Xabi Alonso… l’agente segreto: “Ho scelto di andare al Bayern per rubare i segreti di Guardiola”

Tra i motivi per scegliere una squadra piuttosto che un’altra c’è certamente l’allenatore. Avere un grande tecnico in panchina aiuta ad attrarre calciatori sempre migliori. E a confermare questa teoria arriva Xabi Alonso, che spiega che quando è andato al Bayern aveva… dei piani collaterali.

di Redazione Il Posticipo

Tra i motivi per scegliere una squadra piuttosto che un’altra c’è certamente l’allenatore. Avere un grande tecnico in panchina aiuta ad attrarre calciatori sempre migliori. Lo ha spiegato di recente Trevor Sinclair, ex calciatore del Manchester City, parlando di Pep Guardiola. Se i Citizens hanno una squadra piena di campioni, il merito è del catalano, perchè chiunque vorrebbe avere l’occasione di essere allenato da lui. E a confermare questa teoria arriva un neo collega di Pep. Xabi Alonso, attualmente allenatore della squadra B della Real Sociedad, spiega a The Athletic cosa lo ha spinto a scegliere il Bayern Monaco dopo la parentesi al Real Madrid.

GUARDIOLA – La voglia di rubare i segreti che rendono Guardiola uno dei migliori al mondo. Un pensiero…parecchio volto al futuro, considerando che lo spagnolo è arrivato a Monaco di Baviera nel 2014 e che ha appeso gli scarpini al chiodo nel 2017. Ma evidentemente il basco già sapeva che avrebbe fatto l’allenatore e voleva portarsi avanti con il lavoro. E quindi…via con la missione segreta: “Ero curiosissimo di scoprire i suoi segreti. Ha un entusiasmo naturale infinito. Le stagione calcistiche sono lunghe, ma fino all’ultimo giorno Pep non sembrava mai stanco. Era sempre all’erta, sempre pronto. E questo forse dà ai suoi giocatori qualche metro in più nelle gambe quando conta di più”.

KLOPP – In carriera però Xabi Alonso ha incontrato anche un altro grande della panchina. Sia con il Real che con il Bayern, lo spagnolo ha sfidato il Borussia Dortmund di Klopp. E anche dal tedesco c’è qualcosa da imparare. “Non mi piaceva giocare contro il Borussia, perchè loro giocavano con un’intensità che poteva spezzarti. Era come se Klopp ti volesse mettere in una gabbia, se volesse intrappolarsi. C’era una pressione organizzata e costante, tutto il tempo. L’atmosfera di quelle partite era bellissima, ma la sfida di battere il Borussia Dortmund era immensa”. Risultato però ottenuto due volte su quattro nella stagione al Bayern con Klopp ancora in Bundesliga. E in fondo, sconfiggere il tedesco è un’altra cosa che ogni allenatore ambizioso…deve imparare a fare.

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