Coronavirus, decreto del governo e manifestazioni sportive: chi decide per lo stop o le porte chiuse? Come si adattano le misure all’emergenza?

Di Francesco Paolo Traisci. Il decreto emanato dal governo per affrontare l’emergenza Coronavirus dà la possibilità al ministro dello sport di sospendere tutte le attività e le manifestazioni sportive in programma. Ma come è possibile prevederlo? E chi prende le decisioni finali? A chi spettano?

di Francesco Paolo Traisci

Il decreto emanato dal governo potrebbe avere risvolti anche sul mondo dello sport. Il provvedimento dà infatti la possibilità al ministro dello sport di sospendere tutte le attività e le manifestazioni sportive in programma. Ma come è possibile prevederlo? E chi prende le decisioni finali? A chi spettano?

Caos e panico nelle manifestazione sportive. La sospensione delle gare del week end scorso rischia di prolungarsi, ma soprattutto di creare una situazione molto complessa in tutto lo sport italiano, tanto quello di punta quanto nel movimento di base. Il decreto per affrontare l’emergenza Coronavirus ha infatti attribuito al ministro dello sport la facoltà di sospendere tutte le attività sportive in programma per ragioni sanitarie. Ma il problema è che in materia di sport e di manifestazioni sportive, ma anche, e soprattutto, di sanità, la voce in capitolo ce l’hanno in tanti. Nello sport, il ministero è infatti solo l’organo apicale, salvo poi interfacciarsi con le organizzazioni più o meno autonome, quali il CONI, le singole Federazioni, i comitati regionali e quelli provinciali. Lo stesso può dirsi della sanità e dell’ordine pubblico che vedono una sovrapposizione di varie competenze. E non è detto che quello che viene deciso al livello nazionale debba essere accettato passivamente dagli enti territoriali.

Governo contro enti locali

Sono state ore complicate: governatori regionali e sindaci che andavano per conto loro. Molti quelli di Regioni nelle quali non si sono registrati alcuni casi sospetti, che nelle ore concitate dell’emergenza, avevano preso decisioni autonome. È il caso della Basilicata, in cui un’ordinanza di auto-quarantena agli studenti universitari fuori sede iscritti in uno degli atenei di Lombardia e Veneto era stata già firmata, ma anche delle Marche e della Calabria in cui provvedimenti di stop a scuole e manifestazioni erano pronti nel cassetto. Ed allora la prima preoccupazione del Presidente del Consiglio è stata quella di chiamare tutti alla coesione, evitando che i governatori adottassero fuori dalle aree di contagio iniziative autonome non giustificate – ha specificato il Premier Conte dalla sede della Protezione civile. “Non è possibile che tutte le regioni vadano in ordine sparso perché le misure rischiano di risultare dannose”. Dietro di lui, a fare la voce grossa il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia che, in una lettera inviata ai presidenti di Regione, Anci e Upi minacciava: “Le ordinanze regionali non concordate saranno impugnate”. Ma non tutti l’hanno presa bene: inizialmente polemico è stato il governatore della Lombardia Attilio Fontana, il quale non ha gradito la bacchettata del Presidente. “Irricevibile e, per certi versi, offensiva” secondo il presidente della Regione Lombardia, l’ipotesi del premier Giuseppe Conte di contrarre le prerogative dei governatori in materia di sanità. “Parole in libertà – aggiunge Fontana – che mi auguro siano dettate dalla stanchezza e dalla tensione di questa emergenza”.

Tutto è poi rientrato con gli opportuni chiarimenti: si tratta di un’emergenza sanitaria e tutti debbono remare dalla stessa parte. E chi non si adegua rischia di subire sanzioni: è vero che la sanità è una materia di competenza regionale ma la nuova formulazione del titolo V della Costituzione e, soprattutto, l’art. 32 con la tutela di rilievo costituzionale della salute fanno sì che il governo possa fare la voce grossa!È necessario infatti un coordinamento proprio per evitare l’autodeterminazione, per evitare un Italia Arlecchino. Sindaci che hanno annunciato l’annullamento di manifestazioni già programmate, altri che invitano all’autoisolamento tutti quelli che rientrano dai territori del Nord all’interno della zona di isolamento ed altri ancora che promettono la chiusura delle scuole anche in zone non raggiunte da casi sospetti. Il rischio è sicuramente la paralisi, anche perché appare necessaria una linea comune, che piano piano sta arrivando.

Che succede per le manifestazioni sportive?

Lo stesso deve dirsi per le manifestazioni sportive: a tutti i livelli. Da quello nazionale a quello locale. In tal senso le determinazioni delle autorità sportive devono essere coerenti fra loro e con quelle della politica. Indirizzo quindi del Governo sugli organismi di vertice dello sport e coordinamento da parte di questi ultimi sugli organismi periferici. E qui potrebbero nascere i problemi. Anche perché appare una lotta contro il tempo: sarebbe facile sospendere tutti i campionati di tutti gli sport fino al debellamento del virus o comunque almeno fino alla fine dell’emergenza. Ma non è possibile! Ci sono dei termini da rispettare… Ad esempio per il campionato di calcio di serie A forte è quello degli europei di giugno, che si svolgeranno anche nel nostro paese.

Sicuramente è stato giusto nell’immediato sospendere tutti i campionati in cui militano squadre di zone in cui è stata riscontrata la presenza di casi di Coronavirus. Ma la sospensione può essere una soluzione solo temporanea. L’attività sportiva deve andare avanti… Allora i campionati maggiori vedono le partite all’interno delle zone rosse e zone limitrofe giocarsi a porte chiuse, mentre al di fuori di queste tutto deve svolgersi normalmente. L’importante è però anche in questo caso una uniformità ed un coordinamento delle misure. E questo deve essere fatto settimana per settimana, adattando i provvedimenti alla progressione dell’emergenza. In tal senso nel calcio il Consiglio Federale ha ritenuto per il momento far giocare a porte chiuse alcune gare in Serie A e di Serie B, disponendo poi il rinvio della 9ª e 10ª giornata dei gironi A e B di Serie C (il girone C in cui ci sono le squadre del Centro Sud si disputerà regolarmente), così come la LND ha deciso di rinviare la prossima giornata del campionato di Serie D (per i gironi interessati) e tutte le attività regionali per i territori interessati.

Al di là di questo primo passo ufficiale, il presidente Gravina ha spiegato che “si deve navigare a vista”. “Sappiamo tutti – ha proseguito il presidente federale – che esistono alcune manifestazioni sportive dove non c’è tempo per recuperare, ma se dovessero esserci evoluzioni peggiorative ci atterremo alle disposizioni. Noi ci rimettiamo alle valutazioni tecniche, politiche e scientifiche di chi ha l’esatta cognizione dell’evoluzione del virus nel nostro Paese. Stiamo riflettendo su ipotesi alternative, siamo impegnati a dare massimo supporto alle varie Leghe e ai campionati, rimanendo in stretto contatto con il ministro della Salute e con quello dello Sport, in attesa delle determinazioni del Governo”. Ecco, prendere il provvedimento giusto con la tempistica giusta.  Senza poi esagerare con gli allarmismi! Prossimo appuntamento il 1 marzo, quando scadrà il termine di sospensione delle attività sportive nella zona rossa, imposto dal Decreto del Governo di sabato scorso.

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