Vucinic: “Davanti a Corvino giocai malissimo, ma il Lecce mi prese e non so ancora perché…”

Tantissimi gol e la sensazione comunque di poterne fare molti di più. Estroso, tecnico, geniale quanto discontinuo. Vucinic si racconta fra presente e futuro.

di Redazione Il Posticipo

Tantissimi gol e la sensazione comunque di poterne fare molti di più. Estroso, tecnico, geniale quanto discontinuo. Vucinic ha parlato a Sky Sport ripercorrendo la propria carriera. “Sto cercando di prendere il patentino, mi piacerebbe allenare, mi riusciva bene alla Playstation, poi mio figlio mi ha stracciato e ho smesso. Ho tutte le squadre nel cuore, ma il Lecce in particolare. Non so perché mi abbiano preso, quando giocai davanti a Corvino feci una brutta partita, ma andò bene comunque”.

INIZI – Una carriera lineare: arrivo in una provinciale, poi il salto di qualità. “Da ragazzino il sogno era di giocare in serie A ai miei tempi era considerato il campionato più bello del mondo. In quegli anni ho capito il calcio italiano. Ero poco più di un bambino, mi hanno instradato. Non parlavo la lingua, ero senza genitori ed amici”. Poi ha incontrato il miglior maestro possibile. “Gli attaccanti con Zeman si lamentano sino al sabato poi la domenica erano contenti…”

ROMA – Vucinic è nel cuore dei tifosi giallorossi per un derby storico. Quello delle sostituzioni di Totti e De Rossi. La Lazio era uno dei suoi avversari preferiti. “I miei amici più cari tifano Lazio e mi riempivano di parolacce dopo i derby. Il derby del 2010 fu particolare. Togliere Totti e De Rossi è stata una scelta un po’ “matta” invece Ranieri  ha avuto ragione. Dopo la partita abbiamo festeggiato e non ero esattamente lucido quando sono tornato a casa. Mi spiace aver perso due scudetti all’ultima giornata. Gira voce che io e Perrotta litigammo con la Sampdoria. Avevamo solo discusso, ma quando siamo usciti per giocare abbiamo dato il massimo. Contro il Chelsea litigai con Spalletti prima di segnare la doppietta. Manchester invece resta qualcosa di inspiegabile. Ogni tiro andava all’incrocio o nell’angolino”.

JUVENTUS –  L’esperienza a Torino è diversa. Un Vucinic dal talento intatto, ma più completo e concreto. “Quando sono arrivato alla Juve avevo parecchia esperienza alle spalle. Facevo parte di una macchina da guerra. Gli avversari ci temevano sotto tutti i punti di vista. Quando abbiamo vinto contro il Milan abbiamo capito che potevamo vincere uno scudetto in cui nessuno credeva. Poi mattone su mattone abbiamo costruito la vittoria”. Sempre giocando da esterno. “Prima c’era Totti, poi Del Piero, non avevo molta scelta pur avendo la fortuna di aver giocato con entrambi. Due fenomeni e due leader anche fuori dal campo. Non si è capitani per tanti anni senza un peso specifico nello spogliatoio”. Il calcio è comunque in attesa di un suo erede. “Non so chi possa essere paragonabile a me: ho giocato punta, esterno, mezzapunta, non mi vanto, ma non mi rivedo in nessuno in questa serie A”.

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