Coronavirus e calcio minore: la crisi economica e le possibili misure di sostegno

Di Francesco Paolo Traisci. La nostra massima serie ha i suoi problemi, ma se Atene piange, Sparta non ride di certo. Anche le categorie intermedie e la base hanno subito forti danni a causa dell’emergenza coronavirus e chiedono misure al governo per sostenere un movimento che sta rischiando il collasso.

di Francesco Paolo Traisci

Non si vive di sola serie A! Certo, la nostra massima serie ha i suoi problemi, ma se Atene piange, Sparta non ride di certo. Anche le categorie intermedie e la base hanno subito forti danni a causa dell’emergenza coronavirus e chiedono misure al governo. Tutto il movimento calcistico sta subendo forti perdite ed è a forte rischio. E fra uno strale ed un altro destinato ai club di serie A ed alla Lega che li rappresenta, il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora promette 400 milioni per le associazioni dilettantistiche, ma intanto il calcio minore (serie C e LND) chiede un intervento concreto di sostegno per un movimento che sta rischiando il collasso.

La crisi economica del calcio minore

“Nulla sarà come prima”! Proclama il Ministro, in un ruolo da educatore di genti, di fustigatore di costumi, di novello Catone, ruolo che già era stato fatto proprio dal suo Presidente del Consiglio che in diretta Facebook ci ha invitato tutti ad un approfondito esame di coscienza. Sarà! Ma non credo che un esame di coscienza collettivo ed indotto serva a far arrivare a fine mese tutti coloro che, stando a casa con le loro attività chiuse, si trovano in serie difficoltà economiche. Serie difficoltà economiche che sta attraversando tutto il nostro mondo sportivo, non solo i suoi vertici.  E sarebbero benvenuti i 400 milioni del piano straordinario destinati allo sport di base, per ora solo annunciati dal ministro.

Così come il calcio di vertice ha i suoi forti problemi di liquidità e di perdite economiche, anche il calcio minore è a rischio della continuità aziendale, essendo spesso venuti meno i redditi di chi provvedeva a finanziarlo. Molti presidenti stanno subendo tracolli finanziari e potrebbero non essere in grado di far fronte agli impegni presi dalle rispettive società sportive. La crisi che investe le loro aziende produttive dalle quali traggono la liquidità per finanziare i rispettivi club, potrebbe travolgere i club stessi, laddove i presidenti siano costretti a dover stringere la cinghia per assicurare la sopravvivenza alle proprie famiglie ed alle loro stesse aziende, dipendenti ed operai compresi, non avendo più le risorse per finanziare la società calcistica.

In tal senso, chi conosce un po’ il calcio minore sa che è sempre stato molto fragile perché spesso legato solo alla passione ed ai contributi finanziari di pochi appassionati. “Ecco perché il calcio è fragilissimo ed esposto più di altri settori produttivi e dello sport” ha spiegato ai microfoni dell’emittente romana Radio Radio, il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli, parlando della crisi del calcio innescata dalla pandemia del coronavirus e del rischio che settori come le cosiddette serie minori, vitali per il movimento, possano vivere un momento in cui la sopravvivenza di molti club sarà a rischio.

Le misure

Si è così riunito in videoconferenza il tavolo di lavoro permanente anticrisi Covid-19 della FIGC, con la video presenza dei presidenti di tutte le sue componenti, chiedendo al Governo il riconoscimento dello stato di crisi del settore calcistico per cause di forza maggiore. Ciò potrebbe essere messo alla base per l’adozione di tutta una serie di misure agevolative per le società calcistiche, come la proroga obbligatoria delle concessioni d’uso degli impianti sportivi, di solito di proprietà degli enti locali (molti sono impianti comunali) e la sospensione del pagamento dei relativi canoni o comunque legittimerebbe le società calcistiche a chiederlo ai comuni proprietari degli impianti. E poi anche il differimento delle scadenze fiscali, contributive e assicurative.

Ed in più la stessa FIGC, ha chiesto pubblicamente al Parlamento di estendere, già in sede di conversione del Decreto Legge “Cura Italia”, anche agli sportivi professionisti la possibilità di accedere alla cassa integrazione in deroga prevista dal l’art. 22 del decreto stesso”, lasciando che siano quindi gli enti preposti a pagare lo stipendio dei calciatori. Certo che, gli sportivi ammessi alla cassa integrazione sarebbero esclusivamente coloro i quali hanno un tetto stipendiale lordo inferiore ai 50.000 euro ossia quelli che (salvo qualche caso specifico in serie A e B), si trovano in Lega Pro, così come nella pallacanestro, fra i professionisti, e nella pallavolo, fra i non professionisti (almeno come status giuridico).“Per noi sarebbe un risultato importantissimo che darebbe sollievo in una fase di crisi così drammatica per le nostre società. Questa è come una guerra – conclude Ghirelli – e succederà come fece mio padre, che era un operaio e dopo il conflitto mondiale dovette ricostruire la casa dalle fondamenta”. Ha spiegato ancora Ghirelli.

Dal canto suo anche la LND in cui, pur non essendo professionisti, molti calciatori (e calciatrici) percepiscono dei rimborsi spese, ha mostrato, con le parole del suo Presidente Cosimo Sibilia, tutta la sua preoccupazione. In una intervista rilasciata al quotidiano “Il Messaggero”, il n. 1 della LND si è mostrato molto preoccupato nel caso in cui lo stop dovesse prolungarsi nei prossimi mesi: “I nostri studi hanno stimato che rischiamo di perdere circa 3mila società, il 30% del movimento”. In effetti, nelle regioni più colpite dal Coronavirus i campionati sono fermi da metà febbraio, e a livello nazionale dal 5 di marzo tutto è fermo! Il rischio di non poter recuperare migliaia di partite è forte e la speranza è che il movimento dilettantistico italiano non arrivi a dover pagare conseguenze catastrofiche di fronte a quest’emergenza sanitaria. “Servirà un intervento governativo, perché altrimenti sarà dura affrontare la realtà: alla ripresa, se non si interverrà, pochi avranno infatti voglia di tenere vivo il calcio dilettantistico”. Il suo preoccupato grido di allarme! Di questo dovrebbe occuparsi il Ministro dello Sport, piuttosto che litigare con i club di serie A!

Tanto a litigare ci pensano da soli!

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