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Zaccheroni: “Giochiamo lentamente. Sento parlare del “mio calcio” ma le partite le vincono i giocatori…”

ITU, BRAZIL - JUNE 16:  Japan head coach Alberto Zaccheroni watches on during a Japan training session at the Japan national team base camp at the Spa Sport Resort on June 16, 2014 in Itu, Sao Paulo.  (Photo by Mark Kolbe/Getty Images)

La Champions, ancora una volta, boccia il calcio italiano.

Redazione Il Posticipo

La Champions, ancora una volta, boccia il calcio italiano che non si presenta in finale dal 2017 e non vince dal 2010. Alberto Zaccheroni, in una intervista rilasciata a tuttomercatoweb.it, analizza il momento attraversato dalla penisola. Sempre più nazionale e meno internazionale.

FUTURO - Italia fuori dall'Europa che conta. Ormai è una triste abitudine vedere gli altri vincere. E, soprattutto, proporre un calcio differente. "Siamo sempre stati più tattici che strategici. Vi sono tante situazioni da analizzare. A mio avviso l'Inter è una squadra strutturata per la Champions, ha qualità e gioca un calcio verticale. Nel momento in cui è stata eliminata non aveva ancora maturato l'autostima che la caratterizza adesso. In generale il calcio italiano ha perso fiducia dopo le tante amarezze incassate negli anni, ma resta ancora competitivo. Rimane il più tattico ed adesso è alla ricerca di nuove strade come far ripartire l'azione dal basso. Evidentemente non è stato metabolizzato ancora bene, considerando che si prendono ancora molti gol. Anche andare a "duello" è rischioso perché se il pressing è saltato si aprono delle praterie dietro. In sintesi, siamo in una fase di cambiamento che non è stato ancora completata".

PROBLEMI - Le altre squadre corrono di più. Si è sollevato il problema legato a ritmo e intensità. "Analizzando le partite, appare evidente che anche il calcio italiano abbia alzato l'intensità ma la qualità non è altissima. Occorre anche lavorare sulla tecnica. L'Atalanta contro il Real Madrid ha commesso tantissimi errori tecnici, giocando contro una squadra compatta e maggiormente qualitativa. Nel calcio c'è una regola non scritta e molto antica. I campionati e le partite si vincono giocando e correndo in undici. In questo senso le italiane hanno sempre giocato molto lentamente. Adesso c'è un percorso di crescita ma non è ancora al livello della Premier. In Italia si gioca un calcio qualitativo ma di discreta intensità. La Serie A resta un campionato di livello, ma credo sia necessario liberarsi di una frase che sento spesso. "Il mio calcio". No. Il calcio è dei giocatori. Le partite le vincono loro. Il punto non è il 4-3-3 o il 4-4-2. Chi scende in campo determina il risultato".

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