Romulo e…Nemo (Milan)

Romulo e…Nemo (Milan)

Ancora una volta Verona si rivela fatale per il Milan. Bruttissima sconfitta dei rossoneri, travolti nel momento in cui la svolta sembrava vicina.

di Redazione Il Posticipo

Fatal Verona per Gattuso, che rivive la leggenda di Romulo e…Nemo. Rossoneri inesistenti al Bentegodi, dominati in lungo e in largo da un Verona che riscatta la Coppa Italia e restituisce, con gli interessi, le tre reti subite in Coppa Italia.

Romulo vola e…Nemo a contenerlo

Il Verona si tira fuori dalla bassa classifica trascinata dai gol di Kean e Caracciolo, ma è legato sopratutto alla straordinaria domenica di Romulo, che sulla sua fascia fa quello che vuole. Contiene, pressa, riparte, fluidifica e regala assist. Una prova da incorniciare che, con tutto il rispetto per l’esterno basso del Verona, fotografa la giornataccia del Milan. E la complicità di Gattuso. Un cambio dettato dalla foga, ha rovinato il Milan. Errore da matita blu: togliere Rodriguez per inserire Cutrone è una scelta suicida. La sinistra è rimasta scoperta. Non a caso il gol che chiude definitivamente il match arriva da quella parte.

Per Gattuso una montagna da scalare

Il risultato maturato contro il Verona è moralmente devastante. La prima sconfitta in campionato del Milan di Gattuso lascerà il segno sul morale di una squadra che, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto compiere l’ultimo passo per poi ripartire, si è sciolta sotto il sole veronese. Problemi di carattere. Gattuso deve scalare un montagna. Un K2. K, come Kalinic. K come Kessie. Ennesima prova scialba del centravanti, mai decisivo sottoporta. Sbaglia, ancora, davanti al portiere e impedisce al Milan di restare a galla. Errori decisivi. Pur di salvarlo, Gattuso ha modificato il modulo, ma come per sua stessa ammissione, non è Padre Pio. Miracoli non se fanno. Anche il centrocampista ivoriano è l’ombra di se stesso. Dopo un avvio incoraggiante, si è perso, naufragando, come tutti gli altri, nel gorgo del Bentegodi. Anche per lui, ultima chiamata? L’unica certezza, adesso, è che è pare giunto il momento di riordinare (per l’ennesima volta) le idee. Alla caccia di un Milan, che proprio non c’è.

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