Chi giudica il giudice? La gestione, l’organizzazione e i guadagni degli arbitri

Chi giudica il giudice? La gestione, l’organizzazione e i guadagni degli arbitri

Di Francesco Paolo Traisci. Gli arbitri collaborano, con la loro prestazione, allo svolgimento della gara. E, come quella degli atleti in campo, anche la prestazione degli arbitri è soggetto di valutazione. Ma anche di retribuzioni. Chi giudica il giudice? E quanto guadagnano i fischietti?

di Francesco Paolo Traisci

Certo chi sperava che l’introduzione della tecnologia e, nello specifico, del VAR avrebbe soffocato ogni polemica arbitrale è rimasto deluso! Le polemiche sono rimaste, anzi si sono fatte ancora più accese perché spesso la verità è sotto gli occhi di tutti e molti si chiedono come abbia fatto un arbitro, ora che è così agevolato dalla tecnologia, a sbagliare. E si rientra nel campo dell’errore umano, dell’interpretazione discutibile, non condivisa, o nella discrezionalità usata male. Ma poi alla fine, anche gli arbitri sono persone che collaborano, con la loro prestazione, allo svolgimento della gara e, come quella degli atleti in campo, anche la prestazione degli arbitri è soggetto di valutazione. Ma chi giudica il giudice? Gli arbitri sono spesso al centro della bufera ma anche loro sono “arbitrati”.

Chi decide del loro futuro e li gestisce?

L’AIA, la loro associazione, attualmente presieduta da Marcello Nicchi, che, ai sensi dell’art. 1 del proprio regolamento, “è l’associazione che, all’interno della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), riunisce obbligatoriamente tutti gli arbitri italiani che, senza alcun vincolo di subordinazione, prestano la loro attività di ufficiali di gara nelle competizioni della FIGC e degli organismi internazionali cui aderisce la Federazione stessa”. E’ lei che sempre ai sensi del regolamento “provvede direttamente al reclutamento, alla formazione, all’inquadramento ed all’impiego degli arbitri, assicurando condizioni di parità nell’accesso all’attività arbitrale”.

L’AIA è quindi una associazione con autonomia operativa e amministrativa che espleta la gestione di tutto quanto afferisce ella direzione delle gare delegatale dalla FIGC. E per questo gli arbitri sono sottoposti alla potestà disciplinare degli Organi della giurisdizione dell’AIA per la violazione agli obblighi imposti dall’Associazione, purché le questioni non riguardino in alcun modo altri tesserati o società della FIGC, mentre per quest’ultime e per le violazioni delle norme federali è competente la giustizia sportiva della FIGC. In particolare la giustizia interna è competente per sanzionare gli arbitri che non rispettano gli obblighi ed i divieti dell’art. 40 dello statuto, che riguarda specificamente il divieto di rilasciare interviste a qualsiasi mezzo di informazione o fare dichiarazioni pubbliche in qualsiasi forma, anche a mezzo siti internet, articoli di stampa, attività e collaborazioni giornalistiche o la partecipazione a gruppi di discussione, posta elettronica, forum, blog, social network o simili, che attengano le gare dirette e gli incarichi espletati da ogni associato, salvo espressa autorizzazione del Presidente dell’AIA.

Peraltro sempre in tema di interviste e dichiarazioni, la stessa norma consente gli arbitri di rilasciare dichiarazioni ed interviste sulle prestazioni espletate, solo dopo che il Giudice Sportivo ha deliberato in merito alle gare, purché consistano in meri chiarimenti o precisazioni e non comportino alcun riferimento alla valutazione del comportamento tecnico e disciplinare dei singoli tesserati, previa sempre autorizzazione del Presidente dell’AIA. Ed ancora è fatto loro divieto di rilasciare dichiarazioni pubbliche in qualsiasi forma attinenti ogni aspetto tecnico ed associativo dell’AIA, ossia giudizi su altri arbitri e sulle loro prestazioni, anche a mezzo siti internet o la partecipazione a gruppi di discussione, blog e simili, anche in modo anonimo o mediante utilizzo di nomi di fantasia o “nickname”. In definitiva poi è esplicitamente vietato per un arbitro in attività intrattenere rapporti professionali e di collaborazione in qualsiasi forma anche occasionale e non continuativa con i mezzi di informazione su argomenti inerenti il gioco del calcio. Della serie “i panni sporchi si lavano in famiglia”!

Come sono organizzati gli arbitri?

In tal senso l’art. 42 dello Statuto assegna gli arbitri alle Sezioni territoriali presso cui risiedono. Inizialmente è quella in cui hanno superato l’esame e poi, se dovessero cambiare residenza, possono, con una procedura abbastanza complessa, chiedere il cambio di sezione. Ai sensi dell’art. 43 gli arbitri effettivi (e, in modo speculare gli assistenti) per il calcio a 11 (la normativa poi prevede anche arbitri di calcio a 5 e arbitri di beach soccer) devono aver superato un esame a seguito di un corso, indetto ed organizzato dall’AIA stessa secondo le modalità previste nel Regolamento. Può partecipare al corso e sostenere il successivo esame solo chi abbia compiuto il quindicesimo anno di età e non abbia compiuto il trentacinquesimo anno alla data di effettuazione degli esami ed abbia conseguito il titolo di studio della scuola media inferiore obbligatoria o altro equipollente.

Gli arbitri sono poi organizzati in fasce, ciascuna facenti capo ad una Commissione o ad un Comitato Regionale o Provinciale. Partendo dalla base abbiamo i vari Comitati Regionali (e quelli provinciali di Trento e Bolzano), poi la Commissione Arbitri Interregionale, quella Nazionale Serie D (competente per i campionati di Serie D, per gli allievi Nazionali e per le donne A e B), la CAN Pro, poi le CAN B e A, che provvedono alle designazioni arbitrali per le gare organizzate dalla propria Lega di competenza.

Gli arbitri di ciascuna fascia vengono poi visionati e la valutazione delle loro prestazioni li inserisce in una graduatoria, con le modalità e le tempistiche previste nel regolamento. E questo ai fini di promozioni e dismissioni. E così, entro l’inizio di ogni stagione sportiva il Comitato Nazionale stabilisce l’organico in dotazione a ciascuna Commissione in funzione del numero delle società partecipanti ai rispettivi campionati ed anche il numero di promozioni e dismissioni: i primi delle rispettive liste vengono promossi, gli ultimi dismessi. In particolare gli arbitri vengono “licenziati”, ossia perdono la loro qualifica ai sensi dell’art. 52 del Regolamento, per “a) per dimissioni regolarmente rassegnate ed accettate; b) per non rinnovo tessera per inidoneità tecnica: 1) qualora l’associato, per causa ad esso imputabile, non presti, in una stagione sportiva, l’attività tecnica minima prevista dalle Norme di Funzionamento degli Organi Tecnici ovvero riporti, a fine stagione, una media globale definitiva inferiore alla votazione minima indicata dal Comitato Nazionale; 2) qualora l’associato non superi i corsi e/o le verifiche previsti dall’art. 47; c) per sopravvenuta inidoneità fisica e/o psichica allo svolgimento dell’attività arbitrale, deliberata con motivazione dal Comitato Nazionale e dallo stesso comunicati all’interessato, al Presidente di Sezione ed al Presidente del Comitato Regionale o Provinciale; d) in caso di preclusione ai sensi del Codice di Giustizia Sportiva federale o per il ritiro della tessera a seguito di procedimento disciplinare della giustizia domestica”.

In generale però le dismissioni avvengono soprattutto per sopraggiunti limiti di età. Che sono progressivi. Più si sale nella gerarchia più si rinvia la pensione. E così (tolti quelli dei Comitati Regionali e Provinciali) un arbitro della CAI deve andare in pensione a 30 anni se non viene promosso alla CAN D, uno della CAN D finisce la carriera a 32 e così via fino ai 45 quale limite di età per gli arbitri della CAN A che non vengono promossi internazionali dalla FIFA (attualmente i nostri internazionali sono 11, ultimo arrivato Maresca), che invece possono rimanere qualche anno di più.    

E per gli addetti VAR?

Si tratta di una categoria mista come indica l’art. 7, composta di arbitri della CAN A e B e di una categoria creata ex novo, chiamata VAR PRO. E ciò perché ai sensi dell’art. 7 alla loro designazione per le gare in cui il loro impiego è previsto, provvede il Responsabile CAN A, scegliendo fra gli arbitri a disposizione della CAN. A e della CAN. B e quelli che hanno ottenuto la qualifica di arbitri effettivi VAR (Arbitri effettivi VAR PRO) a seguito dell’inserimento nel relativo organico a disposizione della CAN. A. Il loro organico è determinato dal Comitato Nazionale sulla base del numero delle gare in cui è prevista la video assistenza arbitrale e di ogni altra valutazione tecnica relativa alla specifica funzione. Il limite massimo di permanenza nell’organico degli arbitri effettivi con funzioni di VAR è di quattro stagioni sportive e l’attività è consentita in base all’idoneità fisica ed alle capacità tecniche dell’interessato purché questi non abbia ancora compiuto, alla data del 30 giugno, il 50° anno di età. Le valutazioni delle prestazioni effettuate da arbitri ed assistenti arbitrali in funzione, rispettivamente, di VAR (e di AVAR) sono autonome rispetto a quelle delle gare dirette in campo e concorrono a formare una specifica graduatoria di merito idonea per l’eventuale inserimento nel ruolo degli A.E. VAR PRO a fine carriera.

In generale poi, oltre ai fini dei pensionamenti, le valutazioni tecniche (negative, in questo caso) delle prestazione degli arbitri possono determinare la loro sospensione dall’impiego fino a due mesi gli associati a disposizione dei Comitati, dandone comunicazione all’interessato, qualora, nello svolgimento dell’attività, incorrano in inadempienze tecniche, atletiche o comportamentali. Quindi in caso di prestazioni scadenti, l’arbitro ed anche il VAR possono essere sospesi (così come anche gli assistenti).

E quanto guadagnano gli arbitri?

Per le gare di serie A viene selezionato attraverso una formula di promozioni, retrocessioni ed avvicendamenti vari, un gruppo di una ventina di fischietti (attualmente sono 21), che operano in veste di liberi professionisti con tanto di partita IVA, con una sorta di contratto di collaborazione (un co.co.co., per intenderci) con la Federazione, con un reddito prodotto in base ad un compenso fisso (qualificato come “diritto di immagine”) ed una diaria in funzione delle gare che dirige. Il fisso può andare dai 30.000 euro l’anno attribuiti ai “neo-immessi” ai 90.000 per i più anziani, ossia gli internazionali, con fasce intermedie che dipendono dalla carriera svolta (ossia dal numero di gare dirette e dall’anzianità di servizio). La parte variabile dipende dal numero di partite dirette. Attualmente, per ogni gara l’arbitro riceve una diaria pari a 3.800 euro lordi. Visto che mediamente ogni arbitro scende in campo per 15/16 partite di campionato a stagione, dovrebbe arrivare ad intascare circa 25.000 euro lordi come diaria. Ci sono infine i compensi per la Coppa Italia: Qui si va dai mille euro riconosciuti agli arbitri “titolari” nei primi turni ai 1.500 per i quarti di finale, fino ai 2.500 per le semifinali e ai 3.800 per la finale (stesso importo per la Supercoppa italiana). Meno remunerativo è sicuramente il ruolo di 4° uomo (500 euro a gara) e quello di VAR e AVAR, che consente all’arbitro addetto a tale servizio di portarsi a casa 1.500 euro a partita (e 750 per l’AVAR), potendo quindi dar luogo a sospetti di gelosie e concorrenza fra l’arbitro in campo e quello dietro le telecamere. Il tutto perciò consente di arrivare fino a 180mila euro per l’attività nazionale, mentre per i più giovani fino a 120.000.

I più esperti possono poi, ottenendo la qualifica di internazionale, arbitrare anche questo tipo di gare, con un tariffario ad hoc per le partite di Champions (fino a 5.000 euro per ogni gara diretta), Europa League e gare fra Nazionali. Un arbitro di prima fascia può dirigere una decina di match, mentre la media della categoria è di circa 4/5 partite a stagione. I fischietti internazionali possono quindi arrotondare quello che ricevono dalla propria Federazione con un’ulteriore entrata, in media di circa 20.000 euro. Ed infine per i top selezionati per i mondiali (di solito uno, massimo due per ciascuna nazione) è previsto un ulteriore bonus di 50.000 euro, corrisposto per i raduni e la manifestazione. Un arbitro internazionale mediamente può quindi arrivare a guadagnare fino a 200.000 euro l’anno, mentre un arbitro al primo anno di serie A può arrivare a guadagnare fino a 120.000. Molto meno ricchi i guardalinee, che ormai hanno una carriera distinta da quella degli arbitri e che per le gare di serie A percepiscono 1000 euro l’una con un fisso che va dagli 8.000 euro per i neopromossi ai 24.000 per gli internazionali.

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