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Calcio e fondi di investimento: un rapporto in divenire

 (Photo by Franck Fife/Pool via Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. Le risorse a disposizione dei fondi di private equity potrebbero accrescere la presenza dei fondi nel mondo del calcio. L'emergenza Coronavirus e i venti di guerra hanno solo contribuito ad accelerare la tendenza...

Francesco Paolo Traisci

Una delle chiavi per la sostenibilità del calcio di oggi sicuramente passa attraverso la presenza sempre più diffusa dei fondi di private equity all’interno delle società calcistiche o dei campionati o competizioni, con investimenti sempre più importanti. Ed oggi più che mai alcuni di questi fondi sono pronti a riversare nel calcio enormi somme di danaro. Secondo Calcio e finanza, i fondi di private equity sarebbero pronti a “tornare a caccia di affari su mercati pubblici e privati”, riversando una parte della liquidità a loro disposizione. In questo senso, come ben sappiamo, la mission di questi fondi è quella di fare investimenti di medio-lungo termine in imprese non quotate ad alto potenziale di sviluppo e crescita (high grow companies), con l'obiettivo di ottenere un consistente guadagno in conto capitale dalla vendita della partecipazione acquisita o dalla quotazione in borsa. E cosa di meglio in questo senso di società calcistiche di grande blasone o di società collegate allo sfruttamento del fenomeno calcistico?

I fondi come proprietari o investitori

Da un lato si riscontra la sempre maggiore presenza di questi fondi fra i proprietari di grandi club o comunque fra i finanziatori. La mission è quella di immettere liquidità nelle casse di un club in difficoltà finanziaria, per ottenere un profitto dalla rivendita futura se sono state acquistate le quote azionarie del club oppure semplicemente dagli interessi monetari per il finanziamento ai soci. È il caso, nel nostro campionato del Milan, tuttora di proprietà del Fondo Eliott, che all’epoca lo ha acquistato in cambio del prestito concesso ad un investitore cinese che poi non era riuscito ad acquistare il club. Ma anche dell’Inter, con il fondo californiano Oaktree, che lo scorso maggio ha garantito alla Great Horizon, la controllata di Suning tramite cui il gruppo cinese possiede la maggioranza del club con il 68,55% delle azioni, un finanziamento da 275 milioni di euro. E forse anche dell’Atalanta, che pur non avendo formalmente accolto un fondo nella sua compagine azionaria, ha siglato un’intesa con Stephen Pagliuca, co-proprietario dei Boston Celtics in NBA e presidente di quel Bain Capital, uno dei colossi del settore. È vero che molte altre proprietà straniere non sono di fondi ma personali, ma è vero anche che molti sono i fondi che cercano opportunità di investimento nel calcio. 

I fondi per per la media company

E una di queste, alternativa all’acquisto di un club, è quella di finanziarne alcune attività. Come quella dello sfruttamento dei diritti audiovisivi. E questa è una delle strade più battute. Da noi ed altrove. A volte con successo, altre meno. Mentre in Spagna con successo, con una maxi-operazione del fondo CVC che ha riversato nelle casse dei club quasi 2 miliardi di euro, da noi per il momento non se n’è fatto nulla. L’operazione studiata dall’ex Presidente della Lega A aveva previsto che una cordata di fondi avrebbe finanziato una media company costituita dai club di serie A. Oltre al denaro, i fondi avrebbero fornito la propria competenza professionale. Ed una delle caratteristiche di queste operazioni è proprio l’apporto professionale degli investitori, che avrebbero apportato le le proprie conoscenze ed esperienze professionali, mentre ai club ed al management scelto da loro sarebbe comunque rimasta la gestione operativa, seppur condividendo le decisioni strategiche con i fondi. Ma l’operazione non è andata in porto per l’opposizione di alcuni presidenti che hanno voluto mantenere il controllo di tutta l’attività. E così all’epoca, a Lotito e De Laurentis si aggiunsero anche Marotta ed Agnelli, che nel frattempo si erano impegnati con la Superlega. E l’operazione è naufragata, inducendo, probabilmente, anche il Presidente della Lega a riflettere sul suo futuro professionale, tanto da rassegnare, in seguito, le proprie dimissioni. Perché credeva nell’importanza degli investimenti dei fondi di investimento nel calcio. E non è detto che non se ne riparli in futuro. Sembra infatti che siano numerosi i fondi di private equity già pronti a tornare a caccia di affari sui mercati privati e pubblici. Il “Global Private Equity Report 2022”, report annuale realizzato da Bain & Company, sottolinea che i private equity hanno a disposizione liquidità per 3.400 miliardi di dollari (3.100 miliardi di euro circa). Si tratta una cifra record, in crescita rispetto ai 3.100 miliardi del 2020 e ai 2.500 miliardi del 2019, dettata dal crescente interesse degli investitori per questa asset class.  Potrebbero esserci numerose opportunità da cogliere per tutto il nostro calcio, per uscire dalla crisi finanziaria in cui versa.