Wenger, nessun rimpianto per quel provino a Zlatan: “Era un ragazzino che giocava nella B svedese, non lo conosceva nessuno, normale farglielo fare”

Zlatan Ibrahimovic va abbastanza orgoglioso del suo “no” ad Arsene Wenger, che voleva vederlo all’opera all’Arsenal e si è beccato una risposta ormai leggendaria: “Zlatan non fa provini”. Un rimpianto per l’ex tecnico dei Gunners? Macchè! Del resto, quando si dice due volte no al Real Madrid…

di Redazione Il Posticipo

Quanti calciatori importanti sono stati snobbati a un provino? Troppi per fare una lista, considerando che persino ai migliori di tutti i tempi è capitato di sentirsi dire “ti faremo sapere”. Solitamente va così, con gli osservatori che si fanno un’idea (giusta o clamorosamente sbagliata) del potenziale del giovane calciatore e poi decidono di approvare il suo ingresso nella rosa oppure no. Difficile che sia il giocatore stesso a dire di no, a meno che non si tratti di Zlatan Ibrahimovic. Che va abbastanza orgoglioso del suo “no” ad Arsene Wenger, che voleva vederlo all’opera all’Arsenal e si è beccato una risposta ormai leggendaria: “Zlatan non fa provini”.

ZLATAN – Come sarebbe andata la storia se Wenger avesse deciso di…fidarsi di Ibra, offrendogli un contratto con i Gunners? In teoria un rimpianto clamoroso per l’alsaziano. Che però, in una lunga intervista alla BBC, spiega di aver fatto esattamente quello che aveva sempre fatto con tutti gli altri calciatori. “Se vorrei avergli fatto firmare il contratto? No, non proprio, perchè Ibra era un ragazzino di 17 anni che giocava con il Malmö, nella seconda divisione svedese. E non lo conosceva nessuno. Noi facevamo tantissimi provini a ragazzi di quell’età, era assolutamente normale volerli vedere prima di prendere una decisione”. Un modus operandi che a Zlatan…non è piaciuto.

REAL – Zero rimpianti, dunque, persino nonostante un altro no, stavolta pronunciato dallo stesso francese. Che ha avuto la possibilità di sedersi sulla panchina del Real Madrid non una ma ben due volte, rifiutando cortesemente in entrambi i casi. “Non credo ci siano molte altre persone che lo hanno fatto in carriera. E ho detto no per rimanere in un club che non aveva le risorse per vincere il campionato. Ma mi sono detto che se dovevo mettermi alla prova allenando l’Arsenal, lo avrei dovuto fare fino in fondo. Ci sono diversi tipi di allenatore. E io sono l’allenatore più longevo della storia del Monaco e in quella dell’Arsenal. Quindi fa parte della mia personalità”. Così come voler fare i provini. Capito Zlatan?

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