Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

diritto effetto

Diritti TV, torna in auge il Canale di Lega: è il piano B in caso di offerte non soddisfacenti per il triennio

Diritti TV, torna in auge il Canale di Lega: è il piano B in caso di offerte non soddisfacenti per il triennio - immagine 1
Di Francesco Paolo Traisci. La Lega potrebbe procedere ai bandi per il triennio 2024/27 e, qualora non ritenesse adeguate le offerte, potrebbe attivare l’articolo 13 della legge Melandri e creare il proprio canale in autonomia. Quali prospettive?

Francesco Paolo Traisci

Si ricomincia con i diritti audiovisivi per la nostra Serie A… Obiettivo massimizzare i profitti, per quella che, inevitabilmente e con poche eccezioni, è diventata la principale fonte di reddito per tutto il mondo del pallone. E, guardando al passato, si programma il futuro. Si guarda al passato e si trae esperienza dagli errori e dalle opportunità perse. In passato infatti la negoziazione si è rivelata spesso laboriosa, con i presidenti dei club insoddisfatti e litigiosi, che si sono spesso scontrati con i paletti messi dal diritto comunitario per governare la procedura di aggiudicazione.

Il decreto Melandri

Conosciamo ormai tutti gli angusti passaggi previsti dal nostro decreto Melandri per obbedire alle regole europee che vogliono che i diritti siano aggiudicati periodicamente per non più di tre anni, senza esclusiva, ossia non tutti insieme ma formando dei pacchetti, e con evidenza pubblica, ossia con una asta a cui possono partecipare tutti gli operatori qualificati ovvero i broker. Per obbedire a questi stringenti requisiti è stata elaborata una complessa procedura, che prevede passaggi. Prima una elaborazione delle linee guida, che deve essere approvata dall’organo di vigilanza, poi una fase di interlocuzione con coloro che potrebbero essere interessati, fase che serve a stabilire la profilazione dei pacchetti e dei prezzi che potrebbero essere spuntati. E poi l’asta vera e propria, con offerte in busta chiusa ed eventuali rilanci.E se va male? Se non si raccolgono offerte soddisfacenti? O si ricomincia da capo oppure ci si rivolge ai broker se i broadcaster non hanno fornito risposte soddisfacenti (economicamente).

Il piano B: il Canale di Lega

Ma ora c’è anche il piano B, una strada sino ad ora trascurata: il Canale di Lega. Per aggirare il divieto di monopolio, infatti, è possibile non vendere i diritti ma gestirseli da soli con la trasmissione delle gare e dei commenti inseriti in un canale ad hoc di proprietà della stessa Lega, di solito finanziato da investitori esterni (i famosi fondi). Da tempo in Lega si valuta questa opzione. Qualche tempo fa, le trattative con alcuni fondi che avrebbero finanziato l’operazione attraverso la creazione di una media company a componente mista, era assai avanzato ma poi tutto è naufragato per il litigio fra alcuni presidenti. Ed ora ci si riprova. Il piano B sarebbe proprio quello di creare questo benedetto canale della Lega, sempre finanziato da fondi. E qui si sono aperte due opzioni, per le due manifestazioni di interesse pervenute sul tavolo della lega. La prima con tre fondi (Carlyle, Arpax e Three Hills Capital Partners), pronti a ripetere l’operazione fallita in passato. Ci sarebbe poi la proposta della Searchlight Capital, un po’ più articolata. La Lega si farebbe il proprio canale e poi la Searchlight si occuperebbe della sua commercializzazione, garantendo però il prezzo minimo di 940 milioni che ci metterebbe lei in caso di fallimento. Ed in lega ci stanno pensando. Perché dalla quanto si riuscirà a spuntare per i diritti del prossimo triennio dipende anche la competitività e la sostenibilità del nostro calcio.