Vieira racconta il “suo” Balotelli: “È stato difficile lavorare con lui, Mario non è adatto a uno sport di squadra”

Vieira racconta il “suo” Balotelli: “È stato difficile lavorare con lui, Mario non è adatto a uno sport di squadra”

Patrick Vieira ha avuto l’occasione di vivere in prima persona due importantissime fasi della carriera di Mario Balotelli. Vieira è stato suo compagno ai tempi dell’Inter e poi lo allenato al Nizza. Un rapporto fatto di pochi alti e molti bassi, come spiega lo stesso francese…

di Redazione Il Posticipo

Con il tempo, tutto cambia. Ci sono cose che però con il passare degli anni non sembrano cambiare minimamente. Una di queste è il talento, l’altra è il carattere di alcune persone. Lo sa bene Patrick Vieira, che ha avuto l’occasione di vivere in prima persona due importantissime fasi di un calciatore che fa spesso parlare di sé, sia per il suo lato più squisitamente sportivo, sia per le sue peculiarità caratteriali. Ovviamente, Mario Balotelli. Vieira è stato suo compagno ai tempi dell’Inter, quando SuperMario era una delle promesse più brillanti del calcio italiano. E poi lo allenato al Nizza. Un rapporto fatto di pochi alti e molti bassi, come spiega il francese in un’intervista al Daily Mail.

DIFFICILE – SuperMario è un talento, ma secondo Vieira non è adatto a uno sport in cui deve convivere con i compagni e con un tecnico. “Il modo di pensare di Mario è complicato da far coincidere con uno sport di squadra come il calcio. E vista la filosofia che volevo mettere in pratica, l’etica del lavoro e la compattezza che avevo intenzione di costruire, è stato davvero difficile per me lavorare con un calciatore come Balotelli. Anzi, è stato difficile per entrambi lavorare l’uno con l’altro, quindi abbiamo deciso di separarci”.

REGOLE – Oltre allo spirito di squadra, c’è anche una questione di comportamenti veri e propri. Chi sbaglia, paga, su questo Vieira non transige… ‘Se vogliamo vivere bene assieme, dobbiamo avere regole e dobbiamo rispettarle. E chi non rispetta queste regole può essere multato o messo fuori squadra. Io sono il guardiano di come i miei ragazzi si comportano, allo stesso modo in cui sono il guardiano del modo in cui giochiamo in campo”.

MAESTRO – Del resto, il transalpino ha un maestro molto importante. Uno che riusciva a essere imperturbabile e a trasmettere calma ai suoi anche nei momenti difficili. “Anche quando Wenger aveva un periodo complicato, non perdeva la testa . Se vincevamo o perdevamo, lui era sempre lo stesso. Ed è un qualcosa che mi piaceva molto, perchè a un giocatore un comportamento del genere ispira fiducia. Ma un po’ tutti gli allenatori che ho avuto, da Wenger a Mourinho fino a Mancini, conoscevano bene i loro giocatori e sapevano come legare con loro”. Tranne che con Balo. Non è mica un caso che sia lo Special One che il Mancio…ci abbiano fatto a testate!

 

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