Bocciato il credito d’imposta per le sponsorizzazioni sportive: lo sport italiano gettato nell’incertezza

Di Francesco Paolo Traisci. La Commissione Bilancio della Camera ha bocciato la proposta di introdurre un credito d’imposta per le sponsorizzazioni sportive. Il che getta nell’incertezza il futuro dello sport italiano professionistico e dilettantistico di alto livello, sprecando una vera occasione per consentire al movimento sportivo di non perdere un importante fonte di risorse.

di Francesco Paolo Traisci

Un’altra occasione sprecata per rilanciare lo sport italiano! La Commissione Bilancio della Camera ha bocciato la proposta di introdurre un credito d’imposta per le sponsorizzazioni sportive. Si trattava di una proposta di emendamento al Decreto Rilancio, promossa dal comitato 4.0 (costituito da Lega Pro di Calcio, Lega Basket Serie A, Lega nazionale pallacanestro, Lega volley femminile, Lega volley maschile, Lega Basket femminile e Fidal Runcard), attraverso la quale si intendeva supportare la principale fonte di sostentamento dello sport italiano: le sponsorizzazioni. Tutto lo sport agonistico, infatti, si basa sulle risorse economiche che vengono fornite dagli sponsor, esterni o interni (soci, presidenti ecc.), che, in cambio della comunicazione visiva dei loro marchi, finanziano le società sportive, consentendo loro di svolgere la propria attività e di partecipare alle varie competizioni. Si tratta di una forma di comunicazione inventata negli Stati Uniti, ma su cui ormai si regge tutto il sistema sportivo, con l’unica vera eccezione del calcio di Serie A, che ormai viene finanziato principalmente attraverso i diritti televisivi, ma che, in ogni caso, non è assolutamente estraneo al sistema (basta vedere le maglie, da gioco e da allenamento, delle nostre squadre, che ormai sembrano veri e propri tabelloni pubblicitari). Lo sport è, infatti, sempre di più un veicolo pubblicitario fondamentale per promuovere i vari prodotti.

La continuità aziendale viene a mancare

Ma in tempi di Covid e post Covid, il sistema potrebbe subire gravi danni, che si sommerebbero ai mancati incassi del periodo del lockdown e di una eventuale inizio della prossima stagione a porte chiuse. Lo sport italiano, quello di vertice ma anche quello di base, pare infatti a forte rischio di continuità aziendale, essendo spesso venuti meno i redditi di chi provvedeva a finanziarlo. Molti presidenti ed, in generale, molti finanziatori (soci o sponsor), delle società dilettantistiche, in seguito alla crisi, potrebbero non essere in grado di far fronte agli impegni economici presi nei confronti delle loro società. La crisi, che investe le aziende produttive dalle quali traggono la liquidità per finanziare i rispettivi club, potrebbe travolgere i club stessi, laddove i presidenti dovessero vedersi costretti a scegliere se assicurare la sopravvivenza alle proprie famiglie ed alle stesse aziende, dipendenti ed operai compresi, o destinare ancora risorse per finanziare le proprie società sportive.

Un sistema fragile

In tal senso, il sistema sportivo italiano a tutti i livelli è sempre stato molto fragile proprio perché spesso legato solo alla passione ed ai contributi finanziari di pochi appassionati. “Ecco perché il calcio è fragilissimo ed esposto più di altri settori produttivi e dello sport”, aveva spiegato tempo fa in un’intervista radiofonica Francesco Ghirelli, Presidente della Lega Pro di calcio, una delle componenti del Comitato 4.0, parlando della crisi del calcio innescata dalla pandemia del coronavirus e del rischio che settori come le cosiddette serie minori, vitali per il movimento, possano vivere un momento in cui la sopravvivenza di molti club sarà a rischio. E lo stesso discorso può essere fatto per tutto lo sport dilettantistico e non (non a caso del Comitato fanno parte la Lega A Basket, composta da società professionistiche, insieme alle varie Leghe di Pallavolo).

Con la mancata approvazione di questo incentivo, si getta nell’incertezza il futuro dello sport italiano professionistico e dilettantistico di alto livello, sprecando una vera occasione per consentire al movimento sportivo di non perdere un importante fonte di risorse essenziali per la sua sostenibilità, bloccando di fatto quell’“ascensore” sportivo che rappresenta allo stesso tempo un presidio sociale unico in tantissime aree del paese in cui si coltivano i talenti delle ragazze e dei ragazzi chiamati a rappresentare l’Italia nell’ambito delle specialità Olimpiche e non solo.

L’appello del comitato

“Rivolgiamo questo accorato appello affinché tutta l’intellighenzia sportiva italiana remi nella stessa direzione, cosa che ad oggi è stata clamorosamente ed inopinatamente disattesa. La gestione dello sport italiano deve passare attraverso interventi strutturali e non finalizzati alla propaganda o al facile consenso. Lasciare indietro lo sport di squadra vuol dire ridurre le risorse e, indirettamente, meno attività sociali, meno posti di lavoro e meno gettito fiscale. Chiediamo dunque che la misura venga adottata nei prossimi provvedimenti, e comunque un confronto strutturato con il Ministro dello Sport Spadafora e il Ministro dell’Economia Gualtieri” – spiegano dal Comitato 4.0.

Purtroppo, nonostante la misura proposta avesse trovato, all’inizio, il supporto di molti parlamentari di governo e opposizione, è arrivata la bocciatura. Lo scoglio principale è stato quello della assenza di coperture finanziarie per sostenere la mancata fiscalità sulle entrate delle sponsorizzazioni. Ma non è detta l’ultima parola…

Le rassicurazioni del ministro

In seguito alla bocciatura della proposta, il ministro Spadafora aveva da subito preso posizione. E alla Camera qualche giorno fa durante il question time, ha parlato di questo problema e ha rassicurato che le risorse si troveranno: “Il tema del credito di imposta sta a cuore al mio Ministero che ha interloquito in questi mesi con tutti gli organismi sportivi e in modo particolare con i soggetti riuniti nel Comitato 4.0. Purtroppo, nonostante i tantissimi provvedimenti emessi dal Governo per fronteggiare la emergenza sanitaria, non è stato possibile in questa fase trovare ulteriori risorse anche per il credito di imposta ma assicuro che nell’imminente provvedimento di ulteriore scostamento di bilancio ci sarà sicuramente spazio per trovare le risorse, così come anche auspicato dal Parlamento, in grado di dare completezza con quest’ultimo provvedimento alle iniziative organiche che abbiamo portato avanti per il settore sportivo”.

Speriamo sia così. Perché senza incentivi, sarà complicato attrarre sponsorizzazioni. Dipenderebbe solo dalla passione degli sponsor, non avendo loro ufficialmente nessuna incentivazione economica a concludere contratti di sponsorizzazione.  Ma il mecenatismo puro potrebbe non bastare… A meno che la “spinta” economica non la si trovi “non ufficialmente”, attraverso forme “non ufficiali” di compensazioni e ritorni “in nero”. Sappiamo tutti come funziona! Ed allora, non è meglio trovare il modo di fare emergere anche questo?

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