Diritti TV e media company, si entra nel vivo: l’ingresso dei fondi farà contenti tutti?

Di Francesco Paolo Traisci. La Lega Serie A ha scelto la cordata capitanata dal fondo CVC, con i partner Fsi ed Advent, per la media company. I nostri presidenti hanno così venduto (una parte del) prodotto principale del nostro calcio. Eviteranno di litigare ancora sulla spartizione dei proventi di questi diritti audiovisivi?

di Francesco Paolo Traisci

La Lega Serie A ha scelto la cordata capitanata dal fondo CVC, con i partner Fsi ed Advent, per la media company. Con 15 voti favorevoli e 5 astenuti (Lazio, Napoli, Udinese, Atalanta e Verona), i club di serie A hanno deciso di far accettare l’offerta del fondo equity che batte la concorrenza di Bain Capital e Neuberger Berman. La proposta che è stata accettata è quella di 1,652 miliardi di euro per entrare nella media company che andrà a gestire i diritti di immagine della nostra serie A e soprattutto i diritti audiovisivi sul nostro campionato di calcio.

La commissione

Ora la palla passa alla commissione nominata nella stessa riunione e composta da Agnelli, De Laurentiis, Fienga, Fenucci e Campoccia, che è stata incaricata di discutere con i rappresentanti della cordata per migliorare alcune condizioni e risolvere una serie di criticità, quali il necessario adeguamento della Legge Melandri, l’ottenimento del parere favorevole dell’Antitrust, la risoluzione di alcune problematiche fiscali e la risposta alle interrogazioni della Lega di B, chiaramente scontenta di essere stata ignorata. All’esito ci sarà la costituzione di questa famosa media company, alla quale la Lega cederà il ramo di azienda relativo alla gestione dei diritti di immagine, e la cessione del 10% al fondo, in cambio di una pioggia di denaro, in parte nelle casse della nuova società, in parte in quelle dei club.

Questo impedirà ai presidenti di litigare per i diritti?

I nostri presidenti hanno così venduto (una parte del) prodotto principale del nostro calcio, lasciando il timone ai rappresentanti dei fondi, che sceglieranno anche una parte importante della governance della società. Eviteranno di litigare ancora sulla spartizione dei proventi di questi diritti audiovisivi? Probabilmente sì perché al di là di alcune liti specifiche, la materia del contendere fra i presidenti è sempre stata quella di come ottenere maggiori profitti dallo sfruttamento dei diritti audiovisivi e, ancor di più, di come spartirseli. Ora l’afflusso di denaro fresco arriva più che benedetto vista la crisi che ha colpito il nostro calcio per l’emergenza COVID. Stadi chiusi o semi-chiusi, sponsor in difficoltà. Ed il calcio è diventato sempre più mediatico, con la visione delle partite da remoto, con i mezzi tradizionali, ossia la TV e quelli nuovi, tablet, telefonini e computer.

I problemi da risolvere

Per esplorare nuovi mercati e nuove forme di guadagno, servono soldi e competenza e la Lega, in controtendenza rispetto al passato ha scelto di cambiare: non più con advisor esterni a cui affidare la consulenza per le singole operazioni, ma mettendosi in società con chi questi soldi e questa competenza la possiede. Certo ci sono alcuni punti da approfondire: la compatibilità con l’attuale normativa, il Decreto Melandri del 2008, che più di un parere sostiene di dover modificare per consentire una piena operatività della nuova media company, oltre a problematiche di stampo fiscale. E poi ci sono le altre componenti della FIGC, la Lega di B in testa che protestano a gran voce per essere stati esclusi dalla festa. Il banco di prova sarà a breve: la gestione dei diritti per il triennio 2021/2024. L’obiettivo è crescere attraverso la competenza, la professionalità e gli investimenti del fondo, per far tornare la nostra Serie A ai fasti di un tempo. Ci riusciranno i nostri eroi?

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