CONI e Governo, è scoppiata la pace: gli scenari futuri dello sport italiano tra tensioni e interesse comune

CONI e Governo, è scoppiata la pace: gli scenari futuri dello sport italiano tra tensioni e interesse comune

Di Francesco Paolo Traisci. Distribuzione dei fondi, contratto di servizio e ruoli da svolgere: il contrasto tra CONI e Sport e Salute, nato con la riforma dello sport italiano, pare terminato con l’accordo sui punti salienti dello scontro.

di Francesco Paolo Traisci

È scoppiata la pace fra il CONI ed il Governo! Duratura o breve tregua? Questo si vedrà.

La prima battaglia: quella sui fondi e sulla loro distribuzione

Gli antefatti sono noti… La riforma dello sport italiano, iniziata da Giorgetti e proseguita sotto la regia del nuovo ministro dello Sport Spadafora, non è piaciuta affatto al CONI stesso che, con il restyling di Sport e Salute, si era visto tagliare il proprio budget a quattro spicci ricollegati solamente alle sue attività olimpiche di rappresentanza. Una riforma che, pur con il cambio del Ministro, prosegue per la sua strada, con la legge delega al Governo approvata nell’estate. L’obiettivo dichiarato era infatti quello di attuare “la necessaria revisione delle attuali competenze del CONI”. Ed in particolare si riteneva necessario che “il Governo assuma con maggiore attenzione il ruolo di controllore delle modalità di assegnazione e di spesa delle risorse destinate al CONI”. Una guerra dichiarata al CONI ed al suo gruppo dirigente, che partiva direttamente da alcune Federazioni (quelle più ricche), insoddisfatte dell’esiguità dei fondi loro destinati dalla CONI Servizi.

Ed ecco allora uscire di scena quest’ultima, con la trasformazione in Sport e Salute, interamente controllata dal Governo. Ed il finanziamento che lo Stato destinava al CONI e che poi veniva distribuito secondo i criteri che lui stesso sceglieva, ora ripartiti direttamente dal nuovo ente alle singole federazioni, con ammontare indicati quindi dal proprio azionista, cioè il ministero dell’Economia. Di fatto quindi la cassa dello sport è passata dal CONI a Sport e Salute (ossia al Governo) ed il CONI, che prima riceveva e poi distribuiva trattenendosi quello che riteneva opportuno, è stato posto a valle della catena di distribuzione e trattato alla stregua di una federazione qualunque. Anzi peggio, a sentire le lamentele del suo gruppo dirigente, che non aveva nascosto la sua insoddisfazione per i pochi fondi ricevuti e destinati esclusivamente alla preparazione olimpica.  Ora la questione si è in parte sopita per una integrazione delle dotazioni con la distribuzione di fondi supplementari e la posticipazione dell’applicazione dei nuovi criteri di ripartizione.

Ma non è solo la questione dei fondi: anche il contratto di Servizio

Ma non è stata solo la questione dei fondi ad inasprire i rapporti fra i vertici del CONI e quelli di Sport e Salute. Sul tavolo a lungo la questione del contratto di servizi, ossia di chi farà cosa, oltre che con quali e quanti soldi. Il punto è proprio quello delle competenze e delle attività che ciascuno dovrà svolgere. Perché quando nel 2002 è nata la CONI Servizi, il suo compito era proprio quello di reperire risorse economiche per la sussistenza del CONI e la gestione del personale, stipulando con quest’ultimo contratti di servizio annuali, attraverso i quali dotava il CONI del personale e dei fondi necessari per lo svolgimento delle proprie attività. E proprio sul prossimo contratto di servizio che si è aperto un ulteriore confronto, perché, finché i due enti erano due facce della medesima medaglia, era facile capire come svolgere le rispettive competenze, ma ora si tratta di entità ben distinte…

Cosicché solo ora, dopo una serie di confronti anche accesi, ecco dunque una prima ripartizione, ancora sommaria. Il CONI manterrebbe innanzitutto sotto il suo controllo i Centri di preparazione olimpica, per lo svolgimento di quella che rappresenta l’attività per la quale gli sono stati assegnati i fondi. Ed anche la giustizia sportiva, il registro CONI di società ed associazioni affiliate e l’istituto di scienze dello sport, con ovviamente tutto il personale riconducibile a queste attività. A Sport e Salute andrebbe tutto il resto, ossia il settore scolastico e quello della promozione sociale, oltre all’impiantistica (cioè il programma Sport e periferie) e, soprattutto, i contributi alle Federazioni, che non sono mai stati oggetto di trattative, in quanto assegnate a Sport e Salute dalla precedente manovra.

Mentre, secondo le dichiarazioni dei vertici CONI, rimarrebbe da decidere a chi andrebbero il marketing, l’ufficio statistiche ed i vertici dei comitati regionali. Secondo alcune voci, per quanto riguarda questi ultimi, il CONI vorrebbe mantenere solo il ruolo di rappresentanza dei presidenti regionali, che quindi continueranno ad essere targati CONI, mentre il resto del personale farebbe direttamente capo a Sport e Salute. Ma quanto costerà al CONI questo contratto di servizio? Assorbirà tutta la dotazione che Sport e Salute gli ha concesso? O ci saranno ulteriori fondi per finanziare altre attività e mantenere una certa autonomia, per quanto molto più ristretta rispetto all’egemonia dell’ultimo decennio? Anche questo si vedrà.

Tutto bene quel che finisce bene?

Si potrebbe così considerata chiusa una guerra che aveva assunto toni più che accesi, con accuse reciproche di prepotenza e malversazione, con una battaglia senza quartiere anche per i biglietti dell’Olimpico. Con il CONI che aveva chiamato in sua difesa il CIO che con una lettera aveva manifestato “serie preoccupazioni” in merito ad alcune delle Disposizioni della riforma sullo sport che è stata avviata con la Legge delega dell’8 agosto 2019, n.86, ed in particolare su alcune di queste norme che, se approvate, avrebbero secondo il CIO intaccato l’autonomia del CONI. La lettera aveva ricordato infatti che “le organizzazioni sportive aderenti al Movimento Olimpico devono essere politicamente neutrali. Hanno il diritto e l’obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport, la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni, il diritto di elezioni libere da qualsiasi influenza esterna e la responsabilità di assicurare che siano applicati i principi di buona governance”. Per questo aveva ribadito che i comitati olimpici nazionali “devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, pressioni politiche, giuridiche, religiose o economiche che potrebbero impedire loro di adempiere alla Carta Olimpica” e ricordato che le sanzioni che il CIO può applicare in tali casi potrebbero arrivare anche alla sospensione o al ritiro del riconoscimento del Comitato Nazionale.

Nella lettera si affermava infatti che “lo sviluppo dello sport in un Paese richiede una positiva collaborazione tra le Autorità di Governo e le organizzazioni sportive nazionali (includendo i Comitati Olimpici nazionali e le Federazioni Sportive Nazionali) al fine di costruire le relazioni in termini fruttuosi ed azioni complementari con benefici per lo sport e gli atleti” e che “comunque tale cooperazione deve stabilirsi con assoluto e reciproco rispetto riguardo dell’autonomia del Comitato Olimpico Nazionale e delle Federazioni Sportive Nazionali, e senza alcuna interferenza esterna nella governance e nelle attività di queste organizzazioni”. In buona sostanza il CIO ha voluto far sapere che il CONI non dovrebbe essere riorganizzato in modo unilaterale con una legge dello Stato, ma in base a scelte prese congiuntamente. E che quindi la riforma non dovrebbe avere ad oggetto “il riordino del CONI” ma l’assunzione di misure per “supportarlo nelle sue attività”. Il CONI, secondo la lettera, avrebbe infatti diritto a decidere in piena autonomia di quali attività occuparsi e di quali strutture dotarsi. E, fra le righe si legge pure che il CONI dovrebbe mantenere un forte ruolo di controllo sulle Federazioni. Federazioni che quindi, anche qualora fossero varate misure per la loro autonomia finanziaria, “dovrebbero rimanere vincolate agli statuti del CONI, della Carta Olimpica e agli statuti delle organizzazioni sportive internazionali alle quali sono affiliate, e dovrebbero completamente rendere conto al CONI per ogni specifica assistenza finanziaria e tecnica che possono ricevere dal CONI”.

Sicuramente una presa di posizione forte, soprattutto perché in virtù del principio di autonomia dello sport, il CIO pretenderebbe che le riforme fossero concordate con il CONI stesso. In realtà, nulla ancora è stato deciso e si tratta solo di una legge delega che attribuisce al Governo il compito di adottare uno o più decreti per il riordino del CONI e della disciplina del settore sportivo ed in particolare di “definire gli ambiti dell’attività del CONI, delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate”, ossia i rapporti e le competenze fra CONI e singole Federazioni. E questo ormai non starebbe più bene al CIO (o al CONI stesso?). È infatti necessario ricordare che sino ad ora il CONI è sempre stato regolato in modo unilaterale da leggi della Repubblica. La legge del 1942 che ne ha affermato la veste di ente pubblico italiano, le riforme Melandri e Pescante, che ne hanno modernizzato e democratizzato le strutture, la riforma del 2018 che ha messo il limite dei due mandati per le figure dirigenziali di CONI e Federazioni sono leggi dello Stato. E mai nessuno aveva protestato! Ed allora perché una protesta oggi tanto veemente? Perché probabilmente, al CIO (o al CONI) la scelta di Sport e Salute non è affatto piaciuta. Ed allora meglio prevenire ulteriori blitz ed minacciare sanzioni che poi dover fare i conti a cose fatte.  Tutto risolto con l’accordo sul contratto di servizi? Chissà, ce lo auguriamo. Ma potrebbe anche essere solo una tregua temporanea!

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