Al-Khelaifi nel comitato esecutivo UEFA e il nuovo Fair Play Finanziario di Ceferin

Al-Khelaifi nel comitato esecutivo UEFA e il nuovo Fair Play Finanziario di Ceferin

Di Francesco Paolo Traisci. Qualche giorno fa, Aleksander Ceferin è stato rieletto presidente dell’UEFA. Ma nel nuovo comitato esecutivo che rappresenta il governo del calcio europeo è entrato il miliardario qatariota Al-Khelaifi, padrone del Paris Saint Germain, un club più volte finito nel mirino del Fair Play Finanziario…

di Francesco Paolo Traisci

Qualche giorno fa, Aleksander Ceferin è stato rieletto presidente dell’UEFA. L’esito era pressoché scontato, visto che il 51enne avvocato sloveno era l’unico candidato, tanto che il Congresso UEFA, riunito a Roma, lo ha rieletto per acclamazione. Lo sloveno è al secondo mandato, essendo stato eletto la prima volta nel settembre 2016, e resterà quindi in carica fino al 2023.

Dal suo discorso di (re) insediamento, le agenzie di stampa hanno estrapolato due argomenti: un endorsement all’attività svolta contro le discriminazioni da parte della nuova dirigenza della nostra FIGC (che ospitava il Congresso) ed un secco no alla più volte ipotizzata superlega, il famoso campionato fra Superclub europei tanto desiderato invece dall’ECA. E proprio dall’ECA potrebbero venire le maggiori insidie per i progetti che vorrebbe portare avanti il neopresidente. E ciò perché nel nuovo comitato esecutivo che rappresenta il governo del calcio europeo e quindi lavora a stretto contatto con il presidente è entrato il miliardario qatariota Al-Khelaifi, padrone del Paris Saint Germain, un club più volte finito nel mirino del Fair Play Finanziario ed in realtà costantemente sul filo del rasoio per le presunte violazioni del regolamento contabile.

Ma come è stato possibile che “la volpe” sia entrata nel pollaio?

In realtà Al-Khelaifi è sempre stato uno dei membri di spicco dell’ECA, ossia l’Associazione dei grandi club europei, del quale il PSG è uno dei soci fondatori insieme alla crème de la crème del calcio continentale: Manchester United  e Chelsea per la Premier, Real Madrid e Barcelona per la Liga, le nostre Juventus e Milan, e poi Olympique Lyonnais, Bayern, Porto, Ajax, Rangers Glasgow, Anderlecht, Olympiacos, Kobenhavn, la Dinamo Zagabria ed i maltesi del Birkirkara. Si tratta quindi di un’associazione nata sulle ceneri di precedenti iniziative per tutelare e promuovere gli interessi ed il ruolo dei club all’interno del movimento calcistico, al fine di “creare un nuovo e più democratico modello di Governance che rifletta il ruolo chiave dei club”. E quella che inizialmente era una “lobby”, sorta con evidente scopo di influenzare dall’esterno le decisioni dell’UEFA con la pressione dei grandi club, oggi è diventata una vera e propria associazione di categoria con regole trasparenti e democratiche, un organismo che oggi conta ben 220 membri di cui 106 ordinari e 114 associati.

Per la cronaca, la differenza è che mentre il socio ordinario può partecipare con diritto di voto alle Assemblee e con i suoi rappresentanti alle elezioni dei vari comitati, il socio associato partecipa solo in veste di osservatore. Ogni Lega Nazionale ha a propria disposizione un determinato numero di posti come membro ordinario, in funzione del proprio ranking UEFA, di modo che possono far domanda per diventare socio ordinario i club appartenenti a quella Lega nazionale che abbiano un adeguato ranking individuale ovvero che abbiano vinto almeno 5 trofei UEFA, mentre possono diventare membri associati gli altri club che abbiano un palmares inferiore o che comunque abbiano partecipazioni frequenti alle competizioni europee nel recente passato.

Una lobby che, dopo le iniziali schermaglie, è scesa a patti con l’UEFA, collaborando in una serie di progetti comuni, anche insieme all’IFAB, ossia il “sindacato” dei calciatori. E, proprio in una ottica di condivisione, di recente la Governance UEFA è stata aperta ai suoi “stakeholders” ossia alle componenti di base, facendo entrare nei suoi organi di vertice anche rappresentanti dell’ECA, insieme a quelli dell’IFAB ossia dei calciatori per una UEFA non più solamente rappresentativa delle Federazioni Nazionali. La Confindustria ed il sindacato del pallone ora siedono all’interno del governo, iniziando a trasformare l’UEFA, da un organo rappresentativo delle Federazioni nazionali ad un organo rappresentativo di tutte le componenti del movimento.

Una presenza legittima ma “scomoda”. Perché?

Per questo motivo la nomina di Al-Khelaifi all’interno del comitato esecutivo è più che legittima (prende il posto di Gazidis), perché il Presidente del PSG è andato ad occupare una delle due poltrone che, per statuto sono riservate all’organo che l’ha nominato, l’ECA. Una procedura perfettamente regolare ma che potrebbe essere fonte di imbarazzo e di difficoltà per il corretto funzionamento del Comitato Esecutivo ed, in definitiva, per la politica annunciata dal Presidente Ceferin, non tanto per la presenza di potenziali conflitti di interesse nella figura del qatariota, quanto piuttosto perché, all’interno dell’organo esecutivo ci potrebbe essere qualcuno con opinioni contrarie al presidente che potrebbe ostacolare l’attuazione del suo programma di riforme; una personalità forte che porti avanti la politica dell’ECA in seno all’UEFA stessa, ponendo un freno alla volontà del presidente Ceferin di attuare una politica di riforme incentrata su alcuni capisaldi e che potrebbe venire messa in discussione in particolare su due punti, cari sia allo sloveno che al qatariota.

Al Khelaifi ed il FPF: un rapporto sempre ai limiti.

Innanzitutto il Fair Play Finanziario. Sicuramente PSG è finito più volte nel mirino del Fair Play Finanziario per presunte violazioni delle regole, per i tentativi di aggirarle con pratiche più o meno disinvolte, e continua ad esserlo rischiando sanzioni spesso pesanti. Ma Comitato che vigila sul rispetto del Fair Play è un comitato indipendente e quindi non ci dovrebbero essere ombre sul suo operato, anche ora che il padrone del club francese è diventato un componente dell’organo di vertice del governo dell’UEFA. Non crediamo che eventuali inchieste contro il PSG possano venire insabbiate solo per la presenza del suo presidente nel cuore della governance dell’UEFA; il problema è un altro: quello delle riforme e di un eventuale inasprimento del sistema. Riuscirà Ceferin a far approvare dal Comitato esecutivo in cui siederà anche Al-Khelaifi le modifiche del Fair Play Finanziario che potrebbero inasprirne le regole? O addirittura il miliardario del Qatar proverà a modificare le regole attuali a favore dei ricchi club dell’ECA, alcuni dei quali, come il suo sono costantemente nel mirino del Comitato di vigilanza per pratiche ai limiti della regolarità?  Il problema non è sul controllo dell’applicazione delle regole attuali e la eventuale riapertura di inchieste sulle presunte violazioni passate; il problema è proprio sulle regole future!

E poi c’è il problema della Superlega: siamo sicuri che il miliardario del Qatar seguirà Ceferin nel suo secco no al campionato fra superclub?

Molti ricorderanno che l’ECA è nata proprio con lo scopo di creare una sorta di campionato europeo di “elite”, una Superlega (intesa, questa volta, in senso oggettivo di campionato a livello europeo), a cui avrebbero partecipato non già le squadre che avevano ottenuto la qualificazione in base ai risultati ottenuti nei propri campionati nazionali, ma semplicemente alcune squadre scelte per il loro blasone. Un Supercampionato stile NBA con solo scontri fra Superclub, che avrebbe messo a rischio le due competizioni ufficiali UEFA ed i vari campionati nazionali. Ed allora in un’ottica di pace e di compromesso, l’UEFA aveva deciso di modificare la formula delle sue due competizioni per club lasciando più spazio alle sfide fra grandi club e scremando sin dai turni preliminari la presenza dei club rappresentanti di federazioni minori. Ma il progetto dell’ECA è sempre rimasto nell’aria e viene spesso rispolverato

Anche questo è un punto importante per il neopresidente, tanto da farvi riferimento nel discorso di insediamento, menzionando (chissà se per caso) proprio il PSG, club che con la gestione qatariota ha avuto il solo obiettivo di misurarsi con le altre grandi europee, considerando il proprio campionato nazionale poco più di un allenamento. Due nuove fonti di preoccupazione per Ceferin. Anzi, una sola: Al-Khelaifi!

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