Caso Icardi, un infortunio che fa discutere: reale o…diplomatico?

Caso Icardi, un infortunio che fa discutere: reale o…diplomatico?

Di Francesco Paolo Trasci. Quello di Icardi è un caso spinoso. E tutti a chiedersi: malattia vera o di comodo? Come verificarlo? E quando finirà? E, soprattutto, qualora fosse immaginaria o comunque qualora il giocatore fosse guarito, come potrebbe comportarsi l’Inter?

di Redazione Il Posticipo

Caso Icardi; un infortunio che fa discutere… Le vicende sono note; quanto meno ciò che trapela sui media. E dico media perché, oltre ai tradizionali mezzi di comunicazione aggiungete social, Tweet, WhatsApp, Instagram, Youtube e chi più ne ha più ne metta! Un lavaggio dei panni sporchi in pubblico, anziché in famiglia, in un loop multimediale dal quale società e giocatore cercano di uscire senza, per ora alcun successo.

Cosa è successo?

Riassumendo la vicenda e senza voler prendere le parti di nessuno, tutti ricordiamo che a seguito di alcune esternazioni ritenute denigratorie nei confronti dei compagni di squadra della moglie e manager del proprio capitano Icardi, nel corso di una nota trasmissione televisiva, l’Inter decideva di togliere a quest’ultimo la fascia di capitano e di non convocarlo per la successiva trasferta.  In tutta risposta il giocatore non si presentava all’allenamento adducendo un dolore al ginocchio che gli avrebbe impedito di scendere in campo anche nelle gare successive e che lo starebbe costringendo a svolgere solo cure mediche. A margine le dichiarazioni della stessa Wanda Nara di non volere rinnovare il contratto del proprio assistito, o di volere un forte aumento o di volere andare via. Dal canto suo l’Inter pur dichiarandosi disponibile alla contrattazione, pretenderebbe che il giocatore faccia un passo indietro dichiarando di essere guarito e torni a disposizione del mister. Un caso spinoso, un muro contro muro con poche vie d’uscita. E tutti a chiedersi: malattia vera o di comodo? Come verificarlo? E quando finirà? E, soprattutto, qualora fosse immaginaria o comunque qualora il giocatore fosse guarito, come potrebbe comportarsi l’Inter?

Infortunio diplomatico?

Regole alla mano, siamo in un caso in cui l’indisponibilità del giocatore deve essere valutata in termini di inadempimento giustificato o meno delle proprie obbligazioni. Ma partiamo dall’inizio. Partiamo dalla fascia di capitano tolta dall’Inter a Icardi in seguito alle dichiarazioni della moglie ritenute denigratorie nei confronti della squadra e dei compagni e vediamo quella che potrebbe essere ritenuta la reazione del giocatore: non gioco perché sto male!

Se fosse così sarebbe un suo diritto, qualora e finché si trattasse di una vera malattia o, comunque di un malessere che, giocando, metterebbe in pericolo la sua incolumità fisica, con rischio di aggravare la situazione, rischiando che un piccolo male si trasformi in un infortunio serio. È anche giustificabile al limite il fatto che il malore sia esploso dopo essere stato privato della fascia di capitano. Ed allora il ragionamento del giocatore potrebbe essere: finché ero capitano mi sacrificavo e giocavo convivendo il dolore al ginocchio e rischiando di peggiorare, ma ora che la società mi ha tolto la fascia di capitano, depotenziandomi e facendomi fare brutta figura, non sono più disposto a sacrificarmi ed a rischiare. Prima come capitano mi si chiedeva l’esempio ed il maggiore sacrificio, ora sono un giocatore normale! Ci può stare, al limite, come ragionamento.

E se non fosse un vero infortunio?

Ma sempre che si tratti di un vero dolore o comunque di un dolore insopportabile o che ci sia il rischio di peggiorare e che continui ad esserlo. Altrimenti il giocatore, rifiutando la convocazione, commetterebbe un inadempimento contrattuale, sanzionabile dal club con una multa, ossia trattenendo una quota del suo stipendio eventualmente all’esito di un procedimento dinnanzi ad uno dei collegi arbitrali previsti dalla giustizia federale o davanti al giudice del lavoro, secondo un ordine ben predeterminato. Come finirà? Certo che non è credibile che Icardi rimanga malato fino alla fine della stagione. Il nodo pare essere il rinnovo del contratto, anche se la scadenza di quello attuale appare lontana. Si riconcilieranno le parti, quantomeno per arrivare ad una tregua fino alla fine della stagione? Questo pare al momento l’interesse di tutti. Perché una cessione potrà avvenire solo a fine stagione e con il consenso di tutti, club e giocatore, mettendo su un affare che convenga a tutti.

Altre soluzioni oltre alla riconciliazione?

Altre soluzioni non sembrano al momento ipotizzabili. Non sembra ipotizzabile quella della risoluzione e della conseguente liberazione del giocatore, che così potrebbe trovarsi da solo una nuova squadra. La risoluzione è infatti collegata solo a ipotesi tassative di inadempimento imputabile alla società, come il reiterato mancato pagamento dello stipendio o la perdita della licenza. Ipotesi che non paiono sussistere nel caso del giocatore argentino.  E nemmeno pare possibile individuare un caso di mobbing. Abbiamo già parlato di mobbing nel calcio, di esclusioni ingiustificate e di messa fuori rosa punitive, ossia non giustificate da scelte tecniche. In questo caso parlare di mobbing sarebbe eccessivo ed una simile affermazione sarebbe facilmente smontata da chi si limitasse a sostenere che mentre la esclusione dalla rosa e dagli allenamenti priva di una ragione tecnica sarebbe una violazione di un diritto del giocatore, la mancata attribuzione della fascia di capitano no, rientrando pienamente nella sfera tecnica delle decisioni dell’allenatore e della società. 

Una situazione di stallo! Chi farà il primo passo? A questo punto non si capisce nemmeno cosa dovrebbero fare le parti. Dovrebbero certo trovare un accordo, quanto meno per finire la stagione.  Cosa dovrebbe fare l’Inter affinché Icardi torni a disposizione? E quali passi dovrebbe fare il giocatore? Certo che il protrarsi della situazione nuoce ad entrambe le parti, alla squadra perché senza il suo bomber argentino, malgrado la bravura dei sostituti, ha manifestato difficoltà in zona ed a quest’ultimo perché non gioca e, non giocando si perde sempre!

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