Van der Sar racconta la sua Juventus: “Mi dissero che avremmo giocato da dietro, ma poi… Zidane splendido, ma aveva anche un lato oscuro”

Il portiere, proveniente dall’Ajax, doveva essere il nuovo guardiano della porta bianconera dopo Peruzzi, ma le cose non sono andate bene. Van der Sar ha ricordato quel periodo, spiegando perchè ha avuto tanti problemi al Delle Alpi. E descrivendo la luce di quella Juventus, Zinedine Zidane.

di Redazione Il Posticipo

Prima di affidarsi per quasi vent’anni a Gigi Buffon, poi sostituito da Szczesny, la Juventus ha avuto tra i pali l’olandese Edwin Van der Sar. Il portiere, proveniente dall’Ajax, doveva essere il nuovo guardiano della porta bianconera dopo Peruzzi, ma le cose non sono andate bene. Nei due anni a Torino, quelli con Ancelotti in panchina, l’ex Ajax ha deluso e molti tifosi danno ancora a lui la colpa degli scudetti persi contro la Lazio e la Roma. Van der Sar ha ricordato quel periodo a Ziggo Sport, spiegando perchè ha avuto tanti problemi al Delle Alpi. E descrivendo la luce di quella Juventus, Zinedine Zidane.

JUVENTUS – L’esperienza in bianconero porta con sè ricordi e rimpianti. “Avevo diverse opzioni, ho parlato prima con il Liverpool. Pensavo che l’Inghilterra fosse un po’ troppo simile all’Olanda, volevo una sfida diversa. La Juventus era molto importante, all’epoca il Liverpool non era al top. Le conversazioni sono state positive, mi hanno detto che volevano giocare come l’Ajax costruendo da dietro. Ma questo alla fine non è successo. Il modo di allenarsi e giocare era molto diverso a quello a cui ero abituato. Quando mi avvicinavo a un compagno, lui non sapeva cosa fare e lanciava il pallone. ‘Edwin, giocalo lungo quel pallone, qui non costruiamo da dietro’, mi dicevano. E quello era esattamente il mio punto forte, essere coinvolto nel gioco. Questa situazione ha minato la mia fiducia. È colpa mia, ho fatto troppi errori. Non ero me stesso”.

ZIDANE – Il lato positivo di quei due anni però era certamente condividere il campo con un certo Zidane. Un tipo taciturno e…particolare. “Non parlava molto. Era difficile comunicarci perchè non parlava bene l’inglese e usava solo il francese o l’italiano. Però quando toccava il pallone, come lo calciava e come si metteva in campo… Una volta è venuto all’allenamento con una FIAT, con i jeans, una maglietta bianca della Levi’s e delle Adidas bianche. Una cosa totalmente diversa rispetto agli altri giocatori, che arrivavano in Ferrari e vestiti di Dolce & Gabbana e Versace. Ovviamente aveva anche un lato oscuro e l’ho visto beccarsi qualche cartellino rosso per questo, ma era una cosa splendida con il pallone tra i piedi. Senza…non era poi così elegante”. Sarà forse per questo che in carriera…tutti gliel’hanno sempre passato!

 

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