Ventola: “Il miglior acquisto dell’Inter è Conte. CR7 è un campione, ma rispetto a lui il Fenomeno…”

Ventola: “Il miglior acquisto dell’Inter è Conte. CR7 è un campione, ma rispetto a lui il Fenomeno…”

Bari nel cuore, Milano nel destino: Nicola Ventola è stato il campione della sua gente, nonostante tanti infortuni e un pizzico di sfortuna proprio a un passo dalla gloria. Oggi l’ex attaccante racconta il calcio e non esclude la possibilità di ritornare a praticarlo in altre vesti

di Redazione Il Posticipo

Tanti infortuni

Lei è stato compagno di squadra anche di Recoba: che cosa ricorda del Chino?
Recoba è fantastico, vive nel suo mondo. Anche lui avrebbe potuto fare molto di più, era un talento impressionante. Moratti lo amava perché vederlo calciare era pazzesco. Anche lui però a volte si adagiava sul suo talento e anche nel calcio di allora dovevi stare bene fisicamente per fare la differenza. Alcune volte il Chino si assentava in allenamento nel senso buono del termine, ma è uno dei giocatori più talentuosi che abbia mai visto. Non mi viene in mente uno più bravo di lui a calciare: forse Adriano, il suo sinistro era più potente. Recoba era più tecnico, era incredibile.

Lei è stato all’Inter nel 1998-99 e nel 2001-03: quale è il rammarico più grande di quegli anni?
Sul mio curriculum non c’è scritto campione d’Italia: è questo il rammarico più grande. Quel 5 maggio ha rovinato tutto purtroppo. Un po’ ce la siamo cercata perché avevamo 9 punti di vantaggio. Però mi sono sentito protagonista nella coppia Ventola-Kallon: quando torno a Milano ne sento ancora parlare. Ronaldo era infortunato, Vieri anche, Recoba era squalificato dopo la scandalo dei passaporti falsi. Abbiamo tirato la carretta fino a febbraio, a marzo eravamo primi in classifica. Tornare all’Inter è un piacere, ma c’è rammarico perché quello scudetto perso.

(Photo by Julian Finney/Getty Images)

Lei ha giocato anche in Premier League: che esperienza è stata?
L’avventura al Crystal Palace è un altro rammarico per me. A 27 anni avevo capito che l’Inter puntava su Martins e Adriano che erano più giovani e mi ha lasciato andare via a parametro zero. Ho scelto la Premier per ripartire: ho cominciato bene, ho conquistato due rigori in due partite. Era un campionato molto fisico, ma poco tattico: avevo capito subito che con un po’ di intelligenza avrei potuto fare tanti gol.

Che cosa è andato storto in Inghilterra?
Purtroppo è arrivato un infortunio che mi ha fatto stare fermo per sei mesi. Al rientro ho segnato il gol della possibile salvezza contro il Southampton, ma Peter Crouch ha pareggiato e siamo retrocessi entrambi. Avevo già pronto il contratto per altri tre anni a una condizione: restare in Premier, ma così non era andata e allora sono tornato in Italia all’Atalanta. Nel calcio inglese non c’era il ritiro, andavamo all’una e mezza al campo e quando giocavamo alle 15 qualcuno arrivava persino in ritardo. Si ascoltava la musica a palla negli spogliatoi, tutta un’altra cultura. Tante famiglie sugli spalti e stadi bellissimi: un’altra mentalità rispetto alla Serie A.

Dopo aver smesso di giocare, lei ha cominciato a raccontare il calcio: perché?
Mi è sempre piaciuto. Sky mi ha dato la possibilità di raccontare la Serie B per un anno e mezzo subito dopo aver smesso di giocare. Ho commentato anche il Novara, mia ultima squadra da calciatore. Per scelte familiari sono stato a Los Angeles per due anni, poi ho iniziato a lavorare per Abu Dhabi Sport Channel e l’ho fatto per quattro anni: ho viaggiato tantissimo negli stadi più belli e nelle città più belle, una cosa che non avevo mai potuto fare da calciatore perché ero sempre chiuso in ritiro. Ho commentato le gare di qualificazione agli Europei, quelle al Mondiale, la Coppa Italia, la Coppa di Spagna e l’MLS. Per scelta familiare sono tornato in Italia e lo scorso anno ho cominciato a collaborare con DAZN. Di sicuro mi rivedrete presto in televisione, ma non ho ancora deciso dove. 

Lei recentemente ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Tecnica della Comunicazione…
Vengo da una famiglia in cui sono tutti laureati: mia mamma è professoressa di Filosofia e Storia, mio padre scomparso 19 anni fa era laureato in Giurisprudenza, anche mio fratello è laureato. Avevo fatto undici esami quando giocavo all’Inter, poi ho continuato all’Università di Ginevra dove ho concluso gli studi. Non è stato facile, ma sono contento. Lo dovevo a qualcuno e ci sono riuscito.

Le piacerebbe tornare a fare calcio?
Mi piace quello che faccio oggi, ma se dovessi ritornare mi piacerebbe fare il direttore sportivo che ha a disposizione il budget del presidente e le qualità tecniche dell’allenatore. Al momento però aspetto: sono stato per 6 anni all’estero e devo ripartire in Italia e decidere bene il mio futuro.

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