Una proposta per portare a termine la stagione calcistica

Di Claudio Colombo. Una proposta dell’Avvocato e Professore di Diritto Privato: come porre fine alla stagione in un modo tutto sommato accettabile e coerente con l’andamento delle competizioni.

di Redazione Il Posticipo

È sempre più probabile che il campionato di calcio di serie A non potrà ripartire: l’emergenza sanitaria purtroppo ancora in atto, le conseguenti affermazioni provenienti dagli esponenti del Governo e dai tecnici di cui si avvale, le decisioni di dichiarare lo stop già assunte in altri Paesi europei, il sostanziale disaccordo tra le società, depongono univocamente nel senso di considerare del tutto impraticabile l’idea di organizzare per la sola massima serie, sia pure a porte chiuse, oltre 120 partite (dovendosi considerare i recuperi) tra la metà di giugno e la fine di agosto.

Ammesso e non concesso, infatti, che verrà confermata la data del 18 maggio, per la ripresa degli allenamenti, sia pure con moltissime limitazioni, gli esperti del settore indicano in almeno un mese il tempo minimo di preparazione atletica, indispensabile per poter scendere in campo senza rischi per la salute dei giocatori: e questo, in particolare, dopo un lunghissimo periodo di arresto forzato.

A questo punto dunque – lo ha scritto Mario Sconcerti sul Corriere della Sera – incombe sulla Federazione, e sul suo Presidente Gravina in primis, il dovere di prendere una decisione, per l’ipotesi sempre più probabile (anzi: pressoché certa) che il campionato non possa ricominciare.

Nei Paesi che hanno già decretato di fermarsi definitivamente, sono state assunte decisioni diversificate.

In Olanda, ad esempio, il titolo non verrà assegnato e le retrocessioni sono state bloccate, mentre per la partecipazione alle coppe continentali varrà la classifica al momento della sospensione.

È notizia di ieri che, al contrario, in Francia è stata deliberata l’assegnazione del titolo al PSG (verosimilmente in virtù del notevole distacco sulla seconda in classifica), mentre ancora non è stata presa una decisione definitiva sulle retrocessioni. Quanto alla qualificazione per le coppe europee, la LFP ha ritenuto di adottare la medesima linea dell’Olanda, ma sul punto, il Lille – quarto ad un solo punto dal Rennes e, dunque, escluso dalla prossima Champions League – ha già annunciato ricorso, così come del resto il Tolosa, ultimo in classifica, ma per la matematica ancora potenzialmente salvo, nel caso in cui non dovessero essere bloccate le retrocessioni.

Dove invece ancora lo stop non è stato deciso, si cominciano però a fare delle ipotesi, per l’eventualità della mancata ripresa: in Inghilterra, ad esempio, dove il Liverpool ha un vantaggio praticamente incolmabile, già si parla di assegnazione in suo favore di un titolo atteso peraltro da trent’anni.

Le soluzioni adottate in Olanda e, sia pure al momento solo parzialmente, in Francia, si espongono però ad almeno un paio di inconvenienti.

Il primo è il serio rischio di ricorsi in massa, da parte delle società penalizzate. Ricorsi che potrebbero mettere a repentaglio la regolarità della prossima stagione: in Italia, ad esempio, sarebbe praticamente certo il ricorso del Benevento, nel caso in cui dovessero essere bloccate le retrocessioni e, di conseguenza, anche le promozioni, non essendo in alcun modo ipotizzabile un ulteriore allargamento della Serie A, per giunta in una stagione – come la prossima – che, quanto meno nella fase iniziale, potrebbe verosimilmente cominciare quando l’emergenza non sarà stata ancora definitivamente lasciata alle spalle.

Il secondo è che, in questo modo, ci si precluderebbe la possibilità – viceversa auspicabile – di poter disputare qualche partita, in estate, quando si spera che l’emergenza sanitaria potrà essere meno stringente di adesso.

Ovviamente, la soluzione è quella dei playoff e dei playout anche se non con le modalità mutuate da altre discipline sportive, dall’esperienza nordamericana, o dallo stesso calcio italiano, sia pure a livello di serie inferiori. Altro è infatti prevedere sin dall’inizio della competizione lo svolgimento di playoff e playout, altro è invece introdurli “in corsa”, come occorrerebbe fare in questo caso.

Il punto è, dunque, di prevedere dei correttivi rispetto ad una normale logica di playoff e playout, correttivi che peraltro il calcio in parte già sperimenta in via ordinaria, come nel caso della Serie B, nella quale la maturazione di un certo distacco tra la terza e la quarta classificata, al termine della stagione regolare, determina la cancellazione dei playoff per la promozione.

Va da sé che ogni ipotetico correttivo si espone per sua natura alle critiche, ma – in una logica di buon senso – possono a mio parere individuarsi alcune regole ragionevoli, che dunque potrebbero resistere con successo, in sede giurisdizionale, ad eventuali e comunque sempre possibili ricorsi.

Una prima regola, dunque, potrebbe essere quella di prendere in considerazione, ai fini di una possibile rimodulazione della classifica attuale attraverso i playoff ed i playout, solo quei distacchi potenzialmente colmabili con una partita, e cioè quelli fino a tre punti.

Allargare ulteriormente, significherebbe rendere pressoché impossibile individuare un numero contenuto di incontri da disputarsi nei playoff e nei playout, come invece è necessario fare, alla luce della situazione emergenziale. D’altra parte, una soglia come quella individuata valorizza secondo me al punto giusto il dato costituito dall’andamento, sino al momento della sospensione, della regular season, tenuto conto dell’avvenuta disputa di circa i 2/3 delle giornate.

La seconda regola dovrebbe invece essere prevista per quelle squadre che hanno disputato solo 25 partite, sul totale complessivo di 26 giornate.

Qui, la proposta sarebbe quella di attribuire, a tali squadre, un punto di bonus, rispetto all’attuale classifica. So bene che si tratta di una regola complessivamente arbitraria, ma non lo sarebbero di meno (anzi: lo sarebbero di più) regole alternative, che prevedessero l’attribuzione di tre o, all’opposto, di zero punti.

Applicate queste due semplici regole, risulterebbero acquisite quindi le seguenti situazioni:

Juventus, Lazio, Inter ed Atalanta, qualificate per la prossima Champions League.

Roma qualificata per la prossima Europa League.

Brescia e Spal retrocesse.

Resterebbero dunque, da definire la questione del titolo di Campione d’Italia, che verrebbe assegnato a seguito di una finale scudetto tra Juventus e Lazio.

La terza retrocessione – i playout a quattro squadre, con semifinali e successivo spareggio salvezza, coinvolgerebbero Lecce, Genoa, Sampdoria e Torino. Attribuendo infatti a quest’ultimo il bonus di un punto, vi sarebbe parità con l’Udinese, ma la squadra friulana sarebbe salva per la differenza reti (- 16 contro – 17), non potendosi applicare la regola dei confronti diretti, in quanto il ritorno di questa partita non è stato disputato.

Il sesto posto  valevole per l’Europa League – i playoff a quattro squadre coinvolgerebbero Napoli, Milan, Verona e Parma. In questo caso, oltre alle semifinali ed alla finale, dovrebbe essere prevista anche una “finalina” tra le due perdenti delle semifinali, per stabilire la settima classificata. Questa infatti risulterebbe qualificata per l’Europa League, nel caso in cui la Coppa Italia (che pure, come dirò in seguito, può essere senz’altro portata a termine) dovesse essere vinta da una squadra destinata alla prossima Champions League (la Juventus o l’Inter, oppure anche il Napoli, qualora dovesse vincere l’attuale Champions League, che l’UEFA ha tutte le intenzioni di ricominciare), ovvero da una delle due squadre (Napoli e Milan) che potenzialmente, aggiudicandosi i relativi playoff, potrebbero classificarsi al sesto posto.

Tutti i confronti si svolgerebbero in gara unica (ovviamente a porte chiuse), in casa della squadra meglio classificata nella stagione regolare, tenuto conto della graduatoria rimodulata con l’attribuzione del bonus di cui ho detto in precedenza. In caso di pareggio al 90′, si disputerebbero i tempi supplementari e, eventualmente, i rigori.

Le partite, dunque, sarebbero in tutto solo sette, e dunque non sarebbe necessario mettere in moto una macchina organizzativa particolarmente complessa.

Lo stesso schema potrebbe essere applicato alla Serie B, che vedrebbe dunque il Benevento già promosso, Crotone, Frosinone, Pordenone e Spezia affrontarsi nei playoff promozione per gli ulteriori due posti, Livorno, Cosenza e Trapani retrocessi, mentre per il quarto e ultimo posto – essendo coinvolte tre squadre (Cremonese, Venezia e Ascoli) – si dovrebbe disputare un mini-girone a tre, con l’ultima classificata destinata alla Lega Pro. In tutto sarebbero, dunque, cinque partite.

Anche la Coppa Italia può agevolmente essere portata a termine, mediante la disputa delle due semifinali di ritorno Juventus – Milan e Napoli – Inter, e la successiva finale.

Complessivamente, tra Serie A, Serie B e Coppa Italia, verrebbero giocate 15 partite, le quali a mio parere finirebbero da un lato per consentire di ultimare la stagione in un modo tutto sommato accettabile e coerente con l’andamento delle competizioni fino alla loro sospensione, e dall’altro per dare a qualche milione di tifosi italiani (anche se purtroppo non di tutte le squadre) un’occasione per tornare a godersi il loro giocattolo preferito.

Claudio Colombo

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