Calciomercato creativo e libertà negoziale: le mille formule dei trasferimenti dei calciatori

Calciomercato creativo e libertà negoziale: le mille formule dei trasferimenti dei calciatori

Di Francesco Paolo Traisci. Il calciomercato è finito un po’ dappertutto ed è l’ora dei bilanci. E, dopo quello relativo al rafforzamento o all’indebolimento delle rose, si apre il dibattito sulla valutazione dei costi della campagna acquisti

di Francesco Paolo Traisci

Il calciomercato è finito un po’ dappertutto ed è l’ora dei bilanci. E, dopo quello relativo al rafforzamento o all’indebolimento delle rose, si apre il dibattito sulla valutazione dei costi della campagna acquisti. Gli analisti ci raccontano infatti di un mercato basato sui prestiti, molti dei quali onerosi (anche molto, come quello di Ceballos all’Arsenal per 17 milioni) e senza obbligo di riscatto. Come mai le società hanno virato su questa formula? Che vantaggi dà per quel che riguarda il Fair Play Finanziario? Cerchiamo di rispondere a questi interrogativi.

È sicuramente stato un mercato creativo, in cui molti trasferimenti sono stati effettuati con formule articolate, un mercato in cui presidenti e direttori sportivi hanno fatto lavorare i propri consulenti giuridici per elaborare clausole sempre più sofisticate, con un occhio al trasferimento del giocatore ed uno al bilancio. Un calciomercato creativo, con formule di trasferimento sempre più complesse ed aleatorie. Sì, perché tradizionalmente ed in base ai vari regolamenti sono consentite solo due forme di trasferimento: a titolo definitivo ed a titolo temporaneo. Punto. In passato si consentiva anche il trasferimento in comproprietà, ossia 50% del cartellino a me e 50% a te. Con problemi finali per decidere chi sarebbe diventato proprietario dell’intero cartellino alla scadenza della stagione. E di lì la pratica delle buste, con tutte le problematiche che, chi ha qualche anno come me, conosce bene.

Oggi questo è vietato e per arrivare allo stesso risultato si deve inserire nel contratto una articolata serie di clausole, che trasformano il trasferimento qualora fosse stato in prestito in trasferimento definitivo e poi con un diritto di recompra a favore del cedente per garantirgli di potersi riprendere il giocatore in caso si trasformi in un prospetto interessante. Ma è sulle modalità del trasferimento in prestito che si è sviluppata la creatività degli operatori per attribuire a questa figura contrattuale generica una miriade di connotazioni e di finalità differenti.

Abbiamo infatti il prestito “secco”.

Un trasferimento a titolo temporaneo senza ulteriori previsioni per il futuro. Alla fine del prestito il giocatore rientra alla base. Io titolare del cartellino, che non riesco a tenere in rosa il giocatore garantendogli di giocare per crescere, lo mando a giocare altrove così mi alleggerisco del costo del suo ingaggio (quantomeno in parte). Tu società presso la quale il giocatore va in prestito, ottieni le sue prestazioni senza pagare il costo del suo cartellino e quindi senza gravare sul bilancio, se non dell’eventuale costo del prestito e dello stipendio del giocatore. Una formula neutra che non avvantaggia nessuno per il futuro destino del giocatore. Al termine della stagione, il ragazzo tornerà alla base oppure le due squadre rinegozieranno il prezzo del cartellino per un trasferimento definitivo.

Prestito con diritto di riscatto

In questo caso il trasferimento a titolo temporaneo è corredato da un’opzione a favore del titolare del prestito per trasformarlo, al termine o in corso d’opera, in trasferimento a titolo definitivo. Il tutto se riterrà che il prezzo inizialmente pattuito sia per lui conveniente. Il rischio di un flop del giocatore ricade quindi sulla squadra proprietaria del cartellino. È dunque un modo per testare il giocatore, per vedere se si adatta al nuovo ambiente e valutarne direttamente le qualità, senza il rischio di doverlo acquistare per forza. Un modo per chi riceve il prestito per pianificare senza i rischi di insuccesso e, soprattutto senza essere costretti a pagare il giocatore se non va.

Prestito con obbligo di riscatto

Il trasferimento a titolo temporaneo è corredato da un obbligo di acquistare il giocatore alla scadenza. A prescindere dalle prestazioni del giocatore e di un suo eventuale flop. Di solito, si tratta semplicemente di un modo per differire il pagamento e quindi per far gravare il costo del cartellino sui bilanci successivi. Con chiari benefici in termini di Fair Play Finanziario. 

I risultati come condizioni aleatorie

Ma queste formule di recente si sono ulteriormente complicate con l’inserimento in alcuni casi di elementi aleatori.  Ci sono, ad esempio, obblighi di riscatto che scattano al raggiungimento di determinati risultati. Quindi obbligo, ma solamente se si realizzano determinate condizioni. Dunque non un obbligo vero e proprio e non semplicemente un differimento del pagamento per riportarlo sui bilanci successivi, ma obbligo solo ma se il giocatore dimostra di valere. Il rischio del flop è comunque ripartito fra le parti.

Il prestito oneroso e quello gratuito

Tradizionalmente il prestito avveniva gratuitamente, con il club che riceveva il giocatore in prestito che si accollava il suo stipendio. Man mano poi si sono sviluppate, da una parte, forme di collaborazione della squadra cedente al pagamento dello stipendio, nei casi in cui questa sia fortemente interessata a mandare in prestito un giocatore il cui stipendio sia fuori dalla portata del club presso il quale va. E quindi anche solo per liberarsi di una parte dello stipendio (oltre che, a volte anche solo della sua ingombrante presenza nella rosa) senza perderlo definitivamente, una simile formula viene accettata. Nell’altro senso invece si è sviluppato un filone di prestiti onerosi, con costi anche elevati per il club che ottiene il giocatore in prestito. Un modo per avere un giocatore senza pagare interamente il costo del cartellino. Il rischio flop rimane in capo al cedente, ma il prezzo del prestito è comunque un vantaggio economico per lui.

In realtà, il prestito oneroso spesso si abbina sia ad un obbligo di riscatto che ad diritto di riscatto, assumendo quindi una funzione ben diversa, rispetto a quella tradizionale. Quando il prestito oneroso si abbina ad un obbligo di riscatto, diventa un’anticipazione del prezzo, con evidentemente un occhio ai flussi finanziari da mettere a bilancio, mentre quando è abbinato al diritto di riscatto, può ritenersi il prezzo pagato per l’opzione all’acquisto. Ossia anche qualora la squadra titolare del prestito dovesse decidere di non acquistare il giocatore comunque l’altra ha ricevuto una parte del prezzo. È quindi un modo per dividere il rischio di un eventuale flop del giocatore.   

Abbiamo visto alcune delle formule più diffuse nel mercato attuale. Ma se ne possono immaginare tante altre pur rimanendo nei limiti previsti dai regolamenti, perché, con la combinazione di obblighi e diritti ed elementi aleatori che ne alterano l’effettiva portata e finalità, si è ormai aperto un mondo per la creatività del mercato!

  

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