Yaya Tourè e quella panchina…che chiama: “È difficile lasciare per sempre il calcio, ma può essere bello fare l’allenatore. Klopp è un genio…”

A 37 anni e con un palmares che fa invidia a quasi tutti i colleghi, Yaya Tourè è svincolato, ma potrebbe aver deciso quale sarà il suo futuro. L’ivoriano si allena con le giovanili del QPR e aiuta i ragazzi del club a crescere. E questo forse lo ha fatto riflettere, fino a pensare di mollare davvero…per fare l’allenatore.

di Redazione Il Posticipo

A 37 anni e con un palmares che fa invidia a quasi tutti i colleghi, Yaya Tourè è svincolato, ma potrebbe aver deciso quale sarà il suo futuro. L’ivoriano si allena con le giovanili del QPR e aiuta i ragazzi del club londinese a crescere. E questo forse lo ha fatto riflettere, fino a pensare di mollare davvero…per fare l’allenatore. Lo ha spiegato in una lettera a The Coaches’ Tribune, in cui racconta come è nata la sua capacità di guidare in campo la squadra, che può essere fondamentale per diventare un buon tecnico.

RUOLO – Anche se dire basta è davvero complicato… “Devo essere onesto, è difficile lasciare per sempre il calcio. Forse nelle gambe ho ancora un anno! Però ho cominciato a rendermi conto di quanto potrebbe essere interessante fare l’allenatore”. Del resto, l’ivoriano è sempre stato al centro del gioco delle squadre che ha rappresentato. Ma se al Barcellona era un jolly, è solo a Manchester che ha capito che il suo mondo era più ampio: da un’area…all’altra. “Il mio ruolo l’ho scoperto al Manchester City. Prima ho giocato in tutte le posizioni, compreso come centrale di difesa nella finale di Champions 2009 con la maglia del Barcellona. Ma al City, giocando come centrocampista box to box o come numero 10 ho capito il ruolo adatto a me. È stato Manuel Pellegrini a darmi più responsabilità, quando è arrivato mi ha detto subito che mi vedeva come un leader, mi diceva che non voleva vedere molti passaggi, ma che preferiva che corressimo col pallone ai piedi e che attaccassimo la porta avversaria”.

MODELLI – Impossibile non pensare a un modello importante, sia a Barcellona che negli ultimi anni al City: un…certo Pep. Con cui c’è sempre stata sintonia su questioni tattiche. “Quando ero al City, io e Guardiola parlavamo spesso durante gli allenamenti sia di cose specifiche che di concetti di gioco, lui adora analizzare queste cose. Parlavamo sempre con David Silva e anche con Samir Nasri. Se trovavamo davanti a noi qualcuno che fermava Aguero, decidevamo di cambiare le posizioni e vedevamo come andavano le cose”. Ma i modelli sono anche altri… “Guardate Klopp, è un genio. Ha portato moltissimi calciatori a dare il meglio grazie al suo calcio: Sadio Mané, Mo Salah, Jordan Henderson, Georginio Wijnaldum, Fabinho, Virgil van Dijk, Andy Robertson… Erano tutti buoni calciatori, ma adesso sono giocatori migliori. Una cosa che ho imparato al Barcellona è che ogni calciatore è diverso. E se non parli con i compagni ma solo con l’allenatore, non potrai aiutarli a migliorare”. Con presupposti del genere, la carriera in panchina potrebbe non essere poi così complicata.

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