Derby di Milano: meglio a San Siro o in un nuovo stadio per Milan e Inter?

Derby di Milano: meglio a San Siro o in un nuovo stadio per Milan e Inter?

Di Francesco Paolo Traisci. Per il derby della Madonnina si annuncia un San Siro tutto esaurito. Ma contemporaneamente si parla di nuovo stadio. E la domanda di fondo è la solita: meglio uno stadio nuovo di proprietà dei due club o investire nella ristrutturazione del vecchio impianto?

di Francesco Paolo Traisci

Come sempre il Meazza ospita il derby della Madonnina. Si annuncia un San Siro tutto esaurito. Ma contemporaneamente si parla di nuovo stadio. Di un nuovo stadio di proprietà condivisa fra i due club, più fruibile per i tifosi. E la domanda di fondo è la solita: meglio uno stadio nuovo di proprietà dei due club o investire nella ristrutturazione del vecchio impianto, peraltro di proprietà del comune?

I due club la pensano in modo parzialmente differente. Mentre il Milan ha ormai sposato in toto l’idea di un impianto ex novo, l’Inter continua a riflettere sulla possibile “rottamazione” dello stadio varato nel 1926 e diventato uno dei simboli di Milano. Il dilemma rimane aperto, mettendo in contrapposizione nostalgici e innovatori. In realtà, come si legge sul sito di di Eurosport, considerando la direzione intrapresa ormai diverse stagioni orsono dal calcio moderno, sarebbe prettamente una questione economica.

Qual è la situazione degli stadi italiani?

Il problema è che in generale gli stadi italiani sono vecchi, obsoleti e non adatti al calcio. Ora, San Siro forse è adatto un po’ più di altri, ma molti impianti come l’Olimpico di Roma o il San Paolo di Napoli, con una pista di atletica che allontana i tifosi dal rettangolo di gioco, sono assai poco adatti al calcio. Hanno pochi spazi comuni, gli accessi sono stretti e i parcheggi scarseggiano. Sono vecchi anche perché, salvo l’Olimpico (che è di Sport e Salute ex CONI Servizi) e pochi altri, sono tutti di proprietà dei rispettivi comuni, che spesso non hanno fondi per ristrutturarli. Peraltro molti sono sovradimensionati e raramente si riempiono completamente, anche per questioni di sicurezza. 

E ciò fa perdere ricavi alle nostre squadre, piazzate malissimo nella classifica dei ricavi da stadio. Come risulta da una classifica di Football Money League (Deloite) uscita a marzo, che vede le spagnole al comando, inglesi sempre competitive e italiane lontanissime dai vertici. Prime Barcellona e Real, rispettivamente con 145 e 143 milioni incassati al botteghino nella stagione 2017/2018, poi Manchester United, Arsenal e Bayern Monaco. Male le nostre. Nessuna formazione fra le prime 10, solo 15 e 17° le due milanesi con 37 e 35 milioni ciascuna, ossia meno di un terzo rispetto alle due big spagnole. La parola d’ordine è quindi stadio di proprietà!

Cominciamo dalla domanda più semplice. Perché uno stadio di proprietà?

Tante e spesso evidenti le risposte. Perché così la società non deve pagare l’affitto al Comune (o a Sport e Salute, nel caso delle romane), potendo guadagnare di più sui biglietti venduti. Perché gli attuali Stadi non sono più adatti al gioco del calcio e soprattutto alle esigenze dei tifosi, con piste di atletica che ostacolano la visuale allontanando lo spettatore dal campo da gioco, con una capienza eccessiva per il numero di spettatori (tanto da costringere, per evitare costi di personale e quant’altro, i club a tenere spesso chiusi alcuni settori dello stadio), con servizi carenti (credo che chiunque sia andato all’Olimpico a vedere la partita della Roma o della Lazio non abbia potuto non constatare l’assoluta carenza di parcheggi), con conseguenze non solo su tempi e fatica fisica per raggiungere lo stadio a piedi ma anche sulla sicurezza dei tifosi stessi (e degli abitanti dei quartieri attraversati dai tifosi a piedi). E spesso il disinteresse, l’assenza di fondi, la complessità burocratica scoraggiano i Comuni proprietari degli impianti dall’investire denaro per il loro ammodernamento. Ed allora perché non farli gestire direttamente dai club, consentendo loro di costruirsi stadi a misura delle proprie esigenze e di quelle dei propri tifosi?

In Italia ha tracciato la via la Juventus, con quello che oggi (grazie ad una ulteriore scaltra operazione di Brand naming, ossia di sponsorizzazione dello stadio) si chiama Allianz Stadium. La società bianconera nel 2017/2018 è riuscita ad incassare oltre 50 milioni dal proprio stadio, seguita poi da Udinese, Frosinone ed Atalanta, che ha acquistato e rinnovato il vecchio stadio comunale di Bergamo. Ci sta provando la Roma, in mezzo a mille difficoltà burocratiche ed urbanistiche.     

Lo Stadium ha fruttato nelle casse bianconere poco meno di 700 milioni di euro in otto anni. Ad esempio é arrivato un nuovo record di incasso in occasione del ritorno degli ottavi di finale di Champions League contro l’Atletico Madrid: 5,5 milioni di euro, inclusi i servizi di hospitality, come annunciato dalla società bianconera sui social. Ogni biglietto è stato venduto: 41mila gli spettatori presenti, poco più di 130 euro il prezzo medio dei tagliandi (60 euro per il più economico). Nell’ultimo bilancio disponibile i ricavi da stadio per la Juventus sono aumentati (+13%) principalmente per effetto di maggiori introiti legati agli abbonamenti e alla vendita di biglietti per le gare di Serie A. Circa 21 milioni di euro di entrate da abbonamenti, circa 30 milioni per biglietti di gare di Serie A e Champions League. Sopra i 50 milioni. Ai quali andrebbero aggiunti un’altra ventina di milioni da eventi, amichevoli, Coppa Italia e servizi aggiuntivi. In totale 70 milioni.

Sicuramente lo stadio di proprietà necessita un forte investimento iniziale: per il progetto del nuovo stadio di Milano, si parla di un investimento da 600 milioni di euro (la stessa cifra spesa dal Real Madrid per rifare il Bernabeu) e di un impianto coperto da 60 mila posti, con prato e primo anello interrati per limitare l’impatto sul quartiere. Gli ingressi saranno separati per le due squadre, secondo il concetto modulare: skybox e parti per l’intrattenimento modellate in base a quale squadra gioca e alle esigenze di sponsor o di eventi collaterali. Mentre nascerà il nuovo San Siro, che potrebbe ospitare la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026 (in caso di fumata bianca), si continuerà a giocare nel “vecchio”. A fronte degli investimenti effettuati, lo stadio verrebbe affidato ai due club con concessione di 99 anni, potendo quindi questi ultimi gestire completamente sia il botteghino sia eventuali iniziative collaterali sia tutte le strutture di ulteriore ricettività che potranno esservi inserite.

Gli stadi moderni possono essere infatti dotati di strutture commerciali gestite direttamente dal club proprietario dell’impianto ed a servizio dei tifosi stessi, come hotels, business centers, sky boxes, palestre, piscine, ma anche bar, ristoranti, musei dedicati ecc. riconoscendo negli stadi una location capace di produrre rilevanti flussi di cassa sulla base delle facilities che riesce ad offrire in relazione al business che il calcio è in grado di generare.  Il nuovo S. Siro sarebbe così uno dei primi stadi direttamente gestiti dai club, il primo in cogestione fra due squadre, che potrebbero così tentare di abbinare confort e sicurezza delle quali sono comunque responsabili.

Ecco l’altro aspetto è quello della sicurezza. Stadio nuovo significherebbe anche stadio all’avanguardia per la sua sicurezza con spazi che nascono dedicati ed una suddivisione in settori sin dall’inizio in regola con le normative. E nemmeno questo sarebbe poco!

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