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Addio Fair Play Finanziario, ecco le nuove norme UEFA su entrate e debiti per un calcio più sostenibile

MADRID, SPAIN - JUNE 01: Aleksander Ceferin UEFA president picks up the Champions league trophy in preparation to presenting it to Liverpool during the UEFA Champions League Final between Tottenham Hotspur and Liverpool at Estadio Wanda Metropolitano on June 01, 2019 in Madrid, Spain. (Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

Di Francesco Paolo Traisci. A quasi un anno dall’annuncio della Superlega, la UEFA ha varato un nuovo regolamento in campo finanziario, a regime dalla stagione 2025/26, ma che già dalla prossima stagione impatterà sull’operatività delle...

Francesco Paolo Traisci

Arriva l’annuncio ufficiale destinato a sconvolgere il calcio europeo. Addio al sistema del Fair Play Finanziario con l’introduzione del Regolamento per le licenze dei club e la sostenibilità finanziaria, un pacchetto di norme destinate, nelle intenzioni, a rendere più sostenibile il calcio garantendo un maggior afflusso di denaro proveniente dall’esterno. Non più obbligo di break even e divieto per i patron di ripianare i buchi di bilanci attraverso contributi propri (oltre un certo limite), ma occhio ai debiti a breve e medio termine. Con l’introduzione, quindi, a livello europeo di quell’indice di liquidità tanto inviso ai nostri presidenti. Ed in effetti proprio il nostro campionato rischia di essere quello maggiormente penalizzato dalla nuova normativa, visto che, per stessa ammissione di Andrea Traverso, Director Financial Sustainability and Research della UEFA, le “squadre italiane saranno quelle che dovranno lavorare di più per rientrare nei paletti delle nuove regole economico-finanziarie dell’UEFA. E lo dovranno fare da subito!”.

I debiti rispetto alle entrate e i costi della squadra

Il punto nodale del nuovo regolamento è proprio quello dei debiti, in modo che, a regime (dopo una fase transitoria di due anni), i costi sostenuti per la squadra (stipendi, bonus, premi, ammortamenti, commissioni ai procuratori) non potranno essere superiori al 70% delle entrate della società. “Oltre alla regola del pareggio di bilancio che è stata corretta e che non si focalizza solo sul conto economico ma pone un accento sullo stato patrimoniale e sul livello di indebitamento dei club, si aggiunge anche la denominata 'squad cost rule' sui costi di gestione della squadra. Le due regole combinate insieme sono particolarmente impegnative nel senso che i club dovranno senza ombra di dubbio correggere e adeguare la propria strategia in modo tale da rispettare queste norme nel periodo di 3 anni”. Ha spiegato ancora Traverso.

Focus quindi sui costi della squadra, con una regola che limita la spesa per gli stipendi di giocatori e allenatori, i trasferimenti e le commissioni degli agenti al 70% delle entrate del club. Con le nuove regole si è così cercato di rinforzare la protezione dei creditori, imporre un miglior controllo dei costi, permettendo investimenti sostenibili che possano incoraggiare la crescita. Ed in tal senso quindi, è previsto che tutti i debiti verso squadre di calcio, dipendenti, autorità sociali/fiscali e UEFA in scadenza entro il 30 giugno, 30 settembre e 31 dicembre dovranno essere saldati da un club rispettivamente entro il 15 luglio, 15 ottobre e 15 gennaio. Nel caso in cui un club abbia pagamenti scaduti da più di 90 giorni, l’organo di controllo finanziario dei club UEFA considererà questo come un’aggravante.

L'importanza delle entrate e l'inutilità delle plusvalenze

L’idea appare in teoria buona, in modo da garantire che le società non accumulino debiti che poi si riflettano nell’incapacità di pagare gli stipendi dei propri dipendenti, arrivando quindi, a volte dopo una lunga agonia, al fallimento. La nuova regola, improntata sul controllo dei debiti e non della parità di bilancio, potrebbe inoltre consentire alle squadre di concentrarsi sulle entrate più che sul bilancio in generale e trovare quindi maggior consenso anche in quei club che, pur non facenti parte delle élite europee, decidessero di focalizzarsi specificamente sulle entrate, attirando investitori esterni e non solo sull’equilibrio di queste nei confronti dei costi. E questo può anche essere visto come un bene dopo due anni di pandemia costati circa 7 miliardi di euro di ricavi in mancati ricavi. E, peraltro spostare il focus dalla parità di bilancio al rapporto costi/ricavi renderebbe inutile (quantomeno ai fini UEFA) il giochino delle plusvalenze fittizie, che sino ad ora sono servite per fare uscire il bilancio in attivo (o in passivo limitato) ma non per riempire la cassa e quindi non per garantire la solvibilità del club. E quindi arrivare al fallimento prima che qualcuno possa accorgersene. 

Ci guadagnano i club più ricchi?

Di contro molti ritengono che si tratti di un evidente favore per i club più ricchi, ossia quelli che possono beneficiare di grandi ricavi in virtù della commercializzazione dei diritti tv, come nel caso dei club della Premier, o di quelle che hanno entrate commerciali enormi da merchandising, sponsorizzazioni ecc. (come PSG, Bayern, Barcellona o Real Madrid, ma anche le stesse inglesi), anche in virtù del fatto di avere proprietà di fatto statali o di avere come nel caso del Bayern nel proprio azionariato giganti industriali quali Allianz, Audi o Adidas. Quindi i patron potranno immettere denaro illimitato nelle casse delle società e questo determinerà, secondo i più, un’ulteriore allargamento della forbice fra i ricchi ed i meno ricchi, con il principio “chi più guadagna più può spendere”. I club più ricchi potranno quindi ricominciare a spendere molto, ma molto di più di chi ricco non è: se uno fattura 100 può spendere 70, se uno fattura 10 può spendere 7. E, soprattutto, i tetti alla spesa per la squadra sono molto più alti di quelli che si volevano porre i promotori della Superlega: 70% invece del 55%. Il tutto senza alcuna preoccupazione di dover mascherare come sponsorizzazioni di terzi gli apporti della proprietà!

Serviranno controlli attenti e puntuali

Sicuramente un cambio epocale nella gestione finanziaria dei club, che probabilmente suona come una presa di coscienza del fallimento del Fair Play Finanziario, nello suo obiettivo, rivelatasi illusorio, di garantire a tutti, ricchi e meno ricchi, di poter competere, se non alla pari, quantomeno con le stesse armi. Da domani ognuno ha le armi che gli consente il proprio portafoglio o che il patron vorrà investire nel proprio club, garantendo solamente che i creditori, ed in particolare, i dipendenti, giocatori, tecnici e dirigenti, siano tutelati dalla possibile insolvenza e quindi evitare che qualche club salti improvvisamente in aria.  Abbiamo visto tutti gli abusi nel FPF e le difficoltà dell’UEFA di sanzionarli. Anche il nuovo sistema, per funzionare, avrà bisogno di controlli attenti e puntuali. Ed in tal senso l’UEFA ha promesso che le violazioni dei regolamenti saranno sanzionate dall’Organo di controllo finanziario del club (CFCB) secondo un catalogo di sanzioni elencate nei regolamenti procedurali del CFCB. Si va dal divieto di utilizzare un singolo giocatore nelle coppe alla limitazioni nelle liste, fino alle penalizzazioni in punti e all’esclusione. Ma, all’UEFA, saranno veramente in grado di farlo funzionare?