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Wijnaldum: l’ex ginnasta che non amava il calcio ed è un top player… grazie alla nonna

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Wijnaldum, uno dei pilastri della Nazionale olandese, diventato calciatore grazie ai consigli di...nonna Francina.

Redazione Il Posticipo

Calciatore grazie ai consigli...di nonna Francina. Se Georgino Wijnaldum, sempre più vicino alla Roma, gioca come professionista deve molto alla nonna. Il talento, ovviamente, è farina del suo sacco, ma le scelte prese nel corso della vita, e che lo hanno portato a vestire la maglia della Nazionale olandese, sono state influenzate in larga parte dalla nonna. Una storia su cui si potrebbe scrivere un libro, considerando che il calciatore è stato molto vicino al diventare un ginnasta.

NONNA

Più che una nonna, quasi una mamma. Wijnaldum, all'età di 6 anni, vede i genitori divorziare e la mamma trasferirsi ad Amsterdam. Il piccolo Georgino non ne vuole sapere di seguirla e rimane a Rotterdam con la nonna. Un'infanzia instabile, che lo ha portato anche a prendere, per un breve periodo, il cognome del patrigno di origini ghanesi, diventando così Georgino Boateng.

GINNASTICA

A mettere stabilità nella vita del calciatore, come raccontava all'epoca il sito del Feyenoord, è la nonna, che, come prima cosa, lo spinge a lasciar perdere la ginnastica. Wijnaldum, infatti, all'inizio non ne voleva sapere del calcio. Il suo unico sogno era diventare un ginnasta. O un acrobata. Discipline considerate troppo pericolosi per la nonna, che, insieme ad uno zio, lo indirizza verso il mondo del pallone. Mai decisione fu più saggia: prima le giovanili dello Sparta Rotterdam per poi passare a quelle del Feyenoord, dove diventa il più giovane calciatore ad esordire in prima squadra (16 anni). Dopo quattro anni Wijnaldum passa al  PSV, poi al Newcastle, quindi si afferma come top player al Liverpool e al PSG.

LAVORO

Il calcio lo ha reso famoso e ricco ma resta comunque un lavoro. "Non vedevo le partite in passato. Quando ero allo Sparta Rotterdam ci davano gli abbonamenti, ma li regalavo sempre ai miei amici perché ci potessero andare con le loro famiglieNon guardo molto il calcio. Sono sempre stato un tifoso, ma non è mai stata la mia priorità. Quando ero giovane facevo due giorni di allenamento e una partita a settimana. Mi andava bene, poi sono stato costretto ad allenarmi quattro volte a settimana. Champions? Non ho mai sognato di giocarla".