Arrivano i fondi e la media company: i nodi da risolvere e le nuove prospettive dei diritti tv della Serie A

Di Francesco Paolo Traisci. Finalmente l’Assemblea della Lega A ha detto sì all’offerta di 2,9 miliardi complessivi formulata dalla cordata Cvc-Advent-FSI per entrare a far parte della media company che gestirà i diritti di immagine della nostra Serie A. Ora si tratta di regolare alcuni dettagli (che forse tanto dettagli non sono)…

di Francesco Paolo Traisci

Finalmente l’Assemblea della Lega A ha detto sì all’offerta di 2,9 miliardi complessivi (1,7 di pagamento per le quote e 1,2 di prestito garantito a tassi giudicati bassissimi) formulata dalla cordata Cvc-Advent-FSI per entrare a far parte della media company che gestirà i diritti di immagine della nostra Serie A. Ed è stata vinta l’ultima resistenza di alcuni club che tentavano di rimandare l’affare in cerca di soluzioni migliori. Ha vinto la proposta del Presidente Dal Pino ed i club hanno votato si all’unanimità. Inizialmente si pensava che tutto si sarebbe risolto prima della riunione fissata inizialmente per il 18 e tenutasi il 19, in modo da portare alla votazione dell’Assemblea di Lega un quadro più definito per la nuova società. In realtà questo quadro ancora non c’è ed presidenti si sono limitati ad approvare, all’unanimità solo la proposta economica della cordata di investitori, ritenuta molto vantaggiosa. Ora si tratta di regolare alcuni dettagli (che forse tanto dettagli non sono) ed una commissione è già all’opera con i consulenti della Lega per trovare un assetto definitivo da sottoporre al voto dei nostri club.

Il nodo della fiscalità

Il primo nodo da sciogliere è quello economico e riguarda la fiscalità: come evitare le doppie imposizioni fiscali sui proventi da cessione dei diritti televisivi. Il problema principale riguarda in particolare l’Iva, oggi “neutra” per i club che fatturano al lordo della stessa. La cessione della gestione dei diritti tv alla media company con dentro Cvc-Advent-Fsi, costringerebbe i club a dover pagare due volte l’Iva (doppia imposizione), prima a monte (per la vendita delle quote della media company) poi a valle (per la quota di distribuzione dei proventi dei diritti quando saranno venduti), perché ci sarebbe un doppio passaggio. Questo doppio pagamento peserebbe non solo sulle squadre calcistiche, ma anche sulle performance degli stessi fondi di private equity. Chi paga? Èquello di cui stanno discutendo all’interno della commissione i rappresentanti delle due parti, con i fondi che chiedono infatti un aumento del minimo garantito di ricavi annui dai diritti tv.

Chi guiderà la nuova società? E il sistema è compatibile con la Legge Melandri?

Il secondo argomento del dibattito riguarda la “governance”. Come sarà organizzata l’amministrazione della nuova società? E ciò sia dal punto di vista delle poltrone (Presidente, consiglieri) sia dal punto di vista delle nomine nel board ancora da sistemare. C’è chi ipotizza una equa distribuzione delle poltrone con un Presidente del Cda (o un AD) di nomina dei fondi, che designerebbero anche 6 consiglieri, mentre 7 sarebbero in quota Lega A. Ma mi sembra solo un’ipotesi. Inoltre, restano da verificare alcuni profili di compatibilità dell’operazione diritti tv con la Legge Melandri, la quale regola l’utilizzazione economica e l’assegnazione dei diritti televisivi in Italia, con in particolare la questione del divieto di “single buyer”.

Una boccata di ossigeno

Ma sicuramente si arriverà ad una definizione perché l’offerta dei fondi è ritenuta molto vantaggiosa  non soltanto in termini economici, perché porta una grande boccata d’ossigeno per le casse dei club in questo momento di crisi, ma anche perché consente una pianificazione industriale seria e mirata per quella che è diventata la fonte di reddito più importante per i club: i diritti di immagine. Non solo nella contingenza, con gli stadi chiusi e gli sponsor in fuga, ma anche nel futuro. Una programmazione di investimenti seria e professionale per migliorare l’immagine e la competitività del nostro campionato anche su scala internazionale, cosa che fino ad oggi è mancata anche per la propensione dei nostri presidenti a litigare su criteri di ripartizione per massimizzare il tornaconto di ciascuno, piuttosto che pianificare una strategia comune per aumentare il reddito globale. L’assemblea appena passata, che sembrava la naturale scadenza per la discussione, in realtà si è mostrata un passo avanti ma ancora interlocutoria ed alcuni mostrano di non avere fretta.

L’assegnazione dei diritti per il prossimo triennio

In realtà la vera scadenza è rappresentata dalla procedura di assegnazione dei diritti tv della Serie A per il triennio 2021-2024. Riuscirà la nuova media company a costituirsi e entrare in pista per entrare nel merito delle decisioni sull’assegnazione o questo giro sarà ancora gestito dalla Lega alla vecchia maniera? Per questo alcuni ipotizzano un prolungamento annuale, senza trattative, dei contratti in essere (primo fra tutti quello con Sky, anche dopo l’altolà del Consiglio di Stato per l’esclusiva sulle trasmissioni internet). Altri invece pronosticano che si procederà all’assegnazione con le procedure tradizionali, con qualche partecipante in più rispetto al passato anche per la forte crescita di interesse per i diritti internet, con l’ingresso di piattaforme OTT (over the top) come Amazon (già acquirente di alcuni diritti Champions League in Italia) e Netflix. Certo l’alternativa più redditizia potrebbe essere il famoso canale di lega gestito dalla media company, ma il tutto appare ancora assai prematuro, quantomeno per l’anno prossimo!

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