Calcio femminile: dopo il gran mondiale delle azzurre, è l’ora del professionismo

Calcio femminile: dopo il gran mondiale delle azzurre, è l’ora del professionismo

Di Francesco Paolo Traisci. L’espansione negli ultimi anni del calcio femminile a livello italiano, europeo e mondiale, per quanto ci riguarda, dovrebbe trovare un suo primo naturale esito nel riconoscimento del professionismo anche alle donne del calcio tricolore.

di Francesco Paolo Traisci

Abbiamo tutti negli occhi le immagini di un mondiale femminile di alto livello, giocato da squadre atleticamente e tecnicamente ben preparate ed organizzate. La bella figura fatta dalle nostre rappresentanti poi ha inorgoglito tutti, a cominciare dal Presidente Mattarella, che ha espresso parole di grande elogio per le calciatrici presenti, ma anche per tutto il movimento calcistico femminile, che è in enorme espansione.

ESPANSIONE – Un’espansione iniziata già da qualche anno, come abbiamo avuto modo di commentare, sia a livello mondiale e europeo, sia a livello italiano. E che, per quanto ci riguarda, dovrebbe trovare un suo primo naturale esito nel riconoscimento del professionismo anche alle donne del calcio. Come tutti sappiamo, la previsione di un professionismo sportivo è demandata alla scelta di ogni singola federazione, che detta i criteri per distinguere l’atleta professionista da quello non professionista. E in Italia solo poche Federazioni hanno previsto il professionismo, ma, nessuna, salvo quella tennistica (che però ha le sue particolarità) lo contempla per le donne.

CAMBIO DI PARADIGMA – Da noi la FIGC ha fatto di recente qualche passo avanti in tal senso. Dopo un aspro contenzioso in seno alla giustizia sportiva è riuscita a gestire direttamente, come abbiamo scritto in precedenza, i due primi campionati femminili (Serie A e Serie B), creando la Divisione Calcio Femminile e sottraendoli al Dipartimento Calcio Femminile della Lega Nazionale Dilettanti. Il tutto favorito dall’ingresso dei principali club calcistici maschili nel calcio rosa.

PROFESSIONISMO – L’obiettivo sulla bocca di tutti è il professionismo e quindi l’applicazione dei contratti e delle tutele previste dalla Legge 91 del 1981 e successive modifiche, ma anche in generale delle garanzie previste per i lavoratori nella legislazione statale e nella Costituzione. È vero che alle atlete, soprattutto alle tutela della maternità e della pari opportunità, ha pensato il CONI con alcune normative specifiche, ma l’attribuzione dello status di professionista e quindi delle garanzie del lavoratore dipendente cambierebbe di molto la situazione attuale con l’assoggettamento alle norme previdenziali e assistenziali tipiche del lavoro subordinato.

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