolo Traisci

La ripresa sarà difficile ed i soldi, si sa, scarseggiano. In attesa del Mes, del Fondo Salva Italia o di aiuti più o meno interessati dalla UE o dall’estero, lo Stato cerca soldi. Ed allora ecco la proposta del proposta del deputato Antonio Zennaro, presentata con un emendamento al DL Rilancio, che prevede di finanziare il “fondo salva sport” con una tassa del 4% da applicare sugli ingaggi dei giocatori di serie A, seppure in maniera marginale e per un periodo di tempo limitato.

L’alternativa sono le scommesse

E ciò in alternativa alla proposta di alimentare il fondo attraverso un aumento della quota della raccolta delle scommesse sportive, visto che questo settore appare a sua volta in crisi trovandosi con decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione su tutto il territorio nazionale. E ciò non solo per il coronavirus che ha portato, per le ovvie ragioni di sicurezza sanitaria alla chiusura delle agenzie, ma anche a causa della guerra che alle scommesse sportive aveva dichiarato il Governo con l’emanazione del decreto dignità. Ora a qualcuno può essere sembrato un po’ contraddittorio che si vadano a chiedere risorse economiche ad un settore fino ad oggi visto come il fumo negli occhi dai nostri ministri, che volentieri lo farebbero scomparire in nome della lotta alla ludopatia. A meno di non fare una clamorosa marcia indietro in uno dei settori chiave del programma politico dell’attuale governo.

Questione di solidarietà

“Attualmente c’è un problema serio di coperture per aiutare gli sport minori e le associazioni che fanno attività agonistiche in settori meno ricchi di quelli del calcio” – ha dichiara Zennaro – “Si tratterebbe per i procuratori sportivi e per i campioni di devolvere un contributo minimo di solidarietà, un obiettivo nobile per cercare di ristabilire un principio di equità sociale tra le diverse categorie di sport, consentendo a quelli hanno di più di aiutare quelli che hanno meno risorse”.  Un richiamo alla solidarietà che costituirebbe, per il suo proponente, “una maniera intelligente di creare resilienza all’interno dello sport stesso”. Si creerebbe così un effetto osmotico delle risorse economiche dal calcio professionistico alle altre realtà sportive come quelle del calcio dilettantistico, ma anche di altri sport come il baseball, la pallavolo, la pallamano o il rugby e molte altre. Discipline considerate minori come visibilità e risorse economiche ma non per quanto riguarda il dispendio di energie e la competitività.

Il campionato rischia di perdere competitività

Altri però non sono d’accordo. “La tassa del 4% sull’ingaggio dei calciatori di Serie A per alimentare il fondo salva calcio costituirebbe, insieme al “Decreto Dignità”, un ulteriore danno che la politica rischia di portare al mondo dello sport, del quale dovrebbe imparare prima a conoscerne regole e meccanismi”, è il parere degli scettici, come l’avv. Cesare Di Cintio, espresso in un’intervista a SportEconomy.  Ed a mio avviso ha ragione! Già il decreto dignità ha tolto risorse al nostro calcio, eliminando un settore merceologico di sponsorizzazioni dal quale i nostri club calcistici traevano una parte consistente dei propri ricavi, mentre all’estero tutte le federazioni sportive e tutti i club continuano a beneficiare di ricche partnership con società di betting. L’aumento dell’aliquota sugli stipendi dei calciatori sarebbe un ulteriore attacco per i bilanci delle società perché aumenterebbe i costi per le società stesse. E ciò in quanto, essendo gli ingaggi dei giocatori negoziati sul netto, i costi fiscali andrebbero a gravare sulle società, cosicché per pareggiare un offerta di ingaggio rispetto alle concorrenti di federazioni straniere i nostri club dovrebbero quindi spendere il 4% in più rispetto al passato! E ciò tanto sui contratti esistenti quanto su quelli proposti. Certo il fondo salva sport va alimentato e sostenuto. Ma farlo a scapito della concorrenzialità del nostro campionato di serie A e quindi di un movimento deve rimanere concorrenzialità con le realtà estere sarebbe un clamoroso autogol!

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