Fair Play Finanziario, due pesi e due misure? Perchè il Manchester City è stato punito e il Paris Saint-Germain no?

Di Francesco Paolo Traisci. Fair Play Finanziario, due pesi e due misure. Quali sono le differenze tra il caso del Manchester City, escluso per due stagioni dalle coppe europee, e quello del PSG che non è stato punito?

di Francesco Paolo Traisci

La pesante condanna, non ancora definitiva in attesa della pronuncia del TAS, per il Manchester City ha fatto infatti tornare in mente la vicenda, per certi versi “gemella”, dell’altro club europeo spesso accomunato ai blues di Manchester: il PSG.  Come tutti sanno, le società sono accomunate dal fatto di essere di proprietà di fondi sovrani della penisola arabica, rispettivamente, dello sceicco Mansour  bin Zayd al Nahyan di Abu Dahbi e di quello Nasser Ghanim Al Kelaifi del Qatar. E, da quando sono stati acquistati dagli attuali proprietari, si sono date a campagne acquisti faraoniche che hanno indispettito molte delle grandi tradizionali, spagnole, inglesi ed anche qualche italiana. Da un lato l’emiro del Qatar, che ha fatto saltare il banco delle trattative e alimentato sospetti per gli ingaggi milionari di Neymar e Mbappé; dall’altro lo sceicco, che negli anni ha trasformato i Citizens una holding company intorno alla quale gravitano (oltre alla società della Premier) altre sette franchigie dal Giappone all’India.

Il caso Neymar e l’inchiesta sul PSG

Ed allora, proprio in occasione dell’operazione Neymar, sottratto al Barcellona, con il pagamento della clausola di recesso di oltre 220 milioni e di Mbappé costato più o meno altrettanto (fra prestito ed obbligo di riscatto), la Liga spagnola per bocca del suo numero 1 Javier Tebas, aveva a gran voce richiesto l’apertura di inchieste nei confronti delle due squadre lamentando ripetute violazioni al FPF. In buona sostanza l’accusa è quella che, al fine di rispettare i dettami del FPF a fronti di ingentissime spese per arrivare alla parità di bilancio con un limitato apporto di capitali da parte della proprietà, i due club avevano fatto ricorso a sponsorizzazioni gonfiate o ingiustificate, da parte di società del gruppo, nascondendo così dei finanziamenti direttamente da parte della proprietà.  All’epoca, subito dopo le pubbliche denunce, l’UEFA annunciò di aver intrapreso una inchiesta nei confronti del club parigino, glissando su di una eventuale inchiesta per quanto riguardava il Manchester City.

Sennonché, nell’inchiesta nei confronti del club parigino, la Commissione Uefa che si occupa del controllo finanziario dei club, dopo una prima fase che non aveva visto emergere alcuna irregolarità, aveva chiesto una revisione d’indagine, dopo le operazioni Neymar e Mbappé da 400 milioni di euro. Ma i francesi si opposero ed il TAS accolse il loro ricorso perché la richiesta era stata presentata oltre i termini previsti dal regolamento. Una inchiesta che quindi non è riuscita a vedere la fine proprio per un cavillo legale: ossia un vizio di forma per il mancato rispetto dei termini. Il ricorso si basava infatti sulla circostanza che la richiesta fosse avvenuta al di fuori del periodo consentito dei 10 giorni dopo la prima decisione. Ufficialmente, ecco cosa ha salvato il Paris Saint-Germain dalle possibili sanzioni in materia di Fair Play.

Le differenze con il City

Al contrario, l’inchiesta, potremmo dire parallela, nei confronti del Manchester City in questi giorni ha portato i suoi frutti con la condanna, per ora in primo grado, a due anni di esclusione dalle coppe europee.  Il PSG sarebbe stato infatti salvato da un vizio procedurale per il mancato rispetto dei termini dell’indagine a parte della Camera giudicante dell’organo di controllo finanziario dei club (la revisione è stata presentata oltre i termini previsti dal regolamento), mentre il City è stato punito severamente per le violazioni della normativa e per aver aggiustato i bilanci ricorrendo al “doping” delle sponsorizzazioni. Multa di 30 milioni di euro ed esclusione dalle Coppe per due stagioni (2020-2021, 2021-2022) è stato il verdetto della Commissione (Adjudicatory Chamber) contro il quale verrà presentato ricorso al Tas.

Perché queste differenze? Un caso?  Non secondo il New York Times, secondo cui sarebbe emerso che la Federazione avrebbe adottato due pesi e due misure nella gestione di due casi molto simili e che vedono come protagonisti i due ricchi imprenditori. Nei confronti dei francesi era stato il TAS a stoppare tutto, accogliendo la richiesta dei francesi di bloccare la riapertura delle indagini dopo che una prima inchiesta della Investigatory Chamber della Commissione FPF non era riuscita a fare luce sulle presunte zone d’ombra nelle finanze dei francesi.  Ed il Tribunale Arbitrale lo ha accolto perché la pratica è stata inoltrata oltre il tempo limite consentito, considerando quindi la procedura di giugno contro il PSG conclusa e definitiva. Ma perché gli investigatori non sono riusciti a chiudere proficuamente l’indagine nei tempi previsti e subito dopo invece sono riusciti a trovare quello che prima non avevano trovato?

Un caso o una “negligenza” degli inquirenti dell’UEFA?

La seconda a sentire il New York Times che ha ipotizzato delle presunte coperture dei francesi all’interno dell’UEFA. Secondo il New York Times il massimo organismo calcistico europeo non avrebbe infatti indagato a dovere per dimostrare omissioni e violazioni commesse in materia di Financial Fair Play e che risulterebbero da documenti ed e-mail compromettenti pubblicate dal giornale tedesco Der Spiegel. Un atteggiamento rinunciatario, secondo il giornale, che ha agevolato la difesa del PSG consentendole di evitare le sanzioni. Solo dietrologia o corretta ricostruzione dei fatti?

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