I…Due di Piccari – Il VAR che non va e il fisico bestiale di Sarri

Marco Piccari ci racconta a modo suo i personaggi e gli eventi top e flop del nostro amato calcio. Oggi tocca al caos VAR e alle critiche ricevute dall’allenatore del Napoli.

di Marco Piccari

Te c’hanno mai mannato a quel paese, sapessi quanta gente che ce sta….. E va e va…

E se ci devi andare, vacci pure insieme al VAR. Dopo Lazio-Torino i tifosi, dirigenti e tutto l’ambiente biancoceleste canta a squarcia gol questo motivetto, dedicandolo all’arbitro Giacomelli e al VAR Di Bello. Il testo è scritto da Tare-Inzaghi e insieme ai tifosi della Lazio cantano anche i tanti appassionati di calcio che sono costretti ad assistere ad uno scempio ormai da diverse domeniche. Protocollo, errore evidente, riunioni, spiegazioni e tanto altro per tentare di capire, ma quando vedi sbagli così grossolani ti viene da dire: era meglio quando si stava peggio.

Il VAR doveva correggere gli errori, invece dopo 4 mesi di sperimentazione ti accorgi che gli errori sono rimasti e sono anche tanti e ben visibili. Tutto questo è eccessivo anche per chi ha sempre cercato di capire e ascoltare. Prima del VAR sarebbe stato meglio fare delle regole più chiare e formare arbitri più competenti e all’altezza. In questo modo non si va, anzi non si VAR, da nessuna parte e si avvelena ancora di più il calcio. Non si può trattare la gente, che paga, in questo modo. I tifosi, come ha detto Inzaghi al termine della partita, si fanno delle domande e poi si danno delle risposte. Davanti a certi scempi, visibili ad occhio nudo e non solo, il pensiero maligno si alimenta e se diventa forte anche con l’uso della tecnologia vuol dire che il fallimento è totale. A questo punto non rimane che cantare, come intonava il grande Alberto Sordi “ E va…e va”, un sano VA(R) è liberatorio e non ha mai fatto male a nessuno.

Ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della vita, a quel che leggi sul giornale e certe volte anche alla sfiga

Due sconfitte e un pareggio nelle ultime tre partite stagionali con solo due reti all’attivo: il Napoli si è fermato. Una brusca frenata, che ha fatto scatenare tutti i detrattori di Sarri. Ok. il mister non è certo il massimo della simpatia e dell’eleganza, ma tutto questo astio nei suoi confronti è inspiegabile; il voler praticare un bel calcio all’improvviso è diventata una colpa. I 90 punti nell’anno solare e le 22 vittorie nelle ultime 29 partite sono state dimenticate, tutti pronti a sottolineare che Sarri non ha vinto nulla e che il Napoli è ormai cotto e quindi fuori dalla lotta allo scudetto. Un branco di sciacalli. pronti ad avventarsi al collo della preda. La colpa? Giocare il più bel calcio d’Europa. Sì, Sarri sta pagando i complimenti ricevuti. I grandi tecnici hanno sottolineato il calcio totale del Napoli con enormi consensi e questa cosa a qualcuno è andata di traverso.

Quindi al primo momento negativo è partito il tiro al bersaglio con il tentativo di far passare Sarri come uno sprovveduto, non parlando magari dei limiti di una società che spesso si è nascosta dietro il bel calcio del suo mister. Detto questo, comunque la classifica parla di un Napoli che, nonostante una rosa non certo profonda e gli investimenti limitati, è sempre lassù. Il campionato è ancora lungo e tutto può succedere. E per questo dedichiamo al mister un brano di Luca Carboni: “Ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della vita a quel che leggi sul giornale e certe volte anche alla sfiga”. E anche all’incompetenza, aggiungiamo noi, che spesso regna sovrana. Ricordando, come diceva il grandissimo Johan Cruijff, che il bel calcio perdura nel tempo a prescindere dai risultati. Ma per capire questa cosa più che il fisico ci vuole un cervello bestiale. 

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