Europeo rinviato, coppe e campionati ancora fermi: chi paga l’impatto economico del coronavirus sul calcio?

Di Francesco Paolo Traisci. Il calcio continentale ipotizza la ripresa delle operazioni prima possibile, compatibilmente con la situazione sanitaria che dovrà consentire di poter disputare le gare in tutta sicurezza. E calcola i danni economici che il sacrosanto stop ai campionati ha causato al mondo del pallone.

di Francesco Paolo Traisci

Ancora non è arrivato il picco dell’emergenza ma già si parla del dopo e si contano i danni. Il calcio continentale ipotizza la ripresa delle operazioni prima possibile, compatibilmente con la situazione sanitaria che dovrà consentire di poter disputare le gare in tutta sicurezza. E calcola i danni economici che il sacrosanto stop ai campionati ha causato al mondo del pallone.

Lo stop a Euro 2020

La prima decisione per far fronte all’emergenza è stata quella di privilegiare la fine dei campionati nazionali e delle coppe per club, facendo slittare di un anno la fase finale della prima competizione continentale per nazioni itinerante, inizialmente prevista per il giugno di quest’anno. Il torneo è dunque stato riprogrammato dall’11 giugno all’11 luglio 2021, mentre i playoff per accaparrarsi gli ultimi posti a disposizione si giocheranno nel giugno di quest’anno. È la prima volta in 60 anni di storia che gli Europei non avranno luogo nelle date previste, ma siamo in emergenza. E la salute prima di tutto. Lo slittamento comporterà tuttavia notevoli costi sia per l’UEFA stessa che per i club all’interno delle singole Federazioni. Quali? E chi se ne farà carico? Cominciamo con i danni causati dallo slittamento della fase finale della competizione.

Prima voce: biglietti già venduti

Quale sarà il trattamento per chi ha già acquistato i biglietti per assistere alle gare? Saranno rimborsati. In tal senso la UEFA ha voluto rassicurare coloro che avevano già acquistato i biglietti per le partite di Euro 2020 e che eventualmente decideranno di non assistere al torneo nel 2021, con un tweet pubblicato sul proprio profilo ufficiale di Euro 2020, in cui ha infatti reso noto che avranno la possibilità di ottenere l’integrale rimborso del valore nominale del biglietto (cieè senza i costi di agenzia): “La UEFA vuole rassicurare i possessori di biglietti che se non potranno partecipare al torneo nel 2021, il valore nominale dei loro biglietti verrà rimborsato per intero”. Sul sito ufficiale si può inoltre leggere che “ulteriori informazioni sulla procedura di rimborso verranno comunicate nel corso del prossimo mese via e-mail” nonché, evidentemente sullo stesso sito ufficiale”. 

Ci sarebbero poi gli sponsor e le altre iniziative di merchandising, i prodotti ed i gadget già pronti con il brand Euro 2020, per intenderci, il tutto in base a contratti sottoscritti tanto tempo fa. Per questo nella riunione che si è tenuta qualche giorno fa è stato deciso che, insieme ad un comitato che si occuperà di resettare le date delle restanti gare delle due coppe europee per club, ci sarà un secondo comitato speciale che avrà il compito di calcolare le conseguenze finanziarie dello slittamento.

E chi paga?

Per il momento, in cambio dello slittamento dell’Europeo al fine di privilegiare gli interessi dei club che così potranno concludere i rispettivi campionati, l’UEFA, avrebbe avanzato la richiesta di una sorta di “indennizzo” che dovrebbe arrivare a circa 300 milioni di euro. Una somma considerevole che andrebbe suddivisa fra le 55 federazioni e che all’Italia potrebbe costare una cifra che presumibilmente si aggirerà intorno ai 30-40 milioni. Vedremo se questa voce sarà confermata.

E le coppe europee?

Per evitare ulteriori conseguenze economiche si sta poi cercando di salvare le competizioni europee per club di questa stagione, giunte agli ottavi di finale (in alcuni casi terminati, altri con la gara di ritorno da disputare). Al momento l’emergenza coronavirus sta bloccando qualunque manifestazione sportiva, ma le due coppe europee hanno date improrogabili che richiedono decisioni non facili da prendere in questa situazione. Quello che è certo è che entrambe dovranno essere concluse entro il 30 giugno. Andare oltre non è possibile per questioni legate, oltre che ai tesseramenti di atleti e tecnici, ai contratti televisivi, mentre già il 7-8 luglio è in calendario il primo turno di qualificazione della Champions League 2020-21. Le decine di milioni in ballo hanno convinto i club a studiare formule alternative ad uno stop definitivo. Tutto sta però poter riprendere a giocare. Nel comunicato ufficiale che ha seguito la decisione del Comitato Esecutivo UEFA di rinviare l’Europeo al 2021, infatti, la Federcalcio continentale aveva semplicemente fatto sapere di aver sospeso le competizioni fino a data da destinarsi. Poi sono state rese note 7 ipotesi per la ripresa, ipotesi che, pur differendo le date d’inizio sono comuni in quelle finali: 24 giugno Europa League (a Danzica) e 27 giugno quella di Champions League (a Istanbul). È chiaro che prima si riprende meno serrato sarà il calendario. E così, secondo le ultime notizie fornite da Marca, sembra che l’UEFA starebbe spingendo per riprendere il prima possibile, ossia intorno alla metà di aprile (ovviamente a porte chiuse), trovando l’ostilità delle singole Federazioni nazionali e dei club, forti del parere dei medici sportivi sulle condizioni sanitarie che ancora a quella data non consentirebbero di riprendere a giocare senza rischi. Non concludere le competizioni porterebbe tuttavia un enorme danno economico per l’UEFA oltre che per le singole squadre partecipanti. Ed allora vedrete che presto, in un modo o nell’altro, riprenderanno!

I danni ai singoli campionati

Infine ci sono i danni nei singoli campionati ed in generale all’interno delle singole Federazioni per la mancata disputa delle gare dei rispettivi campionati. Dalla Premier League alla Serie A, tutti si trovano a dover fare i conti con una potenziale flessione dei ricavi. A tal proposito, KPMG Football Benchmark ha studiato per ognuno dei top 5 campionati europei – Premier League, Liga, Serie A, Ligue 1 e Bundesliga – l’impatto economico dello scenario peggiore: stop definitivo alle partite e stagione 2019/20 conclusa anzitempo.

Il primo effetto analizzato è quello sui mancati ricavi relativi agli spettatori allo stadio: secondo KPMG la Premier League potrebbe perdere tra i 170 e i 180 milioni di euro, mentre la Liga spagnola segue al secondo posto con potenziali ricavi mancati per 150-170 milioni; terza la Bundesliga, con i club che in caso di stop definitivo non incasserebbero tra i 130 e i 140 milioni di euro; al penultimo posto la nostra Serie A, che potrebbe perdere intorno ai 90-100 milioni, mentre la quota per la Ligue 1 è pari a 50-60 milioni.

Seconda voce: i mancati ricavi per i diritti audiovisivi. Anche in questo caso, al primo posto la Premier con una perdita di 700-800 milioni. Ultimi, come in precedenza i francesi con una contrazione dei ricavi stimata fra i 100 ed i 200 milioni. A metà classifica si piazza la nostra serie A con una valutazione di un danno pari a 350/400 milioni.

Infine, la parte commerciale e quella relativa agli sponsor in generale, che è stata la più difficile da stimare. Secondo il rapporto di KPMG i mancati guadagni si aggirerebbero attorno ai 250-300 milioni per la Premier League. La cifra scenderebbe fino ai 100-150 milioni della Serie A e ai 100-140 milioni della Ligue 1.

In totale, secondo tale rapporto si andrebbe da ben oltre un miliardo di euro di danno per il massimo campionato inglese, fino al minimo di 300-400 milioni per la Ligue 1, con il nostro massimo campionato a metà classifica con circa 650 milioni. In totale, i top 5 campionati europei subirebbero un danno quantificabile tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro.

Le soluzioni

In realtà per un ragionamento più preciso dovranno essere ulteriormente precisati due fattori: innanzitutto potrebbe esserci la possibilità per i club di ridurre i costi, cercando di rinegoziare gli stipendi di giocatori e tecnici o ottenere dei benefici o sgravi fiscali per l’attività non svolta.  In secondo luogo, le cifre ipotizzate nel rapporto di KPMG prendono in considerazione l’ipotesi peggiore: la mancata ripresa della stagione. Se al contrario, questa dovesse riprendersi le perdite sarebbero minori e sarebbero proporzionate al periodo di stop.

È stato chiaro il Presidente Gravina ai microfoni di Tutti Convocati: “La Federazione sta raccogliendo tutti i dati che le singole Leghe stanno elaborando. Noi sappiamo che esistono degli accordi di natura contrattuale. Per questo c’è l’idea è quella di giocare affinché il danno sia limitato. Si parla di 170-200 milioni per arrivare, con il blocco dei tornei, fino a 700 milioni di danni effettivi” se non si ricomincia, ha spiegato Gravina ai microfoni di Tutti convocati. “È un momento di riflessione e su questo stiamo predisponendo una serie di richieste. Chiederemo una sorta di riconoscimento di forza maggiore per fare in modo che possa esserci la possibilità di rinegoziare anche al nostro interno alcuni contratti di mutualità”. Della serie: cerchiamo di salvare il salvabile. Ma senza dimenticare che con la salute non si scherza!

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