Ventola: “Il miglior acquisto dell’Inter è Conte. CR7 è un campione, ma rispetto a lui il Fenomeno…”

Ventola: “Il miglior acquisto dell’Inter è Conte. CR7 è un campione, ma rispetto a lui il Fenomeno…”

Bari nel cuore, Milano nel destino: Nicola Ventola è stato il campione della sua gente, nonostante tanti infortuni e un pizzico di sfortuna proprio a un passo dalla gloria. Oggi l’ex attaccante racconta il calcio e non esclude la possibilità di ritornare a praticarlo in altre vesti

di Redazione Il Posticipo

Da Grumo Appula a Milano

Mandatory Credit: Stu Forster /Allsport

Nicola Ventola: basta nominarlo per vedere gli occhi dei tifosi dell’Inter accendersi. Il sogno cullato a Grumo Appula è diventato realtà al San Nicola di Bari, prima del grande salto allo stadio San Siro di Milano, sponda nerazzurra. Per misurare la grandezza di Ventola basta menzionare i nomi dei giocatori che hanno lottato al suo fianco: Ronaldo il Fenomeno, Roberto Baggio, Ivan Zamorano, Alvaro Recoba, Andrea Pirlo e poi Cristian Vieri, Mohamed Kallon, Adriano. L’attaccante pugliese si è avvicinato a loro in punta i piedi e ha conquistato la loro fiducia con il duro lavoro, la forza mentale e il suo talento. Ingredienti che Ventola è pronto a mettere in gioco ancora nella sua nuova sfida.

Nicola, che cosa le manca del calcio?
Mi è mancata subito e mi manca ancora la quotidianità dello spogliatoio, la possibilità di stare insieme ai miei compagni e condividere con loro quei momenti. Alcuni pensano che ciò che manca di più a un calciatore che ha smesso sia l’adrenalina della partita allo stadio, ma non è così per me.

Come vede il calcio di oggi?
Oggi sono cambiate molte cose, c’è interesse verso tutti gli aspetti che riguardano questo sport: a volte è quasi extra-calcio con tutti questi social e tutto ciò che lo circonda. Il mio calcio però mi piaceva di più, c’erano più bandiere ed era un po’ più autentico. Dobbiamo adeguarci al mondo di oggi, anche se io preferisco il mio.

Come vede gli attaccanti di oggi? Le piace qualcuno in particolare?
Mi piace molto Belotti perché è uno che non molla mai, attacca la profondità e fa salire la squadra un po’ come facevo io. Ai miei tempi per andare in Nazionale era veramente dura, c’erano tanti bravi attaccanti con caratteristiche diverse: i numeri dieci Totti e Del Piero, i bomber Inzaghi e Vieri e fenomeni come Chiesa e Signori, più piccolini ma tecnicamente validi. Mancini sta facendo un grandissimo lavoro e punta sui giovani: chi è bravo gioca. Sono convinto che la catastrofe del Mondiale abbia insegnato molto, si sta lavorando tanto per migliorare anche il parco attaccanti.

Che cosa ha rappresentato Bari per lei? Come è stato lasciarla?
Poterci giocare è stata la cosa più bella della mia vita, da calciatore pensavo che esistesse solo Bari. Ho avuto la fortuna di entrare a 11 anni nel settore giovanile e ho fatto il mio esordio a 16. Sono legatissimo a Bari, seguo tanto la squadra. Nel 1998 non volevo partire ed ero andato dal presidente Matarrese per chiedergli di farmi restare un altro anno. Alla fine ho scelto l’Inter con cui ho fatto la Champions e ho lottato per obiettivi diversi. Andarci è stata la scelta giusta per la mia carriera, ma essere l’idolo di Bari significava aver realizzato il mio sogno di bambino.

(Photo by Christof Koepsel/Bongarts/Getty Images)

Come è stato il suo primo giorno ad Appiano Gentile?
In punta di piedi e con tanto rispetto per i giocatori e soprattutto per gli attaccanti che c’erano: Roberto Baggio appena acquistato, Ronaldo, Zamorano, Djorkaeff che aveva vinto il Mondiale, Pirlo che all’epoca giocava da dieci. Sono arrivato con tanta umiltà, sapevo che col sacrificio avrei potuto dire la mia e questo mi dava forza. Poi ho fatto un inizio incredibile: 5 gol in 5 partite in Serie A e una doppietta alla prima di campionato. Ho segnato in Champions nel turno preliminare e ai gironi contro lo Spartak Mosca. Zoff mi aveva convocato in Nazionale. All’Inter provavo un timore reverenziale, ma ero testardo e sapevo di poter dare qualcosa con la mia fisicità e caparbietà.

Lei ha giocato con Ronaldo il Fenomeno e oggi commenta CR7: differenze tra i due?
Per una questione di affetto, il Fenomeno è il Fenomeno. Ronnie non era un professionista come CR7, ma se fosse stato una macchina avrebbe potuto fare di più. Il Fenomeno era istintivo, forse si allenava di meno, ma quando lo faceva era impressionante. Non posso giudicare CR7 e Messi perché voglio valutare un giocatore non solo dalla partita, ma anche dall’allenamento. Se CR7 dovesse mollare un attimo, considerando quanto è fisico il calcio di oggi, potrebbe risentirne. Al Fenomeno una cosa del genere invece non sarebbe successa perché aveva un talento unico.

Thohir ha detto che lei è il suo giocatore preferito nella storia dell’Inter: che cosa ne pensa?
Sappiamo tutti e due che cosa volesse dire. Sarebbe stato facile nominare Rummenigge, Ronaldo, Baggio, Corso, Facchetti e altri nomi della storia interista. Thohir apprezzava il mio atteggiamento in campo. Nella mia carriera ho avuto nove operazioni alle ginocchia: non sono poche, ma testimoniano che davo tutto per la squadra. Lo sappiamo entrambi che c’erano fenomeni più bravi di me tecnicamente. Le parole di Thohir mi hanno fatto piacere: l’ho conosciuto e ne abbiamo parlato. Poi è andato via dall’Inter, ma siamo sempre in contatto.

Come vede l’Inter di Suning? Oggi tutto è nelle mani di un leccese, Antonio Conte…
Conte è l’acquisto più importante per l’Inter e lo dice la storia: è uno che parte subito forte e tira fuori il meglio dai giocatori a sua disposizione. Ha dimostrato di saperlo fare anche in Nazionale. La Juve resta la squadra da battere perché ha 23-24 titolari, cosa che Inter, Napoli, Roma e Milan non hanno. Adesso i nerazzurri sono a posto col Fair Play Finanziario e spero che ci vengano fatti acquisti importanti in attacco per migliorare il gap che c’è con le altre.

Che idea si è fatto del caso Icardi?
Secondo me la questione andava risolta prima. Icardi non ha aiutato lo spogliatoio e si è creata questa frattura. Adesso bisogna rassegnarsi a malincuore: stiamo parlando di un giocatore che ha numeri importanti. Non c’è più la possibilità di ricucire lo strappo, Icardi andrà via ed è un peccato perché sarebbe stato utile per Conte.

(Photo by Marco Luzzani – Inter/Inter via Getty Images)

Prendere Lukaku o Dzeko oppure entrambi basterebbero per sostituirlo?
Sarebbe un sogno. Io adoro gli attaccanti così perché sanno fare tutto, possono giocare anche da soli. Vederli in coppia sarebbe incredibile: sono bravi tecnicamente, fanno tanti gol e aiutano la squadra a salire, attaccano la profondità. Sono attaccanti completi. Avere entrambi nel 3-5-2 di Conte sarebbe formidabile.

Che idea si è fatto dell’inserimento della Juve per Lukaku?
A chi non piace Lukaku? Secondo me farebbe comodo a chiunque in questo momento, alla Juve come all’Inter. Lukaku ha giocato nel Manchester United ed è stato protagonista col Belgio. Alla Juve un attaccante così non c’è. Mandzukic non è più stato schierato come prima punta, Ronaldo può fare più ruoli. Alla fine però spero che Lukaku venga all’Inter.

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