Zlatan e… l’incubo Capello: “Urlava ‘Ibra!’ e io già sapevo quello che mi aspettava”

Come si diventa Ibra? Con del talento naturale, certo. Ma anche attraverso molto allenamento. E quando a dirigere le operazioni c’è…Don Fabio Capello, impossibile fuggire! Persino per Zlatan…

di Redazione Il Posticipo

Cosa deve fare un attaccante? Segnare, il più possibile. Sembra scontato, ma a volte non è chiaro neanche per chi passa la vita davanti alla porta avversaria. A volte si punta ad altro, al passaggio più bello o al dribbling mozzafiato. Ma alla fine, gli attaccanti si dividono in due grandi categorie: quelli che segnano e quelli che non segnano. E persino Zlatan Ibrahimovic lo ha capito nella maniera più convincente possibile. Come racconta in un podcast della BBC, glielo ha spiegato Fabio Capello alla sua maniera. Costringendolo giorno dopo giorno a estenuanti sedute di allenamento per migliorare la mira. Perché Ibra, come ricorda il tecnico, “non sapeva calciare, rompeva le finestre”.

JUVENTUS – Un modo di intendere il calcio diverso rispetto a quello di Ibra fino a quel momento. “All’inizio non mi importava segnare, ma fare le cose più belle, avere la tecnica migliore. A un certo punto però è cambiato tutto. E il discorso era ‘Allora, siamo ad alti livelli, sei un attaccante e devo segnare. Se segni non ho bisogno di te’. E tutto questo è successo quando sono arrivato alla Juventus”. Dove ad insegnare a Ibra a fare gol, ci ha pensato…un ex centrocampista come Capello. “Era un ambiente totalmente nuovo. Un grande club, grandi giocatori, grande storia”.

INCUBO – E…un grande incubo dopo ogni allenamento. “Fin dal primo giorno, finito l’allenamento, ho sentito Capello urlare ‘Ibra!’. Aveva preso dei ragazzi della Primavera e io dovevo allenarmi con loro. Loro crossavano e io tiravo in porta. Ogni giorno per mezz’ora. Io volevo solo tornare a casa perché ero stanco morto e non volevo più tirare in porta, non volevo più neanche vedere il portiere. Ma sentivo urlare ‘Ibra!’ e sapevo quello che mi aspettava. Però alla fine sono diventato una macchina da gol!”. Insomma, un vero e proprio addestramento alla rete, degno dei reparti speciali americani. Ma, vista la carriera di Ibra, è servito. E adesso, per la gioia di Capello, lo svedese le finestre non le rompe davvero più!

PIANETA ZLATAN – E anche se gli anni passano, lo svedese è sempre pronto a nuove sfide. Come mettersi alla prova prima in Premier League e poi in MLS. “Sono andato contro il parere di tutti. Pensavano che fossi troppo vecchio, ma a 35 anni sono io ad aver fatto sembrare vecchia la Premier. Mi sono bastati tre mesi”. Poi è arrivato l’infortunio e la fine dell’avventura, dovuta anche alla mancata possibilità di essere ancora Ibra. “Ho detto a Mourinho ‘non voglio deludere te o i compagni di squadra. Non posso darvi lo Zlatan a cui eravate abituati”. E quindi, l’approdo negli USA. “Io ho scelto Los Angeles, non loro me”. E quando è arrivato, lo hanno subito incoronato re. Difficile immaginare un’accoglienza differente. Anche perchè lo svedese…non è di questo pianeta. ““Io vengo da un altro pianeta, lo Zlatan Planet, un qualcosa che nessuno ha mai visto. Sono un ragazzo di quella zona che tutti chiamano ‘ghetto’. Mi vedevano diverso, non mi facevano sentire benvenuto, ma ho mostrato loro qualcosa di diverso e ora gli altri mi seguono”

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